“La santificazione è un cammino comunitario da fare a due a due” (Gaudete et exsultate, 141)

“La santificazione è un cammino comunitario da fare a due a due”  (Gaudete et exsultate, 141)

La tematica proposta dall’Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni per tutto l’anno pastorale e in particolare per la Giornata Mondiale delle Vocazioni del prossimo 25 aprile, si ispira ad una espressione di papa Francesco, contenuta nella Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate, 141 nella quale viene evidenziata l’importanza della comunità: “la santificazione è un cammino comunitario, da fare a due a due”.

Il motto di quest’anno vuole sottolineare quella dimensione forse ancora troppo poco evidenziata ed approfondita che riconosce alla vocazione una dimensione personale e, proprio per questo, comunitaria. La vocazione non è mai soltanto mia ma è sempre anche nostra: la santità, la vita è sempre spesa insieme a qualcuno e per qualcuno. E questo è un elemento essenziale di ogni vocazione nella Chiesa. 

Anche Papa Francesco, nel messaggio scritto per questa giornata, presentando la figura di San Giuseppe come custode delle vocazioni, ci ricorda proprio questo: “Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la maturazione del semplice sacrificio. Anche nel sacerdozio e nella vita consacrata viene chiesto questo tipo di maturità. Lì dove una vocazione, matrimoniale, celibataria o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla logica del sacrificio, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità, tristezza e frustrazione” (Francesco, Messaggio per la 58a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni).

L’epidemia di covid-19, nel picco raggiunto nella scorsa primavera, ha fatto emergere una consapevolezza sottolineata anche da papa Francesco in quell’iconico momento di preghiera del 27 marzo 2020: “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca” (Francesco, Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia, 27 marzo 2020). 

Siamo tutti sulla stessa barca e nel tempo della tempesta possiamo diventare solidali, perché riconosciamo il legame che tutti ci unisce e che solo dà vita oppure possiamo lasciar emergere i pensieri peggiori, iniziando ad odiarci gli uni gli altri, a guardarci come avversari, nemici, come incursori o come minacce. 

In questo tempo diventa urgente riflettere, pensare, contemplare il legame come elemento essenziale della nostra persona. Che la vita e la storia sono intessute in un intreccio di legami che soli offrono la possibilità di lasciar scorrere la vita dello Spirito, cioè la vita stessa.

Senza, la vita, non è possibile.

La vocazione è così: “Se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea. [Il patriarca Bartolomeo] ci ha proposto di passare dal consumo al sacrificio, dall’avidità alla generosità, dallo spreco alla capacità di condividere, in un’ascesi che significa imparare a dare e non semplicemente a rinunciare. È un modo di amare, di passare gradualmente da ciò che voglio io a ciò di cui ha bisogno il mondo di Dio. È la liberazione dalla paura, dall’avidità, dalla dipendenza” (Francesco, Laudato si’, 11). 

La vocazione è la mia parte, quella che posso fare e che posso fare io soltanto, sempre insieme agli altri.

Tutto questo è accompagnato dalla nostra fedeltà al Signore come ricorda sempre Papa Francesco: “Giuseppe è l’«uomo giusto» (Mt 1,19), che nel silenzio operoso di ogni giorno persevera nell’adesione a Dio e ai suoi piani. In un momento particolarmente difficile si mette a “considerare tutte le cose” (cfr v. 20). Medita, pondera: non si lascia dominare dalla fretta, non cede alla tentazione di prendere decisioni avventate, non asseconda l’istinto e non vive all’istante. Tutto coltiva nella pazienza. Sa che l’esistenza si edifica solo su una continua adesione alle grandi scelte. Ciò corrisponde alla laboriosità mansueta e costante con cui svolse l’umile mestiere di falegname (cfr Mt 13,55), per il quale non ispirò le cronache del tempo, ma la quotidianità di ogni padre, di ogni lavoratore, di ogni cristiano nei secoli. 

Perché la vocazione, come la vita, matura solo attraverso la fedeltà di ogni giorno” (Francesco, Messaggio per la 58a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni).


Don Michele Galli, 
Vice Rettore del Biennio Teologico del Seminario Arcivescovile di Milano