Leggere è allargare le nostre conoscenze; ci aiuta a dare consistenza e vivacità alle nostre relazioni; a sostare maggiormente su ciò che è essenziale, a riposare meglio nella verità che ci viene offerta.
Il periodo estivo è, in genere, opportunità di qualche lettura sapiente. Vi offro, con discrezione, qualche suggerimento.
- Un primo testo potrebbe essere il “Diario” di Etty Hillesum (editore Adelphi).
Una vita assai breve quella di Etty; termina i suoi giorni il 30 novembre 1943, nel campo di concentramento di Auschwitz. Per circa 40 anni, fino al 1981, non si parlò di lei, del suo pensiero; la sua esperienza e i suoi scritti erano praticamente sconosciuti. In seguito, dopo la loro pubblicazione, i suoi moltissimi lettori/lettrici scoprirono una esperienza di vita decisamente intensa e una ricerca caratterizzata da una grande tensione spirituale. Hanno incrociato una umanità ricchissima e complessa, scelte a volte discutibili; e comunque, una passione grande per la propria esistenza. Etty afferma: “A volte siamo noi stessi a derubarci la vita da soli. Trovo invece bella l’esistenza che sto conducendo; mi sento una persona decisamente libera. Credo in Dio e negli uomini. A volte la vita è difficile ma è sempre possibile alzare lo sguardo, guardare lontano e trovare pace in noi stessi” .
La giovane vita di Etty fa i conti non solo con il suo ricchissimo mondo interiore ma anche con le sottolineature e le riflessioni di tanti pensatori, da Michelangelo a Leonardo, da Dostoevskij a Rilke, da Sant’Agostino agli evangelisti; definisce il suo luogo di lettura e di dialogo con i testi di questi autori come la sua “ottima società”.
Leggendo questi autori impara a guardare fuori di sé stessa. Mentre si avvicina il momento finale della sua esistenza, trova parole di attenzione anche per coloro che decreteranno la sua morte: ha il coraggio di affermare “vorrei essere balsamo per mille ferite” e “andrò dappertutto e cercherò di irraggiare un po’ di quell’amore che ho dentro, per gli uomini che incontrerò fino all’ultimo momento della mia vita”. Un testo di grande profondità.
- Vorrei suggerire un secondo testo, più semplice, scorrevole, ma di grande capacità introspettiva: “L’ombra del Padre” di Jean Dobraczynski (Ed. Marcelliana).
È un libro datato ma decisamente piacevole da leggere. Il Card. Stefan Wiszynski, primate di Polonia, nella presentazione del testo affermava: ”Mi sento profondamente edificato dal grande tatto e dalla finezza con la quale Lei ha affrontato la figura di Giuseppe, argomento difficile e, però, appassionante”. L’autore si è impegnato a ricostruire la storia di Giuseppe, in forma romanzata, attingendo profondamente dai testi delle Scritture e avvalendosi del vasto materiale che proveniva dagli scritti apocrifi e dalla tradizione.
La figura di Giuseppe emerge in maniera discreta ma estremamente chiara.
In lui si identificano tutte le persone credenti, che sono poste, in maniera inaspettata, di fronte ad una chiamata di Dio. Per tutta la vita è combattuto tra le sue giuste attese umane e le richieste difficili ed esigenti da parte del Signore Dio. In questo continuo e non facile confronto, Giuseppe matura il proprio percorso di fede; accompagnando con sapienza e dedizione Maria e Gesù. La sua umanità acquisisce capacità di discernimento; la sua obbedienza matura è il tratto attraverso cui può maggiormente parlare alla nostra vita.
- Del tutto diverso l’impatto con il terzo testo che suggerisco: “Osa sapere” di Ivano Dionigi (Ed. I Solferini).
La nostra società è di fronte ad una presenza sempre più numerosa di persone che vengono da nazioni diverse, con una cultura differente dalla nostra, con riferimenti religiosi non uguali ai nostri. Alcuni si ostinano a costruire muri fisici e mentali, nel tentativo di stringersi attorno ai propri valori etici, politici, religiosi, per conservare una propria identità. Non è una scelta lungimirante. Nello stesso tempo sta crescendo grandemente la presenza della tecnologia e della digitalizzazione. Nel desiderio che questo presente promuove un futuro abitabile, un futuro amico, carico senz’altro di complessità, ma anche di conoscenza e di condivisione, è necessario riflettere; da qui il titolo: “Osa sapere”. Occorre che questo percorso irrefrenabile verso la modernità sia umanizzato; bisogna veicolarlo verso una sempre maggiore consapevolezza di ciò che è essenziale per dare qualità alla nostra esistenza. Occorre un “sapere” che porti verso un dialogo tra conoscenze diverse, nel tentativo di promuovere ciò che realmente fa crescere la nostra umanità.
Buona lettura.
Don Peppino