… sempre di corsa! … ma certamente più arricchito

… sempre di corsa! … ma certamente più arricchito
Ci siamo: è il mio ultimo foglio “In Cammino”!

Mi viene l’angoscia solo a mettermi nella disposizione d’animo di comunicarvi qualcosa. 
Vorrei risolvere tutto dicendovi semplicemente un sentito "Ciao" e poi salire in macchina e chiudere al più presto questo momento di saluti che crea sempre problemi sia a chi li deve effettuare, sia a chi li riceve. Ma capisco che non posso semplificare così tanto le cose, perché c'è anche un debito morale di riconoscenza nei confronti di tutti coloro che in questi anni mi hanno accolto, accompagnato, capito e forse anche elegantemente sopportato.

Mentre vi scrivo sto ultimando la mia settimana di riposo in montagna nel mio piccolo angolo di paradiso che da moltissimi anni ha il compito di rigenerarmi prima di iniziare il nuovo anno pastorale. Stamattina il programma era quello di tentare un bivacco ai tremila metri ma il tempo è molto brutto… “Qualcuno” ha congiurato contro di me perché scrivessi questo saluto!

Non saprei da che punto iniziare… se non fosse che sento dentro un senso di incompiutezza: qualcosa c’era ancora da fare tra voi… ma sono consapevole che non spetta a me raccogliere i frutti di quanto seminato. 

La partenza 7 anni fa, ricordate, non è stata delle migliori: subito chiuso in casa a motivo del COVID e tutte le belle intenzioni di farmi conoscere messe subito in un cassetto in attesa di tempi migliori. Ho saltato quindi la mia prima quaresima, il Triduo Pasquale, le feste patronali…

Se poi aggiungiamo anche il fatto che subito dopo la pandemia mi è stato tolto il secondo sacerdote giovane (don Nicola) … la strada si è fatta ulteriormente in salita. Provo così a ripartire ma affronto altri ostacoli di natura diversa: le critiche feroci in seguito a scelte pastorali non accettate (che erano state comunque approvate dai nostri Consigli Parrocchiali), le aumentate difficoltà di salute dei confratelli anziani, la fatica a lavorare innestando lo stile della sinodalità che nel frattempo ha preso piede nella chiesa…

Ma tutto questo per dire cosa? Che sono contento finalmente di andarmene? Che adesso mi posso togliere alcuni sassolini dalle scarpe? No! Solo per confermare subito all’inizio che questa esperienza nella Comunità Pastorale MAMI si è rivelata una tappa imprescindibile nel mio cammino sacerdotale. Non rinnego nulla di quanto vissuto tra voi perché qui sono maturato veramente nell’accoglienza di quella che è la Parola della Croce che ci insegna Gesù, ho sperimentato concretamente cosa significa che un “apostolo deve dare la vita per il Vangelo”. Ciò che finora avevo imparato solo sui testi d teologia, qui tra voi l’ho toccato nel vivo della mia carne… me ne parto più ricco sia dal punto di vista spirituale, che ministeriale, che umano.

