Il prossimo 23 maggio, nel Duomo di Monza, insieme ai miei otto compagni di cammino, sarò istituito accolito. Sarà una tappa importante del percorso verso il diaconato permanente, iniziato ormai cinque anni fa.
L’anno scorso ho ricevuto il ministero del lettorato: un invito a custodire la Parola di Dio, ad ascoltarla prima ancora di proclamarla. Quest’anno il cammino mi conduce più vicino all’altare, al mistero dell’Eucaristia, cuore della vita cristiana.
Forse la parola “accolito” non è familiare a tutti. Non indica un grado di prestigio, né un riconoscimento personale.
L’accolito è un ministro istituito per il servizio dell’altare: aiuta il sacerdote e il diacono nella celebrazione, prepara ciò che serve per l’Eucaristia e, quando necessario, può aiutare nella distribuzione della Comunione. Sono gesti concreti, spesso semplici e discreti, perché la liturgia sia vissuta con ordine, dignità e raccoglimento. Ma, prima ancora dei compiti visibili, c’è un significato più profondo. Servire l’altare vuol dire lasciarsi educare dall’Eucaristia. Vuol dire stare vicino al pane spezzato per imparare, nella vita di ogni giorno, a farsi dono per gli altri. La Messa, infatti, non è qualcosa a cui si “assiste” soltanto: è un dono che ci coinvolge tutti. Il Signore ci raduna, ci nutre con la sua Parola e con il suo Corpo, e ci rende popolo in cammino. Ciascuno partecipa con ciò che è: con la presenza, il silenzio, il canto, l’ascolto, la preghiera, l’offerta della propria vita. Poi il Signore ci rimanda nelle nostre case, nel lavoro, nella comunità, nelle fatiche e nelle relazioni quotidiane.
Per me, marito e padre, questo ministero non si aggiunge alla vita come un incarico separato. Entra nella mia famiglia, nel mio lavoro, nei miei limiti e nelle mie domande. Mi chiede di vivere con maggiore coerenza ciò che celebriamo ogni domenica: l’amore di Cristo che si dona senza misura. L’altare non allontana dalla vita concreta; al contrario, insegna a guardarla con occhi nuovi. Il Corpo di Cristo che riceviamo nell’Eucaristia ci educa a riconoscere e servire Cristo nei fratelli, soprattutto nei più fragili, nei malati, in chi è solo, in chi fa più fatica.
Per questo l’accolitato non riguarda solo me. Riguarda la comunità. Ogni ministero nasce nella Chiesa e per la Chiesa. Nessuno cammina da solo: ci sono volti, preghiere, esempi, correzioni, amicizie e fatiche condivise.
C’è una comunità che accompagna, sostiene e, in qualche modo, affida. Anche per questo desidero vivere questa tappa con gratitudine e discrezione, chiedendo al Signore di custodirmi dal rischio del protagonismo e di insegnarmi uno stile semplice, umile e disponibile.
Continuiamo allora ad accompagnarci con la preghiera, come comunità e come fratelli e sorelle nel Signore. Anche questa tappa, condivisa con chi cammina verso il diaconato e con le nostre famiglie, non sia semplicemente “mia” o “nostra”, ma diventi occasione per riscoprire insieme la bellezza dell’Eucaristia: fonte della comunione, scuola di servizio, forza per amare.
Simone
