In Quaresima, ci aiutano per la catechesi, tre temi: Salvezza, Peccato, Riconciliazione, che sono proposti con il Quaresimale alle 20.45 in Comunità: venerdì 18/3 a Capolago, venerdì 1/4 a Bobbiate e mercoledì 6/4 a Velate. Per questo vi offro una scheda sul primo tema: la Salvezza.
Con il termine “salvezza” si può intendere la realizzazione piena e definitiva di tutte le aspirazioni del cuore umano nelle diverse espressioni della sua vita. La radice latina “salvus” significa essere sano, stare bene, essere realizzato. Nel latino ecclesiastico- teologico questo significato è rimasto, ma si è aggiunta una nota più spirituale che rimanda alle cose ultime e all’idea che la salvezza dell’uomo viene dall’alto. L’ebraico esprime la salvezza con “jsc” che indica l’azione di Dio che libera dai nemici, crea spazio, aiuta, guarisce. Ad esso corrisponde il termine greco dei LXX “soterìa” che ha un significato analogo.
Nel Primo Testamento Israele fa esperienza della salvezza prima di tutto come popolo liberato dalla schiavitù e introdotto nella terra promessa dove può vivere in libertà nel servizio al suo Dio. La benedizione di Dio e la fedeltà all’alleanza sono le condizioni di una esperienza di vita realizzata a livello sociale e personale, che si concretizza nella numerosa discendenza, nell’abbondanza dei frutti della terra, nella pace interna e nella sicurezza dai nemici esterni (cfr Dt). L’infedeltà al Dio alleato è considerata, soprattutto nei profeti, la causa di perdita di tale situazione di felicità. Pertanto il pentimento, la conversione e la penitenza sono visti come la condizione del ritorno alla felicità. Con l’insediamento di Israele nel gioco delle potenze del Medio Oriente l’aspetto della libertà politica viene messo maggiormente in risalto (cfr Is). Invece nell’Esilio la salvezza di Dio viene sperimentata principalmente come esperienza della vicinanza e benedizione di Dio ad un cuore puro e fedele all’alleanza (cfr Tb). Così la salvezza di Dio è da accogliere con fede e perseveranza nel fare il bene.
Il Nuovo Testamento vede compiute queste esperienze e queste speranze di vita benedetta e felice nella venuta storica di Gesù di Nazaret. Una felicità piena con Dio promessa in Cristo crocifisso e risorto. La nascita di Gesù come Salvatore è già motivo di gioia e letizia. La sua predicazione e il suo impegno a favore dei malati e dei poveri è la visita del Dio liberatore che nel suo Figlio ridona speranza e gioia al popolo. E la missione di Gesù, mandato dal Padre, è luce, ristoro, intimità filiale con lui, che troveranno espressione piena nella vita futura. La comunione con Gesù, tuttavia, non esclude la croce come segno del suo donarsi al Padre, affinché gli uomini suoi fratelli rientrino nell’alleanza con Dio. Questo grazie al “Tutto è compiuto” di Gesù sulla croce (cfr Gv 19,30), che rende possibile la redenzione.
L’apostolo Paolo annuncia la salvezza operata da Dio in Cristo Gesù come apertura misericordiosa di Dio, che perdona e offre una possibilità nuova di esistenza nel suo Spirito. Ma nello stesso tempo la salvezza è desiderio umano e tensione verso una pienezza di esistenza salvata. Infatti l’uomo intero: spirito, corpo, e anche il mondo saranno pervasi dalla potenza dello Spirito divino e saranno pienamente in Dio e Dio in loro. Questa pienezza di vita, tuttavia, sarà solo eredità di coloro che ora seguono le orme del Cristo sofferente: “Noi sappiamo che tutto concorre al bene per quelli che amano Dio” (Rm 8,28).
Nel corso dei secoli la teologia cristiana ha riflettuto sull’annuncio della salvezza dell’uomo in Cristo, privilegiando alcuni aspetti culturali legati alle varie epoche storiche.
La riflessione Patristica. I Padri orientali, ad esempio, hanno annunciato prevalentemente la salvezza come compimento dell’uomo e del cosmo nella vita di Dio attraverso il Cristo Verbo Incarnato giunto alla gloria della risurrezione (cfr Atanasio).
