Vogliamo rispondere alla domanda:
“Qual è il senso profondo di questa preghiera che la Chiesa ci offre per accompagnare il nostro cammino spirituale?”
C’è un approccio al Signore, che potremmo definire “culto naturale”; racconta di una umanità che cerca di raggiungere Dio per placare il suo possibile risentimento a motivo dei nostri peccati; per intercedere ed ottenere da Lui qualche favore. La liturgia cristiana, invece, in continuità con la visione del culto propria anche dell’ebraismo biblico, parla di un Dio che discende verso ogni donna ed ogni uomo; a loro chiede innanzitutto l’accoglienza della proposta di salvezza che Lui ci offre; è Lui che ci viene incontro, che butta nel profondo del mare il nostro peccato ed intesse con noi un dialogo. All’origine c’è il mistero di un Dio che si rivela a noi; la sua presenza è Grazia che eccede ogni possibile nostra richiesta.
Secondo la scuola benedettina la Liturgia è “opus Dei”; è l’opera che il Signore mette in atto per la nostra salvezza, per dare luce e profondità al nostro percorso interiore. Il centro della nostra preghiera è la scelta del Signore di donarci la sua salvezza.
Solo dopo aver accolto, nella fede, un regalo così grande, il credente può rispondere con la sua preghiera di gratitudine e di lode per quanto riceve ogni giorno; può immergersi nella misericordia del Signore; può chiedere di essere sostenuto dentro le sue fragilità.
La Liturgia delle Ore è contemporaneamente accoglienza della Parola che salva ed espressione di lode, di ringraziamento, di supplica.
Essa è la preghiera “ufficiale” di una Chiesa che riconosce la presenza di un Signore che, ogni giorno, bussa alla sua porta (Ap. 3,20). Non vuole mortificare la libertà di una preghiera personale che deve, invece, fluire di pari passo con la preghiera della comunità.
E’ una preghiera che ha sfidato la prova del tempo in ogni Chiesa del mondo cristiano; essa, pur nella varietà delle diverse tradizioni orientali e occidentali, è giunta inalterata fino a noi nelle sue modalità fondamentali e nelle sue finalità.
La fonte che ispira la Liturgia delle Ore è la Sacra Scrittura; è la parola di Dio; è l’inesauribile serbatoio da cui attinge testi e da cui è illuminata nelle varie orazioni che rivolge al Signore. Il libro dei Salmi è l’elemento portante dell’intera ufficiatura. Ci aiuta a promuovere il dialogo di salvezza tra il Signore Dio e la sua comunità; non si affievolisce mai. Ci chiediamo: perché la Chiesa di ogni tempo e di ogni tradizione ha scelto i Salmi per strutturare la sua preghiera ufficiale? Essi hanno una straordinaria capacità di leggere, anche con modalità altamente poetiche, i sentimenti, le attese, i timori, la sete di Dio presente nell’umanità di ogni tempo.
Da subito poi, nella Chiesa dei primi secoli, si percepisce come i Salmi possano essere concretamente riletti come preghiere capaci di parlare già, tanti secoli prima, della figura di Gesù Cristo e del Vangelo che ha annunciato. Un’antica tradizione, risalente addirittura al II secolo, aveva sintetizzato la sua riflessione, a questo riguardo, affermando: “Il Salmo è la voce di Cristo; il Salmo è preghiera diretta a Cristo”. In definitiva con la salmodia della Liturgia delle Ore, il Signore Gesù indica alla comunità cristiana di ogni momento della storia una Parola di salvezza; la Chiesa, che sceglie di essere fedele a Lui ritrova, in questo incontro quotidiano, il senso della propria missione nel mondo.
Lasciarsi educare dalla presenza, nella nostra vita, della Liturgia delle Ore è un rimedio sicuro contro gli eccessi e le esagerazioni del devozionalismo soggettivo. Una sapiente preghiera, formulata dai credenti, non può essere esclusivamente eucaristica o mariana, o penitenziale; occorre sia una sintesi equilibrata delle riflessioni e dei sentimenti che attraversano l’esistenza umana.
Santa Gertrude (1256-1302), monaca cistercense, considerata la più grande mistica del secolo XIII, chiedeva al Signore che la sua preghiera fosse sempre in armonia con la liturgia della Chiesa; è la strada sapiente a cui ci educa la Liturgia delle Ore.
Don Peppino