Questa settimana, in preparazione alla festa di Avigno, abbiamo chiesto a don Francesco di regalarci una testimonianza sul Sacerdote nel suo 45° di ordinazione sacerdotale. Cogliamo l’occasione per ringraziarlo del servizio che svolge tra noi e dell’esemplarità che continua ad offrirci come sacerdote. Auguri don Francesco! Ad multos annos…
Provo a rispondere a una domanda, che dovrebbe segnare la vita di tutti i credenti: ragazzi, giovani, adulti, anziani, coppie e preti che ricordano qualche significativo anniversario (io sono arrivato a 45 anni di ordinazione, ma diverse coppie e sacerdoti mi hanno superato!). La domanda: Oggi, che cosa mi chiede il Signore? Che strada mi indica da percorrere?
Pur sapendo che la risposta a questi interrogativi è personale, provo a indicare quattro ideali cartelli stradali, che il Signore innalza sul cammino che ci chiama a percorrere.
LA FEDE: IL SEME DA SALVARE
Il primo cartello stradale: salvare il seme. In un intenso dialogo preghiera di don Camillo con il “suo” Crocifisso dello scrittore Giovanni Guareschi incontriamo un prete preoccupato per il suo mondo che sta vivendo la pazzia dell’autodistruzione. Sa che la missione del Crocifisso non è fallita, ma domanda al Cristo che cosa fare di fronte al progresso sempre più grande che farà sentire l’umanità onnipotente, ma teme che l’uomo resterà piccolo nello spirito come un “bruto” delle caverne. Pertanto chiede: “Signore, che cosa possiamo fare noi?”.
Gesù risponde: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancora più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede”.
Il Signore chiede anche a noi di salvare il seme della fede, che porterà frutto secondo i suoi tempi. Non ci chiede un facile lamento sull’oggi, ma ci invita a salvare la fede. E’ questo il nostro compito attuale, che si apre sul futuro di Dio, che è aperto a tutti.
GESÙ: COME L’ARIA DEI POLMONI
Il secondo segnale sulla strada: la comunione con Gesù. Dice bene l’arcivescovo nella sua Lettera pastorale sulla Preghiera: “La spiritualità non può ridursi a una ricerca di quello che mi fa stare bene, ma deve diventare itinerario, ricerca. Uomini e donne intuiscono che la via per ‘stare bene’ non è quella che conduce a ripiegarsi su di sé, ma è quella che porta a un incontro di vita vissuta, in comunione con Gesù, irrinunciabile come l’aria dei polmoni”.
Per salvare il seme della fede è necessario aprire il cuore all’incontro con il Dio di Gesù. Non possiamo rinunciare a Gesù perché è come l’aria per i polmoni: senza aria si muore fisicamente, senza Gesù si muore spiritualmente. Ce lo insegna anche un Santo molto noto: “Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” (Agostino).
LA PREGHIERA: LA CURA DEGLI ALTRI
Il terzo indicatore stradale: la preghiera. Però nella preghiera “Si deve respingere la tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica dell’Incarnazione” (Francesco). Scrive l’arcivescovo Mario: “La sollecitudine per la preghiera è una forma di carità e ogni fratello e sorella dovrebbe prendersi cura anche della preghiera degli altri”.
Per questo ci è necessario l’incontro con il prossimo, che si può manifestare dentro una forma particolare di preghiera, non l’unica, di carità. Naturalmente iniziando dai vicini, anche con la cura della preghiera degli altri, che è come dire nel segreto della nostra anima: prego io per te, prendo io il tuo posto, custodisco il seme della fede anche per te!
L’EUCARISTIA: LA GRAZIA PER IL POPOLO
Il quarto segnale sulla via: la Grazia. “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). A partire da questa bella indicazione di Gesù, l’arcivescovo scrive: “Deve diventare abituale e condiviso imparare a celebrare l’Eucaristia come una grazia. Il rito che celebriamo è la grazia di entrare nel mistero come popolo santo di Dio”. La grazia dell’Eucaristia, che è dono di Dio per la nostra umanità, ci é necessaria per essere Chiesa: Comunità che ama e custodisce il seme della fede come possibile felicità per tutti.
Buon cammino a tutti sulle vie del Vangelo, che Gesù traccia con originalità per ciascuno di noi con il suo Spirito. A noi percorrere i passi nella fede con altrettanta originalità. Pertanto occorre seminare la fede per essere felici ben oltre le accoglienti feste d’autunno a cui siamo invitati per gustare le buone castagne e vivere la fraternità cristiana.