Il mese missionario: La Chiesa in cammino

Il mese missionario: La Chiesa in cammino

Questo è il primo articolo che scrivo sul foglio “In Cammino: tante chiese... una sola comunità”.
Quando mi hanno chiesto di scrivere un articolo parlando del mese missionario che finirà con la giornata mondiale delle missioni, mi sono venute in mente tante domande: perché hanno scelto me? Che cosa posso dire di nuovo se tante persone bravissime hanno già parlato dello stesso argomento? Come parlare delle missioni in questo anno atipico in cui dobbiamo stare tutti distanti?

Erano tanti perché. Nel fondo del mio cuore si sono accumulati alcuni dubbi, quasi ad arrivare a dire: non voglio scrivere niente.
Dopo alcuni giorni, però, ho pensato che la Chiesa in cammino ha bisogno anche di me; ha bisogno della mia testimonianza della fede in Gesù Cristo, che era sempre in cammino e percorreva i villaggi insegnando (Mc 6,6). È impossibile riconoscere il suo volto, cogliere realmente i suoi gesti, lasciarsi raggiungere dalle sue parole senza essere per strada con Lui. Lui sempre ci dà spazio e tempo per essere annunciatori. Quindi, tutti dobbiamo trovare spazio per l’evangelizzazione ovunque ci troviamo.

La nostra fede ci spinge a muoverci verso gli altri, verso i fratelli e le sorelle, con tutto il cuore, portando la gioia nel Signore. Con questo il missionario diventa uno che “rompe le scatole”, come diceva S. Francesco d’Assisi nella sua preghiera. Nell’essere missionario ognuno diventa uno strumento di pace; porta l’amore dove c’è odio, porta il perdono dove c’è offesa, porta unione dove c’è discordia, porta fede dove c’è dubbio, porta verità dove c’è errore, porta speranza dove c’è disperazione, porta gioia dove c’è tristezza, porta luce dove c’è tenebre, cerca tanto di consolare quanto di essere consolato.

Non è per caso che la nostra fede è frutto di una evangelizzazione degli altri che viene dal comando del Signore Gesù (Mt 28,19a).

A questo proposito, vi racconto la storia di come ho ricevuto la fede: i Francescani Minori sono stati i primi che mi hanno avvicinato alla fede, quando ero ancora adolescente; parlavano della bellezza e della gioia di stare con Gesù. Poi sono stato battezzato dai missionari dell’Africa più conosciuti come i Padri Bianchi (il padre era scozzese) e ho vissuto nella parrocchia di origine con i padri di Belem più conosciuti come i padri della Svizzera. Ho studiato nel seminario propedeutico con i padri Belgi, ho studiato filosofia con i padri Comboniani, ho studiato la teologia con i padri diocesani, mi sono laureato con i padri gesuiti e nello stesso tempo ho vissuto con i padri Verbiti. Quindi tante congregazioni, ma una sola fede in Gesù Cristo.

Perché raccontare la storia della mia della fede in questo articolo? Tutto questo è per mostrare la universalità della missione e la necessità dell’annuncio di Cristo. Tutti noi siamo chiamati ad annunciare Cristo ovunque siamo. Ognuno a modo suo, usando i doni e i talenti che abbiamo ricevuto da Dio.

La Chiesa ci invita in questo mese di ottobre, mese missionario, a vivere in modo più intenso il comando del Signore Gesù: «Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho ordinato» (Mt 28, 19a).

Anche Papa Francesco ci propone quest’anno un tempo di riflessione nella giornata mondiale delle missioni: «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20). Questo comando è universale, nessuno è escluso.

Per finire con un “piccolo” pensiero, faccio mie le parole di S. Paolo quando disse: «Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; la necessità mi spinge, e guai a me se non predico il vangelo!» (1Cor 9,16).
A partire da questa necessità dell’annuncio del Vangelo da cui nessuno può scappare, concludo con questa canzone*:

Quello che abbiamo udito,
quello che abbiam veduto,
quello che abbiam toccato
dell’amore infinito
l’annunciamo a voi

Grandi cose ha fatto il Signore!
Del suo amore vogliamo parlare:
Dio Padre suo Figlio ha donato,
sulla croce l’abbiamo veduto.

...

Viene il regno di Dio nel mondo
e l’amore rivela il suo avvento;
come un seme germoglia nell’uomo
che risponde all’invito divino.

Che bello! Una canzone con un messaggio profondo che tocca e spacca il cuore.
Allora che cosa abbiamo udito, abbiamo veduto, abbiamo toccato e che cosa dobbiamo annunciare agli altri?
La Chiesa in cammino ha bisogno di te, mio fratello o mia sorella che hai letto questo piccolo articolo. Non avere paura. Gesù ha vinto la morte e ci annuncia la pace e il coraggio.
Tutti insieme ce la faremo.

Mese missionario ottobre 2021

Don Feniasse Maneira

* testo di Maurizio Lazzarin dell'A.C. di Annone Veneto