Una sinodalità che trasforma il quotidiano della vita ecclesiale

Una sinodalità che trasforma il quotidiano della vita ecclesiale

«Il Sinodo minore ci ha insegnato che “Chiesa dalle genti” non coincide con e non può essere soltanto la “Chiesa dei migranti”: è invece la Chiesa che riconosce la ricchezza dei carismi che la abitano; che sa ascoltare quanto la fede individuale sa lasciarsi istruire dagli ambienti che abita e dalle sfide con cui è chiamata a misurarsi; è la Chiesa che finalmente riconosce che, pur abitando da generazioni questo territorio, è comunque chiamata a mettersi in movimento, perché è lo Spirito che ci raduna e non soltanto il legame di sangue o la radice territoriale».

Queste lucide parole del nostro Arcivescovo, tratte dalla lettera di inizio anno pastorale, esprimono bene il cammino diocesano di questi ultimi anni. Un cammino che fa sue le indicazioni di papa Francesco al Convegno ecclesiale di Firenze: «Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà».

Dentro la Chiesa italiana anche Milano vuole pensarsi più sinodale e partecipata, capace di abitare in modo consapevole le trasformazioni che sta vivendo. È questo il senso del sinodo minore “Chiesa dalle genti”, che ci ha permesso di riscoprire una dimensione essenziale dell’identità ecclesiale: l’essere “assemblea”, frutto della continua azione di raccolta dalle genti che lo Spirito non smette mai di operare. Il cammino sinodale ci ha insegnato che una Chiesa che si limitasse alla sola gestione del dimagrimento in atto del proprio corpo istituzionale diventerebbe una Chiesa ben presto incapace di dire parole significative agli occhi di una cultura in profonda trasformazione.

Ci ritroveremmo – in parte lo siamo già – ridotti alla sola gestione del bisogno religioso, meri liturghi di un mondo che elabora altrove i significati fondamentali della vita. Ci scopriremmo ben presto incapaci di mostrare che la fede cristiana è in grado anche oggi di dare strumenti ed energie per la nascita di forme inedite di umanesimo, favorendo l’insorgere di nuove esperienze e di nuove pratiche di vita cristiana.

Una Chiesa dalle genti è invece una Chiesa che non si preoccupa tanto della tenuta del suo tessuto organizzativo, ma si concentra nella ricerca e nella cura dei luoghi in cui oggi prende forma l’esperienza cristiana come esperienza in grado di dire il senso della vita, della solidarietà, della cura, dell’inclusione.

Il momento sinodale è stato da questo punto di vista un vero kairos, un momento reale di presa d’atto che ciò che viene chiesto alla chiesa ambrosiana è un cambio di passo. Non si tratta di immaginare forme di presenza ancora più complesse e complicate dal punto di vista organizzativo, quanto piuttosto di cambiare lo stile e la forma del nostro esserci. La Diocesi ha cominciato a percepire l’esigenza di una nuova modalità di presenza dentro territori che sanno già organizzarsi autonomamente e già generano senso e forme di significato per la vita delle persone che li abitano. 

Il percorso sinodale ci ha permesso di comprendere che in questi spazi occorre anzitutto esserci per ascoltare e riconoscere quanto lo Spirito già sta seminando, e come sempre lo stesso Spirito non smette di raccogliere il popolo di Dio, anche se attraverso forme e azioni differenti.

Una Chiesa dalle genti, una Chiesa maggiormente consapevole della propria cattolicità grazie al processo sinodale vissuto, può tradurre questa consapevolezza in scelte pastorali condivise e capillari sul territorio diocesano. E con la propria vita quotidiana trasmettere serenità e capacità di futuro anche al resto del corpo sociale. Grazie al sinodo infatti abbiamo maturato strumenti per leggere e abitare con maggiore spessore e profondità quella situazione sociale e culturale molto complessa che spesso definiamo in modo già linguisticamente riduttivo come “fenomeno delle migrazioni”. Una Chiesa dalle genti: una Chiesa in sinodo che ha inteso vivere questo cammino proprio per restare fedele alla sua identità ambrosiana: come ai tempi di sant’Ambrogio, in continuità con il suo spirito.

Mons. Luca Bressan
Vicario episcopale per la cultura, la carità, la missione e l’azione sociale