
Mi accompagna da sempre il desiderio di approfondire la conoscenza di San Giuseppe attraverso i testi del Vangelo. È il Santo di cui porto il nome.
Negli anni ’80 ho letto un libro di Jan Dobraczynsky, uno scrittore polacco, dal titolo: “L’ombra del Padre”. L’autore ricostruisce, sotto la forma di un romanzo, l’esperienza di Giuseppe; un libro veramente affascinante. Torno frequentemente a leggerne qualche pagina.
Un secondo riferimento: in una delle sue prime omelie, il 19 marzo 2013, sei giorni dopo la sua elezione, Papa Francesco si chiedeva:
“Come vive la sua vocazione il custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto non tanto al proprio”. L’ascolto della Parola, anche quella suggerita nei sogni, è la caratteristica fondamentale che attraversa la vita di Giuseppe; una Parola accolta nel silenzio e nella determinazione ad affidarsi. Non sempre comprende del tutto quanto gli viene chiesto; sceglie comunque di essere docile alle sue indicazioni. Del resto Maria, al termine dell’annuncio dell’Angelo Gabriele, riflette e afferma: “Sia fatta la tua volontà”.
Giuseppe, infatti, diventa custode perché stupisce di fronte alla Parola; ritorna su quanto ha ascoltato e dichiara, consapevolmente, la sua disponibilità; si lascia guidare dal Signore. Sa leggere con realismo gli avvenimenti; è attento a ciò che lo circonda; cerca sempre di prendere la decisione più saggia. Ogni tanto penso, ad esempio, alla grandissima fatica che può essere stato per lui il viaggio in Egitto: un cammino lunghissimo, a piedi, con una giovane donna, poco più che adolescente e con un bambino appena nato. Nel silenzio, e con premura, assume questa responsabilità e la vive concretamente; con determinazione; la conduce a compimento. L’importanza di Giuseppe nella storia della salvezza sta senz’altro nel ruolo assunto: quello di essere padre di Gesù e sposo di Maria. Intenso e significativo è il passaggio di Papa Francesco, nella lettera “Patris Corde”, là dove sottolinea come la grandezza di Giuseppe sta nella sua scelta vocazionale, quella di essere accanto al Figlio di Dio e a Maria, ponendosi al servizio del disegno di amore che il Padre aveva pensato per la salvezza dell’umanità. Alla sua famiglia ha donato tutto, a partire da quella indicazione che aveva ricevuto dall’Angelo, in sogno.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». (Mt 1, 18-21)
Papa Francesco, a questo proposito, ricorda come, ricorrendo i 150 anni della dichiarazione con cui Pio IX l’8 dicembre 1870 indicava San Giuseppe come Patrono della Chiesa Cattolica, abbia pensato di collegare la vita silenziosa, docile e sapiente del falegname di Nazareth alla percezione chiara che “le nostre vite, in maniera particolare in questi mesi di pandemia, sono tessute e sostenute da persone comuni, solitamente dimenticate, che non compaiono nei titoli dei giornali ... ma che oggi stanno scrivendo pagine decisive per la nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti ai supermercati, alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose, ... senza dimenticare mamme, papà, educatori ...; hanno compreso che nessuno si salva da solo”.
E sono veramente tante le persone che ci circondano e che ogni giorno vivono le relazioni con grande pazienza, infondono speranze e consolazione, allontanano sentimenti di delusione e di amarezza. È necessario che anch’essi facciano memoria di San Giuseppe; lui, pur essendo accanto alle due creature più importanti dell’umanità, è passato praticamente inosservato; ha vissuto un’esistenza quotidiana nascosta e discreta; ha sostenuto i passi e le scelte della sua famiglia, ha testimoniato a tutti l’importanza dell’affidamento al Signore; anche quando non si riesce a comprendere totalmente il suo disegno. Il piccolo Gesù ha potuto vedere la tenerezza di Dio nella figura di Giuseppe; una vera luce per i suoi passi; ha respirato quell’atmosfera che noi tutti vorremmo donare alle persone a cui vogliamo bene.
Il Signore vuole scrivere pagine belle anche attraverso le nostre scelte quotidiane; chiede a ciascuno di noi di essere portatori di speranza.
Giuseppe è luce per il cammino di ciascuno di noi.
Don Peppino