In questo periodo che segue le feste natalizie appariranno su “In Cammino” sei riflessioni che ci aiuteranno a conoscere meglio la preghiera liturgica delle Ore, così da viverla comunitariamente, con migliore conoscenza dei suoi contenuti e delle modalità attraverso cui pregare coralmente. All’orizzonte c’è la scelta di introdurre, all’inizio della Quaresima, la recita delle Lodi e dei Vesperi, rispettivamente prima della Santa Messa del mattino e prima di quella della sera.
Quando nel settembre 2002 l’Arcivescovo Tettamanzi fece il suo ingresso nella Diocesi di Milano volle incontrare i presbiteri, i religiosi e le religiose, i membri dei Consigli Pastorali, …
In ogni assemblea scelse di approfondire il tema della Liturgia. Tra l’altro, con franchezza, si chiedeva ad alta voce: “Noi celebriamo l’Eucarestia e la Liturgia delle Ore. Le celebriamo con fede, con devozione, con cura e forse anche con gioia spirituale e talvolta persino con entusiasmo. Ma quanto il loro più profondo contenuto e significato (ossia il Mistero ricordato e celebrato) e quanto la loro espressione nelle parole e segni (come sono i testi biblici, patristici, di vita spirituale e pastorale della Chiesa e i diversi riti che compiamo) entrano ed incidono di fatto nella nostra vita spirituale e costituiscono realmente l’anima, il tracciato, la spinta e la forza della nostra azione pastorale?”.
L’Arcivescovo toccava subito il nodo fondamentale: non basta recitare, occorre lasciar parlare il Signore e promuovere con Lui un reale dialogo. L’obiettivo che ci poniamo è pertanto quello di aiutarci a comprendere più a fondo la storia e il senso della preghiera liturgica della Chiesa così da viverla con buona consapevolezza e con la partecipazione del cuore.
L’espressione “Liturgia delle Ore”, per indicare la preghiera liturgica della Chiesa, è stata promossa dalla notevole ed intensa riflessione che, su questo ambito, ha promosso il Concilio Vaticano II. Le sue origini traggono fondamento dal testo biblico degli Atti degli Apostoli: esso ci ricorda infatti come la comunità cristiana degli inizi pregasse con frequenza, collocando i momenti comunitari in orari determinati della giornata.
Atti 2, 1-15 ci ricorda come i discepoli si radunassero all’ora terza (le 9 del mattino); a quell’ora era disceso su di loro lo Spirito Santo, nel giorno della Pentecoste. Pietro, mentre si trovava a Giaffa, era salito “verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare” (10,9). “Pietro e Giovanni stavano salendo, un giorno, al Tempio per la preghiera verso le tre del pomeriggio” (3,1). Anche Paolo e Sila “verso mezzanotte, in preghiera, cantavano inni a Dio” (16,25). Da subito, pertanto, nacque la consuetudine di trovarsi durante la giornata, identificando le preghiere con le antiche ore romane: Prima, Terza, Sesta e Nona.
Nel frattempo erano già state identificate le due “ore cardine”, al sorgere e al calare del sole: Lodi e Vesperi. A poco a poco si aggiunsero, soprattutto nei monasteri, la preghiera della Veglia notturna (ufficio delle Letture) e quella che precedeva il riposo notturno (Compieta).
Un’ultima parola, in questa prima riflessione, vorremmo spenderla sulle diverse tradizioni che vengono promosse nella Chiesa rispetto alla Liturgia delle Ore; soprattutto si evidenziano due correnti: l’ufficiatura monastica e quella chiamata “ufficiatura cattedrale”. La prima era molto prolungata e sobria; i monaci erano votati alla preghiera per cui recitavano i salmi progressivamente, secondo l’ordine numerico e, almeno nei primi secoli (in Oriente fino al VI in Occidente fino all’VIII), si davano i turni perché qualcuno, in comunità, pregasse sempre. Era uno sforzo ascetico notevole.
La preghiera “cattedrale”, a cui partecipava il Vescovo, i presbiteri, i diaconi, gli accoliti e, più tardi, anche il popolo, aveva invece caratteristiche diverse: era più breve; si curava molto la ritualità e i simboli, così che il popolo potesse comprendere meglio. Le due modalità diventeranno sempre più complementari: l’ufficiatura monastica sottolineerà come la parola debba essere accolta, meditata, assimilata, anche attraverso la “Lectio” personale e comunitaria; quella “cattedrale” porrà in evidenza la lode al Signore, il ringraziamento, le preghiere di intercessione.
Con il passare dei secoli le due tradizioni si arricchiranno vicendevolmente.
Don Peppino