
Ho conosciuto P. Adelio nel 1989, quando – con altri due giovani confratelli - sono arrivato ad Hong Kong, la missione alla quale eravamo destinati. Ricordo che dall'aeroporto vi era un numeroso gruppo di missionari del PIME ad accoglierci.
P. Adelio si è subito distinto per la cordialità e l’entusiasmo nel ricevere noi giovani confratelli che iniziavamo, devo dire un po’ intimoriti, il lungo iter di studio ed inserimento nella cultura cinese e nella società di Hong Kong.
Conobbi quindi P. Adelio quando compiva 50 anni (nato il 20 settembre del 1939); ho avuto perciò la grazia di vivere accanto a lui negli anni della sua maturità umana e spirituale.
Mi sembra che si possano individuare tre tappe nella vita di P. Adelio in Hong Kong.
- Il primo periodo che va dal suo arrivo in Hong Kong nell’ottobre del 1965 fino al 74. E’ il periodo iniziale che lo vede impegnato nello studio e nell’apostolato tra i pescatori di Sai Kung.Sono gli anni giovanili e chi di noi ha conosciuto P. Adelio può immaginare quale forza ed energia ha profuso nel suo lavoro a favore dei più poveri - del popolo delle barche – per i quali ha costruito due villaggi di case sulla terra ferma, in collaborazione con tante persone di buona volontà. La missione di Sai Kung era molto vasta e comprendeva le numerose isole della baia con altrettanto numerose cappelle e comunità cristiane da curare. P. Adelio le visitò assiduamente; non si deve dimenticare che a poche braccia di mare da queste isole vi era la Cina di Mao, che proprio in quei anni era sconvolta dalla rivoluzione culturale. È in una di queste isole che incontra e si prende cura di tre sorelline rimaste sole, Margareth, Sally e Mary che formeranno il nucleo iniziale di quella che diventerà la sua grande famiglia.Questo primo periodo, segnato dall’entusiasmo degli inizi, finirà tragicamente il 27 settembre del 1974, quando il parroco di Sai Kung, P. Valeriano Fraccaro, suo confratello del PIME, viene brutalmente ucciso una sera, in casa parrocchiale. I responsabili e le motivazioni di questo brutale assassinio sono ancora sconosciuti; è verosimile che P. Adelio fosse il vero bersaglio. Il suo impegno per i poveri e diseredati, pare abbia suscitato delle gelosie incontrollate o aspettative nascoste che sono state deluse e che avrebbero armato la mano omicida.
- Un secondo periodo, dal 78 all’89. P. Adelio, dopo un’assenza di tre anni, rientra in Hong Kong nel 78 ed è parroco a Wong Tai Sin. Sono questi anni di lavoro intensissimo. In parrocchia e nel lavoro di prima evangelizzazione P. Adelio è alla continua ricerca di nuovi metodi e nuove proposte perché l’annuncio del Vangelo raggiunga tutta la vasta popolazione di baraccati e lavoratori che compongono il tessuto sociale in cui opera. Iniziazione cristiana degli adulti, formazione di laici e delle piccole comunità cristiane nei palazzi dormitorio dove si accalcano migliaia di persone sono alcune delle attività che appassionano P. Adelio. Sono questi anche gli anni di un particolare impegno di denuncia delle ingiuste politiche coloniali, in particolare nei confronti dei baraccati, dei lavoratori. […] Quando scoppiò l’emergenza dei boat people – i rifugiati vietnamiti - P. Adelio fu in prima fila a protestare contro l’amministrazione inglese per il trattamento riservato a questi profughi. Con pastori e ministri di altre chiese, con uomini e donne di buona volontà organizza gruppi di sensibilizzazione sui temi scottanti della Hong Kong anni 80. Sono davvero molti gli impegni sociali che lo hanno visto protagonista, così da renderlo uno dei missionari più incisivi e conosciuti, non solo all’interno della Chiesa, ma anche nella più vasta società di Hong Kong. Intanto la Cina, dopo la morte di Mao nel 76, con Deng Xiaoping si stava aprendo sempre più al resto del mondo. P. Adelio ebbe occasione di fare dei viaggi nella Cina continentale e sempre si preoccupava di incontrare uomini di chiesa e comunità cristiane del continente.Anche questo secondo periodo di P. Adelio in Hong Kong si conclude con una tragedia. È il 4 giugno del 1989; a Pechino nella piazza Tienanmen, viene repressa nel sangue la primavera degli studenti cinesi che chiedevano al governo delle riforme e delle aperture. P. Adelio era stato direttamente coinvolto nel sostenere gli studenti di Pechino. Il massacro del 4 giugno fu, come per molta gente in Hong Kong, un evento di violenza estrema che segnò la sua vita di prete e di uomo.
