Il rito della pace, la preparazione dei doni e la professione di fede

Il rito della pace, la preparazione dei doni e la professione di fede

(dal rituale del nuovo messale)

*Prima che i doni vengano portati all’altare, ha luogo il rito della pace con il quale i fedeli, animati dalla parola di Dio, prima di celebrare il mistero eucaristico si manifestano reciprocamente l’amore fraterno. Il diacono o, qualora mancasse, lo stesso sacerdote che presiede la celebrazione proclama: “Sia pace tra voi” o un’altra simile monizione; e tutti si scambiano un segno di pace. Conviene che ciascuno dia la pace soltanto a chi gli sta vicino, in modo sobrio.

*Quindi si portano all’altare i doni, che diventeranno il Corpo e il Sangue di Cristo. Secondo l’ininterrotta tradizione ambrosiana, è bene che i fedeli presentino il pane e il vino; il sacerdote o il diacono li riceve in luogo opportuno e adatto, recitando la formula prescritta e li depone sull’altare. Il rito della presentazione di questi doni conserva il suo valore e il suo significato spirituale. Si possono anche fare offerte in denaro, o presentare altri doni per i poveri o per la Chiesa, portati dai fedeli o raccolti in chiesa. Essi vengono deposti in luogo adatto, fuori della mensa eucaristica.

Il canto di offertorio accompagna sia la processione con la quale si portano i doni, sia la loro presentazione. Anche qualora non si svolga la processione dei doni è sempre possibile accompagnare con il canto i riti offertoriali. Il sacerdote depone il pane e il vino sull’altare pronunciando le formule prescritte. 

 

*Prima di recitare l’orazione sui doni si proclama il simbolo, mediante il quale l’assemblea liturgica, apprestandosi a celebrare il mistero eucaristico, esprime la propria comunione con tutte le Chiese che, sparse nel mondo, professano l’unica fede nella santissima Trinità.

 

Questi tre momenti fanno da ponte tra la comunione della Parola e la comunione del Pane spezzato:

1) La comunione con la Parola, la profondità della storia di Gesù, presentata di volta in volta dal Vangelo e illuminata dalle due letture e dal salmo, ci sospingono innanzi tutto a riconoscerci fratelli, figli dello stesso Padre, con un gesto semplice, ma significativo: lo scambio della pace! Sottesa sta un’esortazione forte: non puoi far comunione con il Figlio Gesù, fratello per eccellenza, se a tua volta non ti senti fratello tra i fratelli!

2) La presentazione dei doni, delle cosiddette offerte, segna un ulteriore passo, prima della professione di fede fatta con la bocca e con la mente. Essa stessa è professione di fede, ma nell’offerta della mia vita: “Quello che possiedo so che è dono tuo, Signore. So anche che tu mi hai dato ogni cosa, la salute, il tempo, le doti, il denaro, perché io potessi generare fraternità, seguendo la tua giustizia, non quella degli uomini. So anche che quello che possiedo non basterebbe comunque per vivere davvero, se non assume la forma di una offerta a te, se la tua benedizione non mi permettesse di vedere in questi doni il segno del tuo volermi bene, del tuo provvedere.

3) Il legame stretto tra Parola e gesto eucaristico è tessuto, sotto diverso profilo, dalla professione di fede, chiamata anche simbolo. Perché un simbolo? Che cos’è un simbolo? Dal greco: “mettere insieme”, è un segno di riconoscimento. All’inizio era un oggetto rotto in due metà, che permetteva ai due contendenti di riconoscersi attraverso il ricongiungersi perfetto delle parti. Efficace illustrazione del suo significato si trova nel racconto dei discepoli di Emmaus (Lc24). Dopo aver ascoltato quello “Straniero” che illuminava i fatti tragici di Gerusalemme con le Scritture e i Salmi, entrambi iniziano a riconoscerlo e lo supplicano: “Resta con noi, perché si fa sera”. Al di là dell’immagine c’è questo desiderio: “Vogliamo te, solo la tua presenza può impedire che la notte scenda sulla nostra vita”. Infatti diranno poi che le parole di quell’uomo avevano riscaldato il loro cuore… tanto da riconoscerlo nello spezzare del pane! Ci auguriamo che ogni nostra professione di fede permetta alla Parola appena celebrata di riconoscerlo nell’Eucaristia, perché sia vera la comunione con Gesù e con i fratelli!

Don Luigi