Guarda tutti gli articoli della comunità

Affinché la Parola di Dio corra

 

Due sono i poli di riferimento delle prossime Giornate Eucaristiche: la scelta di sostare davanti a Lui e di riflettere sul dono dell’Eucarestia il confronto con gli Atti degli Apostoli e l’indicazione di Gesù di annunciare e testimoniare il Vangelo Ci guida il testo di Marco 3,13-15: “Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Né costituì Dodici – che chiamò apostoli - , perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni”. Da una parte sappiamo per certo che: “La fede se non è seguita dalle opere, in sé stessa è morta”. (Gc 2,17); dall’altra l’indicazione di Marco ci ricorda che il primo obiettivo fissato da Gesù per i suoi apostoli è quello di sostare da lui. Quando si percepisce di essere amati di un amore gratuito (quali sono i nostri meriti per essere così amati dal Signore?), impareremo a contemplare il suo amore su di noi; avremo la capacità di vivere un amore gratuito. L’Eucarestia è la dimostrazione chiara della predilezione che il Signore ha su di noi. Insieme riflettiamo anche sulla richiesta di Gesù di annunciare e testimoniare il Vangelo. “La fede si irrobustisce e si realizza donandola”. Così Giovanni Paolo II indicava la strada a tutti i cristiani. Del resto S. Paolo afferma: “Non è per me un vanto predicare il Vangelo; è un dovere per me. Guai a me se non predicassi il Vangelo”. L’annuncio è la nostra identità più profonda. Ci incontreremo per aiutarci a camminare su questa strada. don Peppino

Affinché la Parola di Dio corra

Il nostro “vaccino”: farci in 5 per ripartire!

 

