Comunità in giubilo, speranza che salva

Comunità in giubilo, speranza che salva

Sappiamo ormai che il tradizionale Palio delle contrade è la festa propria della comunità parrocchiale di Masnago, ma è altrettanto risaputo che in tale occasione il comitato organizzatore propone un tema sul quale indirizzare sia la festa di giugno (legata ai Santi Patroni Pietro e Paolo) che quella di settembre (che fa riferimento invece alla data di consacrazione dell’attuale Chiesa parrocchiale).

Proprio per questo motivo mi sembra cosa saggia regalare a tutta la comunità pastorale una riflessione sul tema scelto quest’anno come occasione di meditazione e approfondimento personale per tutti.

Quello che si è scelto di assumere come tema per il palio delle contrade di quest’anno è il binomio “gioia -speranza”.  Due aspetti della vita che riteniamo importante vadano a braccetto. Uno degli insegnamenti più forti che io personalmente ho tratto da Papa Francesco è stato quello che il cristiano non anestetizza il dolore, neppure quello più grande che fa vacillare la fede, e non vive la gioia e la speranza come fosse sempre carnevale. 

«una gioia senza speranza è un semplice divertimento, una passeggera allegria». E «una speranza senza gioia non è speranza, non va oltre un sano ottimismo».

Educare alla speranza significa educare alla vita e alla gioia. Educare alla speranza è dare significato a tutto ciò che siamo, che facciamo, in cui crediamo.

Educare alla gioia significa educare i figli a gustare le realtà più belle della vita nel modo più profondo e alto possibile.

E qui vengo ad un passaggio ulteriore circa la speranza: sperare solleva, guarisce, ci aiuta a rendere possibile l’impossibile. Ma, per esprimersi, la speranza, deve trovare uno spazio concreto. Quello in viviamo.

È suggestivo come in ebraico “speranza” si dica con la parola che indica “corda”. “filo”. Sperare significa pensare che una corda metta in relazione il mio essere con quello di qualcun altro, che un filo leghi gli avvenimenti apparentemente caotici che avvengono nella realtà in cui vivo.

La speranza è credere che dall’altro capo della corda c’è qualcuno che la regge. La disperazione, al contrario, è credere di essere soli a reggere la corda. E da questo dipende tutta la nostra vita, tutta la realtà in cui viviamo: quando morirai avrai vissuto come terra di speranza o come terra disperata?

Proprio per questo oggi respiriamo tanto disagio intorno a noi: perché invece che imparare dalla realtà, invece di amarla con tutto quello che c’è, noi scappiamo. 

Si ha paura di fermarsi, di guardarsi in faccia, di accettare i momenti di vuoto, di ascoltarci. 

La speranza ha bisogno della realtà per esistere. Non ci si innamora mai di un’idea, ci si innamora di ciò che esiste, di ciò che tocco, che respiro, che sogno.

La speranza, come l’amore, è concreta, ha bisogno della volontà. Sperare è una decisone, non una percezione. Decido di sperare, non lascio che accada.

Ecco allora il messaggio che intendiamo trasmettere quest’anno:

  1. Messaggio gratuito: tu uomo hai ricevuto una chiamata; perché se perdi dell’oro potrai ritrovarlo, ma se perdi un’occasione, non potrai ritrovarla…diamo speranza all’uomo di oggi comunicando che ci sono ancora motivi per far festa.
  2. Vivere: infinito presente; ciascuno nel proprio presente si senta chiamato a costruire qualcosa di grande perché noi non siamo ancora stanchi di vivere.
  3. Chiedimi se sono felice; perché io non aspetto altro che rendere partecipe anche te di quel gusto della vita che ho incontrato.

Ci vediamo alla festa quest’anno? Forse la nostra gioia farà correre anche te verso una nuova resurrezione!

 

don Giampietro

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