“La morte ha alzato la mano fermandoci al posto di blocco dell’inviolabile”: questa è la constatazione che facciamo ogni giorno in tempo di Covid, la morte sta alzando la voce e sembra prendersi il ruolo di protagonista. Siamo costretti a fare i conti con l’ineluttabile destino dell’uomo proviamo allora a metterci in gioco lasciandoci aiutare dalla riflessione di due libri dell’antico testamento: Il Siracide e la Sapienza (per motivi di spazio non possiamo riportare i testi biblici, lasciamo a voi cercare sulla Bibbia tutti i riferimenti proposti).
Il Siracide non affronta il tema della morte in modo sistematico, non offre soluzioni (non ha l’idea della vita eterna), non si perde in dissertazioni filosofiche, non scappa nel futuro ma guarda bene al presente e a come viverlo in vista della morte. L’autore descrive la concretezza della difficoltà del dover vivere a lungo e malati. La medicina fa resistere fisicamente il corpo, ma non sempre la psiche e lo spirito resistono al pari del corpo. Hanno bisogno di sostegno. Questo non apre le porte all’eutanasia ma deve aiutare a prendere sul serio il dilemma che molti ammalati e anziani vivono (Sir. 30-17). Riflette su come la morte è pensata in modo diverso a partire dalle nostre condizioni di vita (amara per chi sta bene, gradita per chi è privo di forze e preoccupato di tutto) e della necessità di comprendere questo per non parlare con superficialità a chi vive nella sofferenza (Sir. 41, 1-4). Ben Sira si fa poi vicino a chi vive il lutto perché di fronte alla morte non bastano consigli generici. Per entrare nel suo mistero è importante entrare nel dolore di chi soffre per la morte, esserci (Sir. 38, 16-23). E tanti scappano da chi vive il lutto, la paura vince sulla presenza. Da ultimo (cap. 14), l’autore invita a trattarsi bene perché poi tutto finisce a godere della vita nell’amore del Signore . Non si deve guardare con angoscia alla morte perché è un dato di fatto e la vita va regolata sul pensiero di dover morire.
Il libro della Sapienza ci fa fare un passo in più rispetto a Ben Sira cercando di dare un senso alla morte. Alla fine del cap.1 leggiamo che Dio non ha creato la morte poiché ha creato tutto per l’esistenza ma sono gli empi che attirano su di sé la morte, che la chiamano amica (Sap. 2), quelli che dicono che la vita non ha senso e che quindi bisogna abusarne, abusare del creato e delle creature, togliendo di mezzo il giusto che con la sua vita è un richiamo ad altro. Ma se Dio ha creato l’uomo per l’immortalità e se la morte è solo per gli empi ,perché muoiono anche i giusti? Di che morte parla l’autore della Sapienza? Non parla della morte fisica che fa parte del nostro essere creature, parla invece della morte “seconda”, che non è quella fisica ma quella eterna . I giusti pare che muoiono ma non sono toccati dalla morte eterna anzi sono nelle mani di Dio (3, 1-2).
Ma cosa sono queste mani? Cosa ci racconta la Scrittura sulle mani di Dio?
Nell’Antico Testamento la mano di Dio crea (Is. 66, 1-2), si prende cura (Sal. 104, 27-28), le mani di Dio salvano (Dt. 5, 15), proteggono (Sal. 89, 22),rialzano chi è caduto (Sal. 37, 24), inviano e spingono (Ez. 2, 9 - 2Re. 3, 15 - Is. 8, 11). La mano di Dio è pure simbolo della sua giustizia (Is. 5, 25 - 2Sam. 24, 14).
Nel Nuovo Testamento il richiamo alle mani sananti di Gesù risuona 39 volte. Egli riceve il potere del Padre nelle sue mani con esse protegge le pecore dai nemici, benedice bambini e discepoli, guarisce, accarezza, tocca malati e resuscita i morti, salva Pietro che affonda.
Le mani di Gesù risorto portano i segni del suo amore.
La speranza nella resurrezione nasce dal guardare queste mani.
Alcune provocazioni per la riflessione personale o condivisa:
- Se stringiamo i denti, il fisico forse ce la farà ad attraversare la pandemia … ma la psiche?!
- La prospettiva con cui affronti la pandemia (e anche la morte) dipende dalle condizioni in cui vivi.
- Tu come esprimi la tua sofferenza?
- “Dio non ha creato la morte”: ci credi?
- Le nostre parole banali sfuggono la morte e tentano di correre oltre … la pandemia è come la mano ferma che intima un perentorio ALT, un “posto di blocco” alla nostra vita ordinaria.