In comunione con il signore

In comunione con il signore

Sulla strada che da Gerusalemme porta verso Emmaus camminano due amici; scuotono la testa; sono desolati. Tempo prima avevano lasciato i loro affetti, le loro consuetudini; presumibilmente anche il loro lavoro.

 

Novena24

 

Volevano conoscere meglio il nuovo profeta che, da tempo, attraversava i villaggi della Palestina, portava la buona notizia del Vangelo; spesso guariva; era vicino ai più deboli; mangiava anche con i peccatori; … e poi aveva una parola che arrivava al cuore… Ma la cattiveria del potere politico e religioso l’avevano condannato: era morto su una croce; era stato sepolto.

Ma il viandante che si era accostato a loro, mentre camminavano verso casa, parlava e il loro cuore veniva toccato dai suoi discorsi, dalla sapienza con cui, molto delicatamente, illuminava i loro passi; e li interrogava; li educava alla verità.

Ma fu allo spezzare del pane che riconobbero Gesù, l’amore di cui erano impregnate le sue parole; indicava loro di andare a raccontare agli apostoli che Gesù non li aveva lasciati orfani: era risorto.

E risentirono le sue parole: “prendete e mangiate; … prendete e bevetene tutti; … fate questo in memoria di me”.

Alla grandezza di queste parole fa eco la riflessione di Papa Francesco che ci ricorda come l’Eucaristia non sia un premio per le persone corrette e che cercano di vivere sempre secondo il Vangelo, ma è soprattutto l’aiuto dato con costanza e sapienza a coloro che stanno riprendendo, gradualmente, a dare profondità al proprio percorso di ricerca sui valori autentici della vita.

Occorre allora che anche noi abbiamo ad imparare a contemplarlo nel suo amore smisurato e a gioire per questa sua presenza accanto a noi. È il tempo dell’ascolto; è il tempo del racconto e del dialogo. L’assunzione di questa modalità è grande guadagno. Gesù spezza il pane per noi, dona a noi il cibo quotidiano che ci permette di assimilare la sua presenza e il suo messaggio d’amore. Occorre però parlargli quando lo abbiamo accolto dentro di noi; e fermarsi dopo il congedo dalla Santa Messa.

A volte ci sentiamo indegni di ospitarlo dentro la nostra vita. Riecheggiano in noi le parole di Elisabetta. “Chi sono io perché la madre del mio Signore venga a me?”; e quelle di Maria che “si turbò” per le parole dell’angelo Gabriele; oppure quelle del centurione: “Signore, io non sono degno che tu venga nella mia casa”. L’atteggiamento eucaristico è quello indicato da Isaia: “Ohimè! Uomo dalle labbra impure io sono, vedendo la Gloria del Dio vivente”.

L’atteggiamento di Giovanni il Battista: “Non sono degno di sciogliere il legaccio dei suoi sandali”; avendo chiare in noi le parole del pubblicano: “Signore, abbi pietà di me peccatore”. Incontrando il Signore percepisco, magari, di essere ancora lontano dal cammino d’amore che lui mi indica; l’importante è comunque essere affamato e assetato della sua misericordia, non ritenendoci mai su un gradino più alto rispetto agli altri. La mitezza interiore allontana dalla presunzione di essere a posto: abbiamo bisogno di Lui.

Don Peppino