La preghiera non è un momento aggiuntivo rispetto al servizio pastorale, né una pausa che interrompe ciò che facciamo per la comunità. È piuttosto il luogo nel quale impariamo a riconoscere che la vita della comunità non dipende anzitutto dalle nostre capacità, dai nostri progetti o dalle nostre aspettative, ma dall’amore di Dio che opera nella realtà concreta.
È questo il cuore dell’incontro decanale di formazione degli operatori pastorali che si è tenuto lo scorso giovedì a Masango: lasciarci guidare dallo Spirito per imparare a guardare con occhi nuovi la nostra esperienza comunitaria. La preghiera ci aiuta infatti a sostare davanti a ciò che viviamo, anche quando emergono fatiche, tensioni, conflitti e delusioni. Non per ignorarli o nasconderli, ma per attraversarli alla luce del Vangelo.
Pregare significa allora riconoscere che al centro della nostra comunione non siamo noi, ma Cristo. Come ricorda il testo proposto per la formazione, la comunione cristiana è possibile «per e in Gesù Cristo»: è Lui che rende possibile l’appartenenza reciproca e che apre uno spazio nuovo nel quale anche le differenze possono diventare occasione di crescita.
La preghiera educa così a un atteggiamento umile e realistico. Ci libera dall’illusione di una comunità perfetta e ci permette di riconoscere i nostri limiti, le nostre paure, i nostri idealismi. Ci aiuta soprattutto a non fermarci alla superficie dei problemi, ma a cercare, dentro le fatiche delle relazioni, ciò che lo Spirito può generare: riconciliazione, solidarietà, comunione.
Pregare insieme, infine, significa imparare a vivere quella «mistica della fraternità» che papa Francesco richiama nella Evangelii gaudium: una spiritualità concreta, fatta di incontro, ascolto, prossimità e servizio. La fede nel Cristo incarnato, infatti, conduce inevitabilmente a uscire da noi stessi e a riconciliarci con la vita e con la «carne degli altri».
L’incontro decanale vuole dunque essere anche un invito a riscoprire la preghiera come il respiro del nostro servizio: non per fare di più, ma per lasciar fare allo Spirito; non per costruire secondo i nostri ideali, ma per riconoscere ciò che Dio sta già facendo in mezzo a noi.Don Michele
