Perdono e Misericordia

Perdono e Misericordia

Una volta le due domeniche precedenti la Quaresima portavano il nome di sessagesima e quinquagesima per indicare che mancavano, rispettivamente 60 o 50 giorni all'inizio della quaresima. Attualmente prendono il nome riportato nel titolo per suggerirci il contenuto spirituale di ciascuna di esse, quasi a dirci che cosa potremo sperimentare in questo periodo dell'anno liturgico che precede la Pasqua.

Per comprendere bene il significato del perdono e della misericordia di Dio, dobbiamo comprendere profondamente che cosa sia un peccato. Nella cultura odierna siamo abituati più a parlare di sbagli o errori, come se il peccato sia innanzitutto un tradimento della nostra umanità: non siamo stati capaci, in una certa azione, di realizzare quell'ideale di uomo che portiamo dentro di noi. Oppure, nella visione più tradizionale, è la trasgressione ad un comando che il Signore ci ha dato come regola di vita. Credo che sia più giusto pensare al peccato come il momento in cui non accettiamo il mistero pasquale, cioè che Cristo è l'unico salvatore dell'uomo: peccato è rifiutarsi alla misericordia con cui Cristo ha assunto la nostra condizione di lontani da Dio, un negare l'atto salvifico della Croce. Quando l'anima, anche innocente, vive in partecipazione al mistero pasquale del Signore, allora essa percepisce e sperimenta l'autentico senso del peccato.

Quando chiediamo perdono a Dio, noi chiediamo innanzitutto di riconoscere ciò che Dio PER --- DONO ci ha donato il Suo Figlio a nascere e morire per noi, e lo facciamo perché Dio ha un cuore attento a noi che siamo miseri (la MISERI-CORDIA), conoscendo la nostra debolezza. Incontriamo, così un Gesù che alla donna peccatrice (domenica 12) dice: "Neanche io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più. E un Padre (domenica 19) che ci corre incontro, dopo averci aspettato a lungo, in ansia per amore, che vuole solo far festa con noi.

Affetto e vicinanza del cuore alla nostra condizione di "povera argilla plasmata dalle tue mani" sono la motivazione dell'amore che Dio ci porta e premessa alla comprensione più profonda di che cosa sia il peccato: non è solo una disobbedienza alla sua legge, ma un tradimento del suo amore un rendere inutile la Croce del suo Figlio.

Per questo il grande peccato del mondo di oggi sta nel fatto che gli uomini hanno cominciato a perdere il senso del peccato, vedendolo solo come un tradimento della propria umanità o una disobbedienza alla legge di Dio, invece del riconoscere quanto Egli ha fatto per noi con l'opera del suo Figlio Gesù.

Proviamo a pensare che cosa significa, nella educazione dei fanciulli, tutto quanto detto; non si tratta di abituarli a venir dal confessore per dire: "ho disubbidito ai genitori e ho detto bugie..." ma di far comprender loro che devono vivere una vera comunione con Cristo, nelle gioiosa festività ecclesiale suscitata e creata dalla Pasqua dl Signore. Nel Sacramento della Penitenza noi non andiamo a chiedere la pace interiore ma una vera e piena comunione con il Signore Gesù per incontrarlo presso la comunità ecclesiale. Questo dovrebbe portarci anche a riscoprire la dimensione comunitaria di tutte le nostre colpe, invece che continuare a pensarle solo come nostre debolezze. Se così fosse saremmo più presenti alle celebrazioni comunitarie della penitenza, per sperimentare insieme la bellezza di un Dio che ci ama gratuitamente e ci usa clemenza, perché ha il cuore di un Padre ricco di misericordia.

Don Felice