Dio ci ha affidato il mistero della riconciliazione (Atti 17,18)

Dio ci ha affidato il mistero della riconciliazione (Atti 17,18)

Il nostro Arcivescovo, nella lettera inviata all'intera comunità diocesana per la celebrazione della Quaresima e della Pasqua, ha un  passaggio molto importante sul tema dei percorsi penitenziali, sottolineando che "il sacramento della riconciliazione è un dono troppo trascurato". Eppure è il centro di tutta la nostra fede! Che è venuto a fare tra noi il Signore Gesù se non per riconciliare l'umanità peccatrice con il Padre? E perché questo avvenga, bisogna che i credenti facciano penitenza e confessino i loro peccati.

Molti sono i modi con cui chiediamo il perdono di Dio.

Un atto sincero di contrizione, quando non fosse possibile accedere alla confessione sacramentale, in attesa di poterci accostare al sacramento della Penitenza.

Nella celebrazione eucaristica attraverso l'atto penitenziale all'inizio della messa; nella preparazione alla comunione  (O Signore io non sono degno ...),  in varie preghiere e acclamazioni (Kyrie eleison) noi già chiediamo perdono per le mancanze di ogni giorno.

Ma la fede che professiamo ci ha indicato due modi fondamentali per chiedere il perdono dei peccati: la confessione individuale e quella comunitaria.

La confessione individuale, innanzitutto: "Credo che oggi sia più che mai importante l'incontro con il confessore per dialogare, aprirsi alla Parola di Dio, porre domande, accogliere consigli, invocare quel perdono che lo Spirito Santo ci fa desiderare". È da notare, però, che anche la più segreta delle confessioni individuali è, comunque, un atto ecclesiale perché avviene dentro alla Chiesa (non tanto l'edificio quanto la comunità credente)  perché non è solo questione di "mettere a posto la propria coscienza" ma di comprendere che ogni peccato ferisce l'intera comunità dei fedeli, così come ogni atto virtuoso la rende più bella. C'è sempre dentro ad ogni confessione personale oltre che  il vincolo assoluto di segretezza (pena la scomunica del confessore) una dimensione ecclesiale, perché nel riconoscimento del proprio peccato è insito il riconoscimento che tutte le nostre colpe dimostrano che siamo fratelli anche nella lontananza dalla legge di Dio. Come dicevamo nelle brevi catechesi sulla liturgia, ci viene detto di cogliere il riflesso comunitario di ogni peccato: perciò, nello stesso modo che ogni gesto buono e nobile, secondo i comandamenti del Signore, innalza il livello di santità della Chiesa, ogni peccato macchia il volto della sposa di Cristo, dunque non ci è dato di poterci confessare "direttamente" a Dio.  Il Signore perdona immediatamente (cioè senza mediazione) ogni peccato tutte le volte che, sinceramente pentiti ci rivolgiamo a Lui per ottenerne il perdono; ma è necessario essere riammessi alla comunione con il corpo ecclesiale di Cristo mediante la confessione dei peccati e l'attestazione del pentimento fatte al ministro della Chiesa.

Una cosa la nostra comunità pastorale non ha ancora colto: la bellezza della celebrazione comunitaria della penitenza. È conseguenza di quanto appena è stato detto: il penitente che chiede perdono assieme agli altri attesta di essere una persona inserita in una comunità. È la solidarietà che Gesù ha manifestato verso la nostra condizione umana. Come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti. (Romani 5, 12-19). La Parola di Dio ci guida in questo cammino di conversione;  perciò fare insieme l'esame di coscienza ed ascoltare l'insegnamento che ci viene dal Signore ci porta alla consapevolezza che dobbiamo rispondere a Lui che ci chiama e ci aiuta a leggere la nostra vita con lo sguardo della sua misericordia.

La celebrazione comunitaria  mette in evidenza la grazia del perdono come gesto ecclesiale  che rinnova il dono battesimale e incoraggia alla perseveranza nel bene e alla coerenza della vita.

Al contrario della confessione personale questo non è il luogo della direzione spirituale: questa deve essere lasciata ad un colloquio personale, in altro tempo che sia più confacente a tutti quei chiarimenti e consigli  che vogliamo ricevere dal confessore. Non è nemmeno il luogo della verbosità nell'accusa. bisogna esser semplici nell'ammettere e descrivere i propri peccati. Ci sono tanti penitenti che sembra vogliano svolgere  un trattato di teologia per  descrivere lo stato della loro coscienza. 

Brevità, semplicità e consapevolezza di essere fratelli nel peccato oltre che nella grazia sono le caratteristiche della celebrazione comunitaria della penitenza insieme alla solennità del rito con cui riconosciamo davanti al Signore tutta la nostra indegnità.

Chissà se la prossima Pasqua ci vedrà più numerosi e interiormente convinti in questa dimensione del sacramento della riconciliazione!

Don Felice