Siamo giunti anche quest’anno al nostro tradizionale appuntamento con la settimana eucaristica. Quest’anno, in diaconia, abbiamo deciso di rivederne l’impostazione per renderla il più possibile “partecipata” da tutti e trasformarla in un’occasione per mettersi “a tu per tu” davanti al Signore in maniera silenziosa senza venire troppo investiti da parole e riflessioni.
A me preme allora approfittare di questo spazio che mi è concesso per rimarcare la eccezionale occasione che viene offerta di un’adorazione prolungata. E lo faccio ripresentando alcuni “punti fermi” circa il valore dell’Eucaristia.
1. LA COMUNIONE CHE FONDA LA CHIESA
La Chiesa nasce da questo avvenimento misterioso: degli uomini vengono resi partecipi, vengono misteriosamente coinvolti, nel sacrificio di Cristo. Questo è qualcosa di realmente stupendo, se ci pensiamo bene. I discepoli nel cenacolo, quei discepoli che poi se la sarebbero data a gambe in un modo o nell’altro, vengono comunque preventivamente resi partecipi di questo evento che sconvolge tutto il creato: l’uomo è liberato dalla schiavitù del peccato, e si riconquista come libertà che nell’affidamento a Dio può realizzarsi per sempre.
2. EUCARISTIA: ANTIDOTO ANTI-DISGREGANTE
L’Eucaristia è quindi l’antidoto contro la logica contemporanea della disgregazione. Quante divisioni sperimentiamo negli ambienti in cui viviamo. Quante disgregazioni anche tra noi cristiani. E queste disgregazioni sono sotto gli occhi di tutti. Proprio per questo abbiamo il dovere di creare una unità, non finta: sarebbe un’illusione che verrebbe smascherata troppo facilmente. Abbiamo il compito improrogabile di essere fedeli a quel patto che abbiamo stretto nella comunione con Gesù. E il patto è proprio questo: “la comunione intima che c’è con Te Gesù sia quella che realizzo con il mio prossimo”.
L’Eucaristia richiede quindi la conversione del cuore, ma allo stesso tempo con la forza e con la grazia che si sprigiona da questo sacramento, accompagna questa conversione. Ricevere l’Eucaristia mi ricorda che la felicità vera viene dall’unione intima con un Altro (che è Gesù) che mi realizza come uomo salvandomi, che la felicità per sempre non la posso guadagnare da solo. Ricevere l’Eucaristia significa allora essere fedeli al comandamento della comunione.
3. STUPORE – GRATITUDINE E MISTERO EUCARISTICO
Oggi l’uomo fatica a provare un atteggiamento di stupore davanti alle cose che accadano. Sembra che dentro di noi ci sia qualche cosa, una sorta di vaccinazione, che ci fa trovare pronti e preparati di fronte a qualsiasi cosa accada. Non abbiamo più il coraggio di provare lo stupore che nasce dalla contemplazione di un dono totalmente gratuito e inaspettato. Questo atteggiamento di “vaccinazione”, e forse di abitudinarietà, lo proviamo anche dinanzi all’Eucaristia.
Vorrei che il nostro cuore, per la grazia dello Spirito che invochiamo anche questa settimana con insistenza, il nostro cuore diventasse finalmente quel cuore evangelico, quel cuore da bambino, capace di rimanere stupito, in silenzio, a bocca aperta di fronte a un fatto inaspettato: il mio Dio non solo si è fatto carne, ma ha consegnato questo suo corpo, crocifisso e risorto, in un tozzo di pane e in un calice di vino, perché ogni credente possa entrare in comunione con lui.
4. COMUNIONE E RESPONSABILITÀ DEL CRISTIANO
Nella comunione eucaristia si ripropone la scena evangelica in cui Gesù comanda al suo interlocutore: “va e fai lo stesso”. La responsabilità del Cristiano che ha comunicato all’Eucaristia è quella di non vergognarsi di mostrare agli altri il suo volto gioioso, grato, stupito. Un gaudio, una gratitudine e uno stupore che nascono dall’avere contemplato e assaporato il mistero della fede, la redenzione che si fa cibo nel pane e nel vino consacrato.
Una forma “nuova” per una comunità “nuova” che vuole essere una Chiesa “nuova” ... vi aspetto!
Don Giampietro