Santa Cecilia, patrona della musica e del canto

Santa Cecilia, patrona della musica e del canto
Nobile romana vissuta tra il II e il III secolo e convertita a Cristianesimo, Santa Cecilia, vergine e martire, viene ricordata il 22 Novembre come patrona del canto e della musica.

È quanto mai incerto il motivo per cui Cecilia sarebbe diventata patrona della musica. In realtà, un esplicito collegamento tra Cecilia e la musica è documentato soltanto a partire dal tardo Medioevo.

La spiegazione più plausibile sembra quella di un'errata interpretazione dell'antifona di introito della messa nella festa della santa. Il testo di tale canto in latino sarebbe: Cantantibus organis, Cecilia virgo in corde suo soli Domino decantabat dicens: fiat Domine cor meum et corpus meum inmaculatum ut non confundar. Tradotto..."Mentre suonavano gli strumenti musicali, la vergine Cecilia cantava nel suo cuore soltanto per il Signore, dicendo: Signore, il mio cuore e il mio corpo siano immacolati affinché io non sia confusa". Per dare un senso al testo, tradizionalmente lo si riferiva al banchetto di nozze di Cecilia: mentre gli strumenti musicali (profani) suonavano, Cecilia cantava a Dio interiormente. Da qui il passo ad un'interpretazione ancora più travisata era facile: Cecilia cantava a Dio... con l'accompagnamento dell’organo. Si cominciò così, a partire dal XV secolo a raffigurare la santa con un piccolo organo a fianco.

Cantare in chiesa è partecipare attivamente alla messa, vuol dire essere in comunione con i propri fratelli che, in canto, innalzano le lodi a Dio. Ma nelle nostre chiese, sentiamo ancora la gente cantare? La risposta è: sempre meno. E la domanda successiva che scaturisce spontanea è: per quale motivo? La mia risposta, se pur personale, è che c’è carenza di educazione al canto, nella società, in famiglia, nella scuola, in chiesa.

È sempre più difficile reperire persone che abbiano voglia di mettersi in gioco, di prestare un servizio costante e duraturo se pur nelle possibilità di ciascuno di offrire il proprio tempo. Saper cantare è un dono di Dio, ma farlo sentire agli altri no... ci si vergogna. Ed ecco che nelle celebrazioni, spesso poco curate in questo aspetto, diventa sempre più difficile partecipare sentendosi parte di una comunità che prega ma si resta nella propria individualità senza “spartire nulla con i vicini”.

Le voci guida e gli animatori della liturgia, devono aiutare le persone a cantare, ma non devono essere l’unica voce udibile in chiesa. Il canto, è una delle più alte forme di preghiera. Che peccato sarebbe perdere completamente questa splendida espressione di fede. Eppure in tante chiese, questo avviene già. La liturgia è accompagnata da canti registrati che il sacrista o addirittura il sacerdote fa partire al momento giusto...purtroppo mi è capitato di partecipare ad una celebrazione di questo tipo, esperienza che non consiglio.

È importante preparare la messa scegliendo canti che favoriscano la partecipazione del popolo. È importante che persone musicalmente competenti, si rendano disponibili ad offrire un servizio di guida per gli altri, insegnando a riconoscere la bellezza in canti adatti alla liturgia e al periodo dell’anno liturgico o alla festività celebrata. È importante l’uso dell’organo, strumento indispensabile e perfetto per l’accompagnamento delle celebrazioni. Nelle liturgie solenni di Natale e Pasqua o in altre occasioni, si possono abbinare all’organo anche altri strumenti come il violino, il flauto, la tromba. La chitarra è uno strumento da utilizzare in assenza dell’organista, privilegiando l’arpeggio delle corde, in modo da ottenere un accompagnamento più raffinato e delicato.

L’esperienza di direzione della Corale di Masnago, che porto avanti ormai da vent’anni, mi insegna che per tenere insieme un gruppo di persone coese e appassionate, è necessario essere sempre pronti, preparati, saper proporre sempre nuovi obiettivi ma soprattutto far conoscere la bellezza della musica sacra ricercando brani della tradizione in latino, abbinandoli però a composizioni più moderne in lingua italiana che permettono anche la partecipazione del popolo almeno nei ritornelli.

Abbiamo la fortuna di avere alle spalle più di 500 anni di composizioni polifoniche, un patrimonio inestimabile tutto da conoscere e da apprezzare. Abbiamo la fortuna di abitare a Varese, città ricca di cori e maestri molto bravi e competenti dai quali possiamo imparare il gusto per il bello e la tecnica nella direzione corale. Non mancano a Varese anche compositori di musica sacra attenti alla liturgia, che collaborano strettamente con la diocesi di Milano e che propongono costantemente nuove composizioni corali e salmi armonizzati per ogni domenica dell’anno liturgico.

Il coro, nelle comunità dove è ancora presente, ha il compito di accompagnare le solennità, proponendo canti di partecipazione popolare e canti polifonici che aiutino nella preghiera con il semplice ascolto dei fedeli. È importante che non si propongano delle “messe concerto”, ma bisogna sempre avere l’attenzione di riservare i giusti spazi alla partecipazione del popolo con il coro che sostiene il canto.

A tutti coloro che hanno il desiderio di cantare in coro, rivolgo un invito caloroso a mettersi in contatto con me o con i responsabili dei cori delle parrocchie di appartenenza.
Non ci resta che augurarci di poter ritrovare la voglia di mettersi a servizio della Comunità, affidandoci con una preghiera a Santa Cecilia:

O Santa Cecilia, che hai cantato con la tua vita e il tuo martirio, le lodi del Signore e sei venerata nella Chiesa, quale patrona della musica e del canto, aiutaci a testimoniare, quella gioia del cuore

che viene dal fare sempre la volontà di Dio e dal vivere con coerenza il nostro ideale cristiano.

Aiutaci ad animare in modo degno la santa Liturgia, da cui sgorga la vita della Chiesa, consapevoli dell’importanza del nostro servizio. Ti doniamo le fatiche ed anche le gioie del nostro impegno, perché tu le ponga nelle mani di Maria Santissima, come canto armonioso di amore per Suo Figlio

Gesù.

Amen

Marco Muzzoni