CREDO NELLO SPIRITO SANTO CHE E’ SIGNORE E DA’ LA VITA

CREDO NELLO SPIRITO SANTO CHE E’ SIGNORE E DA’ LA VITA

Ogni domenica professiamo la nostra fede in Dio: Padre Creatore, Figlio Redentore e Spirito Santo Amore. Lo Spirito è spesso sconosciuto: forse perché è difficile da comprendere, poiché sembra alludere a qualcosa di sfuggente. Mentre il Padre e il Figlio evocano facilmente un “volto”, lo Spirito Santo sembra sottrarsi a ogni tentativo di rappresentarlo in quanto ci sfugge come l’aria!  Di fatto lo Spirito non cerca una sua visibilità, ma il suo modo di esprimersi è dato dal profondo legame d’Amore con il Padre e il Figlio.

 

 Eccovi qualche particolare sullo Spirito, che è Signore e dà la vita. Il termine “Spirito” traduce il termine ebraico “Ruah”, che nel suo senso primario significa soffio, aria, vento. Gesù utilizza proprio l’immagine del vento per suggerire a Nicodemo la novità di colui, che è il soffio di Dio, lo Spirito (cf Gv 3,5-8). Gesù quando promette la venuta dello Spirito lo chiama “Paraclito”, alla lettera: “Colui che è chiamato vicino”, il Difensore, il Consolatore. Lo Spirito è chiamato “Signore” perché è Dio come il Padre e il Figlio. E poi lo Spirito è capace di dare “la vita” al nostro essere polvere e a donare “la vita nuova” a chi lo accoglie con fede e amore. A Pentecoste, quando lo Spirito si manifestò a Maria e agli apostoli, incontriamo i suoi modi di esprimersi “come vento, fuoco e lingua” (cf At. 2,1-11). Mi limito a riflettere su queste immagini. 

 

La prima modalità dello Spirito è data dall’ “aria”, dal “vento”. Ogni uomo è argilla e al tempo stesso è Spirito, Soffio di Dio (cf Gn 2,7). Ebbene noi siamo polvere tenuta insieme da questo Soffio di Dio: “Solo lo Spirito, se soffia sull’argilla, può creare l’uomo” (A. de Saint-Exupery). Perciò lo Spirito è il principio di tutto ciò che vive e respira. Con la Pentecoste avviene una nuova creazione, perché il dono dello Spirito si ricollega con quanto la Genesi ci ha ricordato sulla creazione dell’uomo. Infatti Gesù soffiò e disse ai discepoli: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22). Il silenzio e la preghiera hanno preparato i discepoli al Soffio dello Spirito, che ha fatto comprendere loro che Gesù non li aveva abbandonati. Lo Spirito ci viene dato per leggere con fede la Parola di Gesù, che dona speranza a chi crede e luce anche al nostro mondo.

 

La seconda caratteristica dello Spirito è data dal “fuoco”. Il fuoco simboleggia l’energia trasformante dell’azione dello Spirito. Dello Spirito Gesù dirà: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso” (Lc 12,49).  E’ sotto forma di lingue di fuoco, che lo Spirito si posa su Maria e i discepoli il mattino di Pentecoste e li riempie di sé. La tradizione spirituale, pensiamo alla “Fiamma viva d’Amore” (San Giovanni Della Croce), ritiene il simbolismo del fuoco uno dei più espressivi dell’azione dello Spirito. Non per nulla la Scrittura ci dice: “Non spegnete lo Spirito” (1Ts 5,19). Nel fuoco d’amore dello Spirito troviamo la novità, che trasforma l’uomo e il mondo, a partire dall’annuncio a Maria: “E per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo” (cf Concilio di Nicea, 325)

 

La terza immagine dello Spirito è data dalle “lingue”. Le lingue sono il simbolo della parola, della capacità dell’uomo di parlare, di comunicare. La Comunità apostolica parlava in quel momento idealmente tutte le lingue della terra. Lo Spirito crea comunione e universalità, parla tutte le lingue e tuttavia parla un’unica lingua: la lingua dell’amore, che sconfigge la confusione di Babele (cf Gn 11,1-9). E’ lo Spirito Santo a creare la Comunità della Chiesa: “Tanto uno ha lo Spirito, quanto ama la Chiesa” (Sant’Agostino). L’amore alla Chiesa è frutto e segno dello Spirito. Con l’umiltà della fede, che si apre a Dio e al dono dell’amore, troviamo la vera forza capace di creare quella comprensione, che diventa comunione di vita fraterna. Infatti ciò che ci unisce da credenti è la migliore testimonianza alla professione di fede in Dio, che è Amore.

don Francesco