I PRIMI PASSI DELLA COMUNITÀ CRISTIANA (Atti 1, 1-26)
Desideriamo conoscere, attraverso Luca, autore di uno dei quattro Vangeli e degli Atti degli Apostoli, il cammino della Chiesa dopo l’Ascensione di Gesù al cielo.
Abbiamo appreso che, secondo la tradizione, l’autore degli Atti degli Apostoli è senz’altro colui che ha scritto il terzo Vangelo; fin dal primo secolo si parla di Luca. È di origine greca; è persona timorata del Signore; aderisce al nuovo gruppo che viene chiamato con il nome di “cristiani”. Da sempre lo si identifica con il “caro medico Luca” di cui Paolo porta i saluti, al termine della lettera ai Colossesi (4, 14). Gli studi più recenti lo identificano come un macedone che proviene da Filippi; conosce infatti molto bene i luoghi e le usanze della città. Possiamo anche affermare che il testo è indirizzato a cristiani che provengono dal paganesimo.
Iniziamo la lettura del testo degli Atti
“Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio.” (1, 1-3)
Il testo si collega con il cap. 24 del Vangelo di Luca, gli ultimi quattro versetti (50-53): “Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.”
Gesù Cristo pertanto sale al Padre; è l’ultimo atto della sua presenza sulla terra. Già aveva fatto percepire la consapevolezza di una profonda comunione con il Padre quando, dodicenne, fu ritrovato, nel Tempio, dai suoi genitori; ad essi che, ansiosi, lo stavano cercando aveva detto: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio” (Lc 2, 49).
Gesù non sarà più presente fisicamente sulla terra; prima di salire al cielo però dona lo Spirito Santo. Più volte aveva ripetuto, dialogando con gli apostoli: “Non vi lascerò orfani”; ci fa dono della sua Parola: “Se rimanete in me, e le mie parole rimangono in voi … (Gv 15, 7); ci fa dono dell’Eucarestia (Lc 22, 14-20) “Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo …”; pone accanto a noi Maria: “Donna ecco tuo figlio”, riferendosi a Giovanni e a noi; infine dona il suo Spirito nella Pentecoste (Atti 2, 1-13).
Nella nostra riflessione partiamo dal momento finale della presenza di Gesù sulla terra: l’Ascensione: “Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».
Gesù è innalzato; è assunto in cielo. Diverse volte nei Vangeli si afferma che Gesù andava dalla Galilea a Gerusalemme, insegnando e guarendo dalle malattie; la sua meta reale non è mai stata però Gerusalemme; è sempre stata il ritorno al Padre. Gli apostoli sono evidentemente smarriti; ma vengono richiamati, dalle donne che hanno incontrato Gesù Risorto, a non evadere dalla storia: “e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse.” (Lc 24, 9-11)
La memoria dell’esperienza vissuta con Gesù diventa, soprattutto in alcuni momenti, molto intensa e avvincente; si vorrebbe fermare il tempo. Ricordiamo la vicenda del Tabor: ”Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva.” (Lc 9, 32-33)
Il credente è in grado di testimoniare Cristo Risorto, se accoglie in sé ogni giorno la presenza dello Spirito: “Ecco io sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20). Con diverse modalità, Egli bussa ogni giorno alla porta della nostra vita e chiede di rinnovare motivazioni e attese, avendo sempre come orizzonte la prospettiva della vita eterna, promessa da Gesù stesso.
I due “uomini in bianche vesti” ricordano la Resurrezione e la Trasfigurazione; attestano che il Signore tornerà; non è un abbandono; prelude a un ritorno, nella gloria, per sempre; è un lasciare che diventa un “arrivederci”.
“Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.”
La Chiesa inizia il suo cammino quando Gesù lascia la terra e ascende al cielo. “Nella stanza al piano superiore” si riuniscono gli undici apostoli, insieme a Maria, ad alcune donne, ai suoi familiari. Il vuoto che si è creato esige una risposta che affermi l’assunzione di responsabilità all’interno di un gruppo che già vive una concreta familiarità; ci sono dei volti precisi; si riconoscono delle relazioni consolidate.
È importante accorgersi sempre che, nella comunità cristiana, non ci sono soprattutto dei ruoli; ci sono dei volti; ci si deve misurare benevolmente con delle persone concrete.
Qual è la scelta fondamentale che vive e sperimenta questo gruppo? Innanzitutto la preghiera; essa viene vissuta con perseveranza, con sistematicità. In questa relazione costante con il Signore si perfeziona il senso della sequela.
Nel suo vangelo, Luca insiste sulla presenza costante di un gruppo di donne nel percorso apostolico di Gesù e dei suoi discepoli: “In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.” (Lc 8, 1-3)
Per continuare a riflettere:
- Gesù non lascia soli i discepoli. Ogni credente non è lasciato solo dal Signore: “Non temere, io sono con te!”. Ho questa consapevolezza?
- Lui bussa ogni giorno alla porta della nostra esistenza; so rinnovare le motivazioni per sentirLo parte viva della mia vita? Quali sono le mie attese nei suoi confronti?
- Gli apostoli, con Maria e le donne che lo hanno cercato nel mattino di Pasqua sono perseveranti nella preghiera, nel dialogo con Lui. Ho una bella familiarità con il Signore? Gli parlo frequentemente?