Servendo il suo Signore e mettendo il proprio cuore in sintonia con il Suo

Servendo il suo Signore e mettendo il proprio cuore in sintonia con il Suo

La liturgia vuole che, in occasione delle esequie di un ministro ordinato, si propongano alla meditazione di tutti la passione del Signore Gesù e l’annuncio della sua risurrezione. 

La comunione con Lui, il Cristo risorto, perdura nel tempo, anzi prosegue oltre il tempo. Il libro dell’Apocalisse ci ricorda che nel sangue dell’Agnello sono rese candide le vesti dei suoi eletti, di coloro che si sono nutriti alla sua mensa e ne sono stati anche dispensatori. 

Così è stato per don Peppino. Ha vissuto servendo il suo Signore e mettendo il proprio cuore in sintonia con il suo. 

Mi colpiva il modo in cui don Peppino parlava del Signore. Questa parola mi piaceva particolarmente sulle sue labbra: “il Signore”. La caricava di un tono speciale, le dava un accento tutto suo. Sembrava avesse un’eco. Mi faceva pensare a quanto scrive san Paolo: «Nessuno può dire: “Gesù è il Signore”, se non sotto l’azione dello Spirito Santo». Si intravedeva, dietro quella parola, una confidenza guadagnata nel tempo, una familiarità frutto di un intenso cammino spirituale. 

A maturare questa confidenza ha certamente contribuito il suo amore per la Parola di Dio: una sincera passione che lo portava a riferirsi alle pagine della Scrittura ogni volta che doveva offrire una riflessione personale, desideroso di conoscerla sempre meglio. Ricordo in particolare gli incontri che tenevamo a Masnago, momenti che poi trasformava in occasioni di condivisione, di cui mi parlava sempre con grande soddisfazione. 

Nel Vangelo di Matteo, in una delle poche volte in cui il Signore Gesù parla di sé stesso, dopo aver evocato il misterioso legame tra Lui e il Padre, Gesù dice, rivolgendosi a tutti: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi», e aggiunge: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Forse è questo l’aspetto del mistero di Cristo con cui don Peppino è entrato più in sintonia. Noi stiamo salutando un uomo buono, mite e umile di cuore, a imitazione del suo Signore. 

L’amabilità di don Peppino l’abbiamo tutti conosciuta: era come un buon profumo che si diffondeva. 

Il suo ministero presbiterale è stato caratterizzato da una totale disponibilità ad assumere compiti differenti, che hanno messo in luce moltissimi aspetti della sua personalità e della sua fede. Nel servizio come responsabile dell’Ufficio missionario diocesano abbiamo potuto percepire la sua visione di Chiesa aperta e la capacità di suscitare collaborazione. 

Le comunità che lo hanno avuto come pastore hanno conosciuto la sua magnanimità, la sua dedizione, la sua sensibilità culturale. 

Chiamato poi a esercitare il delicato compito educativo, insegnando in Seminario e impegnandosi nella formazione permanente del clero, in totale disponibilità e in piena comunione con il Vescovo, ha dedicato tutte le sue energie al bene del presbiterio diocesano. 

Nell’ultima stagione della sua vita la sua testimonianza si è fatta più nascosta, ma non meno preziosa, e si è concretizzata nel suo servizio pastorale come vicario parrocchiale a Bobbiate: presenza discreta e generosa, celebrazione dei sacramenti, ascolto condiviso della Parola di Dio, vicinanza alle persone con la parola, il consiglio, il conforto. Tutto questo accettato come grazia e vissuto in piena serenità, insieme alla fragilità del corpo. 

Tutto questo ha dato alla sua testimonianza la forma di un epilogo che, in realtà, è un compimento. 

Noi ti ringraziamo, Signore, per questo nostro fratello e amico, pastore della tua Chiesa. Tu, che sai ricompensare quanti ti hanno amato e servito in umiltà, accoglilo nella tua casa. Possa gustare la gioia che hai promesso a quanti hai chiamato a essere nel tuo Regno.

 

S.E. Mons. Pierantonio Tremolada, Vescovo di Brescia
(Omelia funerale di Don Peppino, 17 Febbraio 2026)

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