Inizia il mio secondo anno tra voi, e lo inizio con delle certezze maggiori e una consapevolezza più forte e chiara di ciò che mi aspetta. Questa volta non parto dal Covid 19, sono veramente stanco di darla vinta a quel piccolo invasore di virus che sta condizionando il nostro vivere. Virus o no, tutti noi siamo chiamati a rialzare la testa per costruire un altro pezzo di storia della nostra comunità pastorale e della nostra vita familiare personale. E vogliamo farlo come Chiesa, non in una maniera qualunque. Non c’è tempo per fermarci a rimpiangere ciò che poteva essere e non è stato possibile realizzare. Intendo invitare tutti voi a guardare avanti e per farlo, ci lasciamo condurre dalla sapienza della Chiesa che aveva già tracciato a Firenze, nel convegno circa il ruolo e l’azione dei laici nella Chiesa, il cammino da intraprendere, attraverso 5 verbi. 1.  Uscire  «Voi uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso. Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada. Dovunque voi siate, non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo». In queste parole di papa Francesco troviamo l'indicazione del grande compito per il nostro tempo, segnato dalla creatività e dal travaglio tipici di ogni cambiamento d'epoca. Quando si presentano nuove sfide, addirittura difficili da comprendere, la reazione istintiva è di chiudersi, difendersi, alzare muri e stabilire confini invalicabili. È una reazione troppo umana. E qui vorrei che si raccogliesse la prima sfida, in una prospettiva nuova: si può uscire con fiducia; si trova l’audacia di percorrere le strade di tutti; si sprigiona la forza per costruire piazze di incontro e per offrire la compagnia della cura e della misericordia a chi è rimasto ai bordi. Vorrei che il vostro cuore battesse all’unisono con il mio nel prenderci a carico i fratelli che si sentono o si sono esclusi dalla chiesa… andiamo a recuperarli! 2.  Annunciare «Rallegrati», dice l’angelo a Maria. L’annuncio ha da subito il sapore della “gioia”. Come la Vergine, sperimentiamo davvero la gioia del Vangelo. Annunciare è gioire, è aumentare la propria vita, è osare, è condividere, perché non esiste gioia che non senta il bisogno di essere condivisa. Annunciare la gioia, non la paura: la gioia non è allegrezza da esibire, ma profondità, leggerezza e umiltà. Puntiamo all'essenziale. Incamerando la sapienza a cui ci invita il nostro Arcivescovo Mario, vorrei invitare la mia Comunità a ricompattarsi sul messaggio centrale della nostra fede: il Figlio di Dio incarnato (che dà attenzione alla concretezza delle situazioni reali delle persone), Gesù che è morto (e che muore nelle difficoltà, nei fallimenti, nella sofferenza e nell’esperienza della morte che ognuno di noi può aver fatto), Gesù che è risorto (perché la morte offerta per amore non è l’ultima parola, perché si possa sperimentare una vita carica di prospettive e capace di sperare). Come comunità cristiana abbiamo qualcosa da dire all’uomo di oggi; non lasciamo la parola solo a chi urla (spesso a sproposito) e a chi ha sempre da lamentarsi. 3.  Abitare È un verbo che, come viene mostrato anche nella Evangelii Gaudium, non indica semplicemente qualcosa che si realizza in uno spazio. Non si abitano solo luoghi:  si abitano anzitutto relazioni . E in tutto questo non si parte da zero . Il cammino ulteriore che ci attende è un cammino che come comunità stiamo facendo da tempo, andando incontro alle singole esigenze di vita. Lo facciamo, consapevoli che l’abitare, per il cattolico, è anzitutto un “farsi abitare da Cristo”, perché solo a partire da qui può essere fatto spazio all’altro. Mi domando: in cosa consistono, concretamente, queste relazioni buone che dobbiamo rilanciare e praticare nella vita di tutti i giorni? Mi vengono in mente alcuni verbi: ascoltare, lasciare spazio, accogliere e accompagnare. Si deve partire credendo fortemente alla forza delle relazioni. 4.  Educare per educare occorre avere il cuore aperto. L’educazione è una scommessa laboriosa, fatta di rinunce, ascolto e apprendimento, i cui frutti si raccolgono nel tempo, regalandoci una gioia incomparabile. Si realizza quando l’educazione cristiana, rischiando modi e forme sempre nuove, si conforma all’educare di Cristo, sia quanto a  contenuto  (l’unicità e irrepetibilità della persona – impariamo a stimarci!) sia quanto a  metodo  (la centralità della persona, la relazione e l’incontro personale, l’attenzione alle attese, alle domande, alle fragilità e ai bisogni, la pazienza e il rispetto dei ritmi di crescita di ognuno). Tanto stiamo facendo nel campo dell’educare, ma mi permetto di mettere in guardia su alcune attenzioni di fondo: la priorità nell’educare va data agli ideali, non alle ideologie. In secondo luogo, sono convinto che all’educatore siano richiesti “esercizi” di umiltà, per accompagnare e non forzare i percorsi di crescita; “esercizi” di disinteresse e gratuità, per non legare a sé le persone ma orientare e proporre rispettando la libertà. Se la fatica di educare è evidente, tuttavia è sempre un compito bello e appassionante. Le sfide dobbiamo percepirle come risorsa  più che come problema, come opportunità per ripensare e rivedere alcune prassi, come sollecitazione al cambiamento. 5.  Trasfigurare Gesù nei suoi incontri quotidiani, nel suo sguardo sul mondo e l’umanità, non ha mai lasciato cose e persone come le aveva trovate, ma ha trasfigurato tutto e tutti. Ha fatto nuove tutte le cose. È il Signore che trasfigura, non siamo noi! Che bello se la nostra Comunità Pastorale si lasciasse trasfigurare senza ostacolare l’opera di Dio in noi e intorno a noi, ma sapendola piuttosto riconoscere e aderirvi. In sintesi, trasfigurare è far emergere la bellezza che c'è, e che il Signore non si stanca di suscitare nella concretezza dei giorni, delle persone che incontriamo e delle situazioni che viviamo.  Inizio il 2° anno in mezzo a voi… con tanta energia interiore di proporre, invitare, indirizzare… perché avverto che tutti abbiamo voglia di cambiamento… perché Gesù non è venuto a conservare l’esistente, ma a renderlo più bello… Ci state?                                                                           don Giampietro

Il nostro “vaccino”: farci in 5 per ripartire!

Volentieri: don Peppino si presenta

 

Un saluto cordiale, fraterno, a tutte le persone della Comunità Pastorale “Maria, Madre Immacolata”. Ringrazio il Signore per questa opportunità che mi viene donata, quella di vivere il mio ministero in mezzo alla gente. Il sentimento più grande che vivo in questi giorni è la serenità, la pace del cuore.  Intanto mi presento: sono don Peppino Maffi; a novembre compio 75 anni. Sono di origine bergamasca; considero comunque come mio paese d’origine Robecco sul Naviglio (Mi); mi sono trasferito lì quando avevo tre anni. Sono il primo di tre fratelli. Considero positiva e intensa l’esperienza vissuta in famiglia. Mio papà è mancato nel 2014; porto con me a Bobbiate mia mamma (97 a.). Ho vissuto l’esperienza del Seminario tra il 1956 e il 1969; dalla prima media all’Ordinazione sacerdotale.  Le tappe del mio servizio presbiterale: vicario di Pastorale giovanile a Solbiate Arno (1969-1982) parroco a Valle Olona (1982-1992) responsabile Ufficio missionario diocesano (1992-1998) prevosto a Varese (1998-2006) rettore del Seminario di Venegono Inferiore (2006-2014) e Vicario Episcopale del Clero (2006-2012) accompagnatore dei presbiteri giovani (2014-2020) … e adesso in mezzo a voi Un breve pensiero; utilizzo il testo di Mc 3,13-15: “Gesù salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.” Gesù chiama mentