Eccoci arrivati a Pasqua, finalmente.
Su avverte in giro un grande desiderio, anzi molto di più: un’impellente esigenza di risorgere.
Seguendo la falsariga di tutti gli editoriali con i quali vi abbiamo accompagnato in quaresima con le riflessioni di p. Ermes Ronchi, volevo affidare questi auguri pasquali avvalendomi di un testo di Fr. Luciano Manicardi del monastero di Bose.
Lui descrive così la Pasqua:
«L’atto di entrare nel sepolcro da parte di Pietro e poi del discepolo amato (vv. 6.8) ha una valenza simbolica.
Noi entriamo, durante la nostra vita, in numerosi luoghi di morte (lutti, separazioni, abbandoni, fine di relazioni e di amicizie, incomunicabilità) e lasciamo anche entrare la morte in noi, divenendo noi un luogo di morte per gli altri (chiusura egoistica, arroganza, abuso, violenza, manipolazione, indifferenza).
La fede nella resurrezione, che è al cuore della fede cristiana, non coincide con una semplice fiducia nella vita, ma crede la vita che nasce dalla morte grazie alla forza dell’amore di Cristo.
Essa consente di entrare nelle situazioni di morte guardando oltre la morte e vivendo la resurrezione, ovvero amando o cercando di amare come Cristo ha amato e, soprattutto, credendo al suo amore per noi.
Cercare colui che è assente, vedere colui che non è visibile, trovare colui che non ha un luogo identificabile: questi sono gli elementi che caratterizzano la ricerca del Signore anche oggi.
Da fuggire è la pretesa di sapere con certezza dove sia il Cristo, dove sia da cercare e dove no.
Ha detto Gesù: “Se qualcuno vi dirà: ‘Ecco, il Cristo è qui, ecco è là’, non ci credete” (Mc 13,21).
Pretendere di individuare e circoscrivere il luogo del Risorto è operazione idolatrica, fatta dai manipolatori del religioso, che non sopportano l’insicurezza e la fatica della ricerca a cui obbliga il non est hic (“non è qui”: Mc 16,6)».
Con queste suggestive parole desideravo farvi gli auguri con la sottesa speranza che nelle parrocchie dell’intera nostra comunità pastorale non ci si affanni a cercare dove possa nascondersi il Signore risorto, ma ciascuno lo possa incontrare nella vita bella di tutti coloro che ve ne fanno parte perché o la Pasqua fa risorgere e rende evidente la parte più bella di noi, oppure … non sarà Pasqua!
Con i nostri migliori auguri
don Giampietro a nome di tutta la Diaconia
