All’interno del discorso ampio e generale sulla storia della Liturgia delle Ore scegliamo di inserire il discorso sull’ufficiatura della Chiesa Milanese, connotata con l’aggettivo di “ambrosiana”.
I documenti che sono la fonte della nostra Liturgia delle Ore risalgono all’epoca medioevale; documentano però uno stadio più arcaico dei testi utilizzati; parte dei quali risale ai secoli V-VII.
L’impalcatura ufficiale è rimasta pressoché immutata fino all’inizio del Concilio Vaticano II; la fisionomia globale pertanto è rimasta sostanzialmente inalterata attraverso i secoli.
In particolare, in questa riflessione, ci soffermiamo sulle Lodi, chiamate anche Lodi mattutine. La struttura di questa preghiera del mattino è notevolmente diversa tra il rito romano e quello ambrosiano. Le mettiamo a confronto:
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Liturgia romana
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Descriviamo la struttura della liturgia ambrosiana
- Il Cantico di Zaccaria (Benedictus) è un solenne inno biblico di apertura della preghiera del mattino; è l’invito, che si rinnova ogni giorno, ad accogliere la visita del Signore Gesù, che è “il sole” che illumina le tenebre del mondo: “verrà a visitarci un sole che sorge dall’alto”. Si fa memoria del testo di Malachia (3,20): “Per voi, invece, cultori del mio Nome, sorgerà il sole di giustizia…” Questo “sole di giustizia”, preannunciato dai profeti, è il Signore Gesù.
- La prima orazione sottolinea gli atteggiamenti da assumere all’inizio di una giornata.
- Nelle principali feste e solennità è prevista l’antifona “ad Crucem”. Nasce come antico rito, probabilmente originato nella liturgia bizantina. Durante il canto di questo testo veniva portata all’altare una croce circondata da ceri accesi; davanti alla croce il presbitero celebrante recitava una seconda orazione, che si riferiva alla solennità che si stava celebrando.
- La salmodia: è costantemente strutturata in tre parti: cantico dell’Antico Testamento, salmi laudativi, salmo diretto. Nelle solennità è normalmente recitato il primo cantico di Mosè (Esodo 15), il canto pasquale della tradizione ebraica; nelle normali festività viene, invece, ricordata la prima parte del Cantico dei Tre Fanciulli (Deut. 3); è la lode di tutte le creature per il Signore che le ha portate alla luce. Fanno parte del nucleo originario delle Lodi i salmi “in laudate” dove ritorna continuamente il concetto dell’importanza di lodare il Signore per il grande amore che quotidianamente ci dona. A questi si aggiunge poi il salmo 116, che chiama tutti i popoli a lodare il Signore. La salmodia si conclude con il “salmo diretto”; è recitato da tutti. È scelto a partire dal suo riferimento, all’inizio della giornata; normalmente identifica un tema a cui ci si riferisce poi per l’intera giornata. L’orazione che segue riesprime, in riferimento a Cristo e alla Chiesa, il contenuto principale del salmo diretto.
- L’inno e le acclamazioni a Cristo Signore. L’inno (alla domenica si utilizza quello di Sant’Ambrogio, Splendor Paternae Gloriae = Splendore della gloria del Padre) esprime, attraverso immagini poetiche, la fede nel Cristo Signore, figlio di Dio. In particolare utilizza il simbolo della luce, per rendere lode a Cristo, sole e aurora per la vita dei cristiani.
Le sei acclamazioni che seguono, a cui si risponde Kyrie eleison, sono nell’Ufficiatura delle Lodi e sono in totale 188; si riferiscono a Gesù, a partire da quello che Lui, nel Vangelo, ha detto di sé stesso; prendono spunto anche da altri testi della Scrittura. Sono una quotidiana catechesi sulla figura di Gesù Cristo.
- Padre Nostro e conclusione. Il Padre Nostro è, nell’Ufficiatura ambrosiana, la vera orazione conclusiva; ad essa non si deve aggiungere nulla. Dopo aver proclamato la preghiera che ci ha insegnato Gesù, ogni altra preghiera umana, per quanto intensa e bella, si rivelerebbe superflua.
Don Peppino