- Infine - dal 1990 fino alla sua morte – un terzo periodo, che ho avuto la fortuna di condividere con lui da vicino (io arrivai a Hong Kong, due mesi dopo il massacro di Tienanmen). Adelio è ora parroco a Seuhng Kwai Chung, St.John the Apostles Parish. Sono questi gli anni della prova; infatti gli anni novanta sono per la popolazione di Hong Kong gli anni della preparazione al passaggio di sovranità della colonia inglese alla Cina popolare, che avverrà la notte del 1° luglio del 97. Dopo il massacro di Tienanmen la gente di Hong Kong ha paura del ritorno alla Cina e molti emigrano all’estero. […]. La chiesa di Hong Kong è impegnata nel restare e nel dare speranza a coloro che rimangono. Per P. Adelio poi, a metà degli anni novanta – ricordo ancora quei giorni – vi è la scoperta della malattia. Per P. Adelio inizia un nuovo modo di essere missionario. Vive con fede e con generosità anche questo momento. Rimane attivo e impegnato nel ministero; i 10 anni di malattia saranno la più bella testimonianza di fedeltà alla vocazione missionaria e di amore alla sua gente.
[…] P. Adelio ha sempre saputo superare questi momenti con fede, cosciente che la storia dei singoli e dei popoli è saldamente nelle mani di Dio. E’ questo che gli ha dato coraggio e forza nel vivere fino in fondo la sua vocazione.
Vi è un aspetto del profilo spirituale di P. Adelio che è rimasto nell’ombra per molti di noi, ma che emerge chiaramente, sopra gli altri, dai documenti conservati a Roma. P. Adelio è stato un uomo… obbediente.
Prima di tutto obbediente a Dio; non è stato facile per lui lasciare il seminario di Venegono per passare alle missioni. P. Adelio era sempre rimasto attaccatissimo alla sua famiglia, alla sua città di Varese e alla sua diocesi. Alla vigilia dell’ingresso nel seminario del PIME, il 20 agosto del 58, scrive al Superiore del PIME di Milano: “Ho lasciato con gioia e con rammarico insieme il mio seminario, accompagnato dalla benedizione dei miei superiori e dalla preghiera dei miei compagni e sono sicuro di trovare un ambiente accogliente e tanto affetto anche da voi”. Nella presentazione al suddiaconato, nel ’62, il rettore scrive di lui: “Gli costa lasciare la famiglia a cui è molto attaccato, ma lo fa volentieri perché convinto della chiamata alle missioni”. Obbediente quindi alla vocazione e alla chiamata missionaria, anche se non fu semplice né spontaneo per lui il partire.
E poi, obbediente ai superiori; sempre P. Lino Bianchi, rettore del seminario, nella presentazione al presbiterato scrive di lui: “Dote sua particolare è l’obbedienza che pure gli costa molto. Il suo carattere esuberante lo fa apparire qualche volta piuttosto indisciplinato, e di fatto un po’ lo è, ma , richiamato, si mette in regola e si sforza di starci”. Quando riceve la destinazione per Hong Kong, il 26 luglio del 65, telegrafa a Milano al Superiore: “Obbedisco, è magnifico”. Hong Kong non era la missione stata scelta da lui; infatti nel ‘72 confidava a un superiore: “sono andato a Hong Kong con esitazione e forse anche senza entusiasmo…, ma ora non lascerei quel posto per nessun motivo”. P. Adelio a Hong Kong ci è rimasto fino alla fine, lasciando di sé un ricordo vivo e profondo.
Concludo con un proverbio cinese: il profumo dei fiori ha bisogno del vento per diffondersi, una buona notizia ha bisogno di uomini per essere comunicata.
P. Adelio ha comunicato con la sua vita di uomo e di cristiano “il buon profumo di Cristo”, la buona novella del vangelo tra il popolo cinese in Hong Kong. Lo ha fatto con la ricchezza umana di cui era dotato, costruendo rapporti profondi di amicizia, battendosi con coraggio per la giustizia, prendendosi cura in prima persona dei più deboli e soli, infondendo speranza e ottimismo a tutti. Nella vita e nelle opere di questo missionario, il PIME vi riconosce la continuità con la più viva e bella tradizione dell’Istituto, che P. Adelio ha certamente contribuito ad arricchire.
Padre Luigi Bonalumi