Liturgia delle Ore II: i vari mutamenti durante i secoli

Liturgia delle Ore II: i vari mutamenti durante i secoli

Con il “Medio Evo” si assiste, soprattutto in Occidente, ad un fenomeno “involutivo”: la progressiva clericalizzazione della Liturgia delle Ore. La “tradizione cattedrale”, come abbiamo sottolineato nella prima riflessione, aveva come soggetto celebrante anche l’intero popolo di Dio; progressivamente questa preghiera tende ad essere riservata solamente al clero. E’ un fenomeno che, durante il periodo medioevale, investì tutta la liturgia, in particolare quella eucaristica. Mentre però alla S. Messa i fedeli continuavano ad “assistervi”, per la Liturgia delle Ore si creò gradualmente un’estraneità.

A creare questa situazione concorsero diverse cause; la più rilevante fu senz’altro la “questione linguistica”: la lingua latina, veicolo normale della liturgia eucaristica, non era più compresa dal popolo, che di fatto, nel quotidiano, utilizzava la “lingua volgare”.

Questa è stata la premessa per la sostituzione della Liturgia delle Ore con altre forme di preghiera popolare; è di questo periodo l’assunzione del “Santo Rosario” per le persone semplici e di fede.

Un’altra rivoluzione avvenne soprattutto nei monasteri e nei conventi; la Liturgia delle Ore divenne, anche in questo ambito, un fatto privato; se un monaco fosse oberato dalle tante occupazioni, l’importante era comunque pregare la Liturgia delle Ore, anche privatamente.

In particolare per i Benedettini scopo della vita di un monaco è il “vacare Deo”, l’avere, pertanto, tempo per Dio; la recita corale era quindi imprescindibile: eventuali lavori manuali venivano affidati ai “fratelli conversi”. Invece, i membri dei nuovi ordini mendicanti, tipicamente i francescani ed i domenicani, avendo come finalità principale l’evangelizzazione e la predicazione, non vivevano sempre nel convento. L’ufficiatura sacra, pur celebrata in coro quando si risiedeva in comunità, non poteva avere la stessa ampiezza e durata, quando si usciva per predicare nelle varie parrocchie o nei santuari.

Nasce, così, il “Breviario”, una ufficiatura abbreviata per coloro che erano continuamente chiamati a predicare in situazioni diverse. E’ di questo periodo l’assunzione del Breviario anche nel clero secolare, nei sacerdoti che risiedevano nelle comunità parrocchiali. Il popolo, comunque, era diventato estraneo a questa forma di preghiera.

Si registra un ulteriore mutamento dopo il Concilio Ecumenico di Trento (1545-1563); nascono nuovi ordini religiosi; tra di essi, ad esempio, i Gesuiti ed i Barnabiti. Se gli ordini mendicanti del secolo XIII, pur con notevoli mutamenti apportati all’Ufficiatura, avevano conservato la celebrazione corale in Convento, ora vengono fondate delle nuove Congregazioni religiose; esse avevano necessità, per l’evangelizzazione e le predicazioni che promuovevano, di una libertà e di una mobilità ancora maggiori.  S. Ignazio di Loyola, ad esempio, aveva proibito ai membri della Compagnia la cura stabile e prolungata nelle parrocchie; pertanto non prevede nessuna forma di ufficiatura corale; essa è riservata alla singola persona consacrata.

In questa situazione entra in gioco anche una componente di tipo giuridico che porta a considerare la preghiera del Breviario non più come un atto liturgico, ma come un dovere, un obbligo da espletare sotto pena di peccato grave. Si cade nel formalismo; ed addirittura in un dovere da compiere per poter poi donare il proprio tempo a tutte le attività pastorali.

Si perde, pertanto anche l’intuizione, molto presente nella vita delle prime comunità cristiane, di ritmare la giornata attraverso preghiere che aiutassero ad accogliere la presenza attenta e fraterna del Signore dentro il nostro personale vissuto quotidiano. Questo percorso ci porta oramai alle porte del Concilio Vaticano II (ottobre 1962 – dicembre 1965).

                                                              Don Peppino