Gruppi d’ascolto nelle case 2024-25 - Quinto incontro

Gruppi d’ascolto nelle case 2024-25 - Quinto incontro

IL CONCILIO DI GERUSALEMME (Atti 15,1-2;4-29)

 

La caratteristica più evidente della comunità di Antiochia era il fatto di essere una comunità nuova, nata e cresciuta, a partire dal desiderio di evangelizzare di alcuni credenti, in fuga da Gerusalemme dopo la lapidazione di Stefano.

È una comunità vivace, che viene accompagnata, in un momento seguente alla sua nascita, da Barnaba, da Paolo e da Marco.

È una comunità mista, formata da persone che provenivano dalla Palestina, e quindi cresciute nella fede nel Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Mosè, di Davide, e persone che invece provenivano dal paganesimo.

È molto precisa la sintesi di Atti 11,19-20; la risentiamo:

Intanto quelli che erano stati dispersi dopo la persecuzione scoppiata al tempo di Stefano, erano arrivati fin nella Fenicia, a Cipro e ad Antiochia e non predicavano la parola a nessuno fuorchè ai Giudei. Ma alcuni fra loro, cittadini di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai Greci, predicando la buona novella del Signore Gesù”.

Dopo un primo periodo caratterizzato da una grande fraternità,  divenne evidente la diversità di sguardo su una scelta importante: “Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli questa dottrina: «Se non vi fate circoncidere secondo l'uso di Mosè, non potete esser salvi». Poiché Paolo e Barnaba si opponevano risolutamente e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione” (15, 1-2).

Ai greci, ai pagani veniva predicato il Vangelo di Gesù, senza praticamente sostare sulle leggi indicate dalla Torah; ad esempio, non si chiedeva loro la circoncisione. I giudeo-cristiani mangiavano regolarmente con i pagani, che avevano abbracciato il Vangelo; con questa scelta superavano di fatto le leggi giudaiche sull’impurità.

Sull’onda dell’entusiasmo (“E la mano del Signore era con loro e così un gran numero credette e si convertì al Signore” (Atti 11,21), la convivenza era inizialmente tranquilla.

A poco a poco cresce però il disagio, il malessere in un gruppo di cristiani che erano emigrati da Gerusalemme. Questi ribadiscono che la legge di Mosè, espressione dell’alleanza tra Dio e il popolo, abbia, anche nella nuova comunità cristiana, un ruolo importante e decisivo. Nasce così tra i due gruppi una discussione profonda e animata. Paolo e Barnaba non sono d’accordo con la tesi proposta dai giudeo-cristiani. “Fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri salissero a Gerusalemme dagli Apostoli e dagli anziani per tale questione” (15,2). Questo incontro passerà poi, nella storia della Chiesa, come il primo Concilio. Sono presenti, nel confronto che si apre con grande desiderio di verità, due preoccupazioni: salvaguardare l’universalità del Vangelo: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura”. (Mc 16,15) ; nello stesso tempo si desiderava, da parte di tutti i presenti, che venisse custodita la comunione nella Chiesa, tra i credenti provenienti dalla fede ebraica e quelli che si erano convertiti dal paganesimo.

Si tenta di promuovere una soluzione che permetta alle due diverse sensibilità di coesistere. Si sceglie che la Chiesa sia una sola, accompagnata dall’ascolto del Vangelo e dalla presenza dello Spirito Santo

Una volta radunata, l’assemblea ascolta un discorso di Pietro: “Fratelli, voi sapete che, già da molto tempo, Dio in mezzo a voi ha scelto che per bocca mia le nazioni ascoltino la parola del Vangelo e vengano alla fede. E Dio, che conosce i cuori, ha dato testimonianza in loro favore, concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; e non ha fatto alcuna discriminazione tra noi e loro, purificando i loro cuori con la fede. Ora dunque, perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare? Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati, così come loro” (Att i 15, 7-11). Lo si è ascoltato in silenzio. Allora Barnaba e Paolo raccontano i miracoli ed i prodigi compiuti dal Signore in mezzo ai pagani; anche in questo momento non si registra nessuna reazione. Interviene infine Giacomo, che sembra non soffermarsi particolarmente sulle parole dei due evangelizzatori; afferma però, in maniera chiara, che il Signore Dio può scegliere di accogliere tra il suo popolo anche coloro che provengono dal paganesimo. Non si può pertanto importunarli con la questione della circoncisione o altre scelte che provenivano dall’esperienza descritta nell’Antico Testamento; ai credenti che provengono dal paganesimo viene solo chiesto di astenersidalla contaminazione degli idoli, dalle unioni illegittime, dagli animali soffocati e dal sangue” (15,20).

A questo punto  si prende una decisione: l’invio ad Antiochia, insieme a Barnaba e a Paolo, di una delegazione che porti una lettera-decreto secondo le indicazioni di Giacomo. La gioia che aveva accompagnato le spiegazioni di Pietro sulla conversione di Cornelio (“All'udir questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!” v.11, 18) si rinnova concretamente ascoltando le riflessioni e le indicazioni di Giacomo.

Innanzitutto c’è un’apertura ai fatti, al vissuto della comunità di Antiochia: “Paolo e Barnaba riferirono tutto ciò che Dio aveva compiuto per mezzo loro” (14,4).

Sollecitati da questi fatti si rileggono poi le Scritture e si cerca di comprendere il vero significato della Parola di Dio e il suo disegno. Pietro e Giacomo comprendono il senso autentico delle parole ascoltate dai due evangelizzatori. A partire da questo offrono alle persone presenti nell’Assemblea la loro sintesi e le loro indicazioni.

Le tendenze, improntate a rigidità, non sono segno della presenza dello Spirito.

A Gerusalemme si afferma la libertà dei pagani e nello stesso tempo si invitano i pagani ad osservare alcune regole (“astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia. Farete cosa buona perciò a guardarvi da queste cose. State bene” (15,29); e questo per mantenere la comunione tra i due gruppi.

Lo Spirito è, pertanto, là dove si trova il modo per salvare la libertà del Vangelo e, insieme, la comunione nella Chiesa.  

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