I Padri occidentali, invece, hanno tematizzato con preferenza la salvezza in Cristo come perdono del peccato e remissione delle sue conseguenze temporali ed eterne da parte di Dio mediante il Ministero della Chiesa. La ricostruzione del rapporto spirituale vivo con Dio avviene attraverso la mediazione di Cristo accolta nella fede vissuta nella comunità ecclesiale, come spazio di salvezza. Questa linea iniziata da Tertulliano è stata elaborata in forma sistematica da Anselmo e attraverso la grande Scolastica è arrivata sino ai nostri giorni. La Riforma con Lutero le ha dato grande impulso per il fatto che ha messo al centro l’esperienza salvifica della giustificazione del peccatore: ”Tutti sono giustificati gratuitamente per la grazia di Dio, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. Noi riteniamo che l’uomo è giustificato (reso giusto) per la fede, indipendentemente dalle opere della legge” (Rm 3, 24.28).
In entrambe le tradizioni teologiche è da notare una vistosa perdita di sensibilità per la dimensione storica, sociale e politica dell’esistenza. Così la positiva salvezza che Gesù ha portato e porta all’uomo con la sua venuta e la sua presenza nel mondo, si è come affievolita. Ma, oltre la teologia, la vita di Carità, l’amore verso Dio e il prossimo, non è mai venuta meno nella storia ecclesiale: “La fede se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. L’uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede” (Gc 2, 17.24).
La teologia contemporanea, pur non trascurando la dimensione della salvezza messe a tema e a frutto della lunga tradizione cristiana, si è impegnata a valorizzare le dimensioni storiche e sociali dell’esistenza. Il motivo principale di tale impegno va visto nell’orientamento culturale del mondo moderno di circoscrivere il desiderio dell’uomo di vita felice e salvata nell’orizzonte della storia. Convinto di poterlo realizzare unicamente con forze e strumenti umani, come hanno pensato i maestri del sospetto: “La religione è oppio del popolo che impedisce di raggiungere la società perfetta”; “Dio non esiste: è solo una proiezione psicologica del nostro inconscio”; “Dio è morto: pertanto rivendichiamo la volontà di potenza dell’uomo”. Però noi cristiani crediamo che la Rivelazione viene dall’alto come dono di Dio da accogliere e testimoniare: “E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha per noi. Dio è Amore. Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1Gv 4,16.19).
In dialogo critico con gli orientamenti culturali i teologi contemporanei si sono impegnati a mettere in luce dimensioni della salvezza biblico cristiana dimenticate e ad indicarne di nuove contenute nel dato di fede. Su questo sfondo sono da leggere l’impegno missionario del Vaticano II, che ha una profonda e ampia teologia della salvezza. E poi l’intento più profondo di varie correnti teologiche contemporanee come la teologia delle realtà terrene, della speranza, della liberazione, della famiglia, della misericordia, ecc. In sostanza sono tutte forme di teologia della salvezza per il mondo di oggi. Anche la teologia della liberazione, nella sua forma più genuina, si può comprendere come teologia della salvezza cristiana: una vita umana vera e autentica voluta da Dio in Gesù. E Gesù, che è ricco di misericordia, vuole che già ora (“già e non ancora”) nella nostra vita e nei rapporti umani inizi ad essere realtà quella vita che troverà la sua pienezza nei cieli nuovi e terra nuova promessi.
Gesù paragona gli inizi umili del Regno di Dio a un piccolo seme e la sua realizzazione finale a un grande albero, frutto del nostro impegno e, soprattutto, del dono di Dio per noi e per il mondo (cfr Mr 4,30-34). In questa quaresima, che è cammino concreto verso la Pasqua di Gesù, prevalga in noi la preghiera per la pace, la sobrietà nel cibo e nella parola, l’abbondanza della Parola meditata, della Catechesi approfondita e della Carità vissuta: “Non stanchiamoci di fare il bene, se non desistiamo a suo tempo mieteremo. Poiché ne abbiamo l’occasione operiamo il bene verso tutti” (Gal 6,9-10).
Don Francesco