La Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (18-25 gennaio), offre alla nostra riflessione una bella pagina di Vangelo, come riferimento comune a tutte le Chiese Cristiane: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” (Gv 15, 5-9).
Gesù ci invita a pregare per l’unità dei cristiani in sua compagnia e ci dice: “Se rimanete in me chiedete quello che volete e sarà fatto. Ma senza di me non potete fare nulla”. Ciò che chiediamo al Padre rispecchia il desiderio di Gesù, che è il dono dell’unità per tutti i suoi discepoli: “Che siano una cosa sola!”. Ma l’unità chiesta nella preghiera, per chi crede nel Signore Gesù, deve saper rispettare le diverse tradizioni, che le varie Chiese Cristiane hanno sperimentato nella loro lunga storia secolare. Quindi la preghiera sì, perché altrimenti non possiamo fare nulla, ma non senza il rispetto reciproco, che non è mai troppo, per superare le sofferte divisioni e distanze. In questa linea sono da apprezzare le dichiarazioni congiunte “sulla fede” tra Cattolici e Protestanti.
Il “Rimanere” dice reciproca appartenenza di Gesù e dei suoi discepoli: una appartenenza che è retta dall’amore. Pertanto la via dell’unità va percorsa nell’amore, a imitazione di Gesù: “Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”. Lontano da Gesù non c’è vita di comunione, non c’è fraternità, ma rifiuto, rottura e morte come nel tralcio staccato dalla vite. Però non è sufficiente accettare Gesù come persona, perché “dimorare in lui” vuol dire avere il suo stesso modo di pensare e di agire. Quindi il “rimanere in lui” sì, ma anche l’amore reciproco nella “carità”, perché amare al modo di Gesù apre molte strade all’unità. Anche per questo la Caritas Ambrosiana e le Caritas Ortodosse, hanno aperto vie di aiuto nella “carità”.
Gesù ci incoraggia a produrre molto frutto nel suo amore. È l’invito che ci offre lo “slogan” scelto. Si produce molto frutto quando ci amiamo alla maniera di Gesù, fino a dare la vita per i fratelli, come era abituale nelle Comunità degli Atti, che suscitavano ammirazione negli altri: “guardate come si amano!” e l’amore ci apre alla comune missione di annunciare il Vangelo a tutte le genti. Senza amore non saremo credibili servitori del Vangelo di Gesù. Questa non è solo la missione della Chiesa Cattolica, ma di tutti i discepoli, che si dicono cristiani e che, grazie a Dio, chiedono il dono dell’unità. La missione non è uno “spot”, ma un raggio di luce dell’amore reciproco che attira tutti a sé. Quel Dio che nessuno ha mai visto, noi lo abbiamo visto nella fede, nel volto del Figlio e che gli altri vedono, se siamo “veri”, nel nostro volto di fratelli. Quindi la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani in Diocesi, anche se segnata dal covid, è come un “frutto” di speranza per tutti i credenti.