Come saluto vorrei lasciarvi ora “tre doni” che sono ovviamente simbolici.
  1. Il primo è il portachiavi che tengo nel mio reparto privato della casa al quale sono appesi gli 8 mazzi di chiavi delle 8 parrocchie. È la prima cosa che vedevo appena alzato e l’ultima prima di coricarmi: è diventato negli anni uno stimolo a non arrendermi. Ora gli otto mazzi possono essere sostituiti da un unico mazzo: quello della comunione tra voi… dobbiamo crederci! Lo lascio ovviamente a don Gian Battista come passaggio di testimone, ma lo lascio anche a tutti voi come dono di una nuova partenza… la comunione è possibile: ci credono i superiori che hanno voluto la nostra Comunità Pastorale così com’è, ci credo io con tutta la Diaconia, dovete crederci anche tutti voi. Un’unica chiave che sostituisce le altre otto: quella della stima reciproca, del lavoro insieme, della simpatia con la quale ci accogliamo… insomma, quella della comunione vera.
  2. Il secondo è la mia attrezzatura di montagna della quale sono molto geloso: lo zaino tarato a misura della mia schiena, gli scarponi che hanno preso la conformazione giusta del mio piede e sono diventati a prova di vesciche, l’imbrago per le scalate più faticose e pericolose adattato perfettamente al mio peso corporeo… insomma, tutto alla perfezione per le mie esigenze. Vi lascio questo regalo proprio perché, a differenza della mia attrezzatura, voi non siete mai stati come vi avrei sognati. Quanti sogni, quanti progetti circondano la vita di un parroco che incomincia, eppure tutti sono stati puntualmente smentiti dalle vostre attese, richieste, dai vostri umori. E intanto mi ricordavate che non sono io a scegliermi le persone da custodire, ma è il Signore che me le fa trovare, ed è Lui che detta il ritmo e le condizioni del servizio alla Comunità…e anche questo mi ha fatto crescere!
  3. Il terzo infine è una composizione artistica che una carissima giovane del mio oratorio di Limbiate mi aveva regalato 36 anni fa quando dovevo partire per la mia prima destinazione a Barzanò. Questo quadretto che ho sempre tenuto appeso in ufficio e che sicuramente tanti di voi hanno potuto vederlo, porta scritto: “Servi per amore di Cristo, uomini tra gli uomini, liberi nel cuore pur disponibili, fino alla fine, a farne dono”. A chi lo lascio questo dono? A tutti coloro a cui non sono riuscito a farmi conoscere per quello che veramente sono. I molteplici impegni amministrativi, le tantissime Messe da celebrare, gli altri impegni “extra parrocchiali” che non mi sono cercato ma che i superiori mi hanno assegnato… non mi hanno permesso di essere tra voi con quella ricchezza interiore ed umana che sento di avere dentro. Parto con un pizzico di amarezza interiore che il “vero don Giampietro” pochi hanno potuto (e voluto) conoscere. Avrei desiderato mettermi a servizio della vostra fede in maniera differente, in obbedienza al motto che noi preti ’90 abbiamo scelto, e che quella mia coetanea di Limbiate aveva individuato… ma per il Signore nulla è mai perso definitivamente, e quindi chissà… forse quel seme del servizio che un povero parroco oberato dai molteplici impegni non è riuscito a scandire in maniera evidente, sboccerà e crescerà come dono di Dio alla Comunità in un secondo momento.
  4. C’è però un’appendice: un regalo particolare che desidero lasciare agli amici con cui sono entrato più in sintonia affettiva: a voi carissimi che mi state leggendo lascio la piccola ceramica appesa fuori dal mio studio personale con scritto “Attenti al prete” mi è stata regalata proprio da una coppia di sposi. Con alcuni ho veramente gustato e goduto di questa “attenzione” che avete voluto riservarmi. Sono nate amicizie incredibili, che porterò sempre con me come segno di un’esperienza che va oltre i ruoli istituzionali e punta invece al cuore di una persona. Non abbiate vergogna di voler bene in profondità alle persone… “Qualcuno” ha detto che l’amore vincerà il mondo… Grazie per tutti quei cuori che si sono aperti per accogliermi. “Attenti al prete” … potrebbe anche volervi bene! Certe amicizie non le porterà via mai né la distanza, né la vecchiaia, né la malalingua invidiosa della gente!
 
È circa il 330° foglio “In Cammino” che mi appresto a concludere; qualche volta sono stato un po’ pesante e provocatore nei miei articoli, da ora in avanti non lo farò più, promesso! Mi auguro almeno che di me non resti solo questa immagine, ma che impresso nei vostri cuori resti anche il ricordo di un prete un po' "alternativo" e "sempre di corsa", che ha accettato da incosciente 7 anni fa di “fare” il vostro parroco.
 
Sembrerà strano, ma dopo il violento temporale, il cielo si è meravigliosamente aperto e sta mostrando squarci di un azzurro incredibile… domani sarà possibile raggiungere il famoso bivacco in alta montagna… sì perché dentro di me continua a predominare forte il richiamo inesauribile di “salire sempre più in alto”.
 
Semplicemente ciao

 

don Giampietro

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