La contemplazione del presepio, il ripetersi l’augurio e la certezza che il Signore viene tra noi, non possono lasciar cadere la domanda su che cosa accade veramente oggi a Natale, al di là del ricordo commosso di ciò che è avvenuto o dell’anticipazione credente di ciò che verrà. E il Natale di oggi è segnato da incertezza, da paura del futuro, della consapevolezza che tanto di quello che viviamo non dipende da noi. Chiediamo però a noi stessi di saperci comportare con sapienza, e chiediamo che Lui ci stia anche oggi accanto per saper porre i nostri piedi dentro le orme che Lui lascia nel suo cammino; domandiamo che conforti le nostre scelte e ci doni consapevolezza e forza interiore. Nel Natale celebriamo dunque, come in ogni altra festa liturgica di Cristo, la pienezza della salvezza, guardando alla croce e alla risurrezione. Ma la celebriamo secondo gli aspetti e le modalità che riguardano la forza propria e specifica di questo mistero, quel modo particolare di essere dalla parte del Signore; di immedesimarsi nella nostra umanità; e poi nell’Eucaristia. Ci rivolgiamo a Lui per comprendere qual è oggi la forza di questo mistero; in che modo esso manifesta la via di Cristo verso l’uomo. La sua scelta è segnata da una decisa solidarietà con gli uomini, dalla povertà, dalla riconciliazione. Ne nasce una richiesta per i cristiani di una reale carità nella concretezza storica odierna e in tutte le direzioni. Da una parte verso la condivisione della fede, annunciando e testimoniando che il Cristo è qui per noi; dall’altra partecipando, insieme con tante altre persone alla costruzione della città dell’uomo secondo giustizia e fraternità, consapevoli che la salvezza inaugurata a Natale è per tutti gli uomini e già oggi può diventare evidente. Ne emergono numerose forme di solidarietà e condivisione da proporre alle comunità cristiane oggi; soprattutto in questo momento di sofferenza e di incertezza. L’annuncio del Natale richiama anche l’attualità del valore della povertà secondo il Vangelo; va proposta a tutti i cristiani (singoli, famiglie, comunità) come una delle condizioni essenziali della solidarietà. Ciò significa “essere per i poveri”, cioè dalla loro parte, in una scelta preferenziale culturale e operativa, che non privilegia o trascura nessuno, ma dà attenzione primaria a chi ne ha più urgenza e necessità. E significa soprattutto “essere con i poveri”, cioè condividere e capire dal di dentro, per quanto ci è dato, le condizioni di esistenza di chi manca di quelle realtà che, dal pane al lavoro, all’affetto e alla salute costituiscono un bisogno primario della vita. Se ci sforziamo anche solo per un poco di vivere questo ci accorgiamo di come ciò ci sia tanto difficile; anzi ci appare nelle condizioni attuali della nostra vita e forse anche delle nostre comunità, come possa essere un’utopia. Ci rendiamo allora conto più che mai che il Natale è una grazia, non un semplice stimolo morale. E’ una presenza di Colui che imploriamo come riferimento dei nostri poveri sforzi; poveri siamo anche tutti noi, bisognosi della sua scelta di condividere e di essere solidale.
C’è una verità di cui solo Dio possiede il segreto. Si tratta di una verità non difficile da comprendere, ma difficilissima da praticare.
Potremmo definirla così: la strada per arrivare all’abbondanza della benedizione di Dio non sta nella sete di possedere, nella brama di avere, ma nel disporre i nostri cuori al dono di noi stessi.
E Lui, il nostro Dio, ci ha messo la sua parte nel praticare questa verità: a Natale, ha nascosto tutta la sua potenza, ricchezza e grandezza nella fragilità della umanità del Bambino Gesù. Si è annullato ai nostri occhi, per essere la luce interiore, la forza reale che sa dilatare i nostri cuori, perché possano scoprire, accogliere e gustare, con segreta gioia, i gesti dell’autentico amore. Scegliamo che il nostro Natale sia così.
Don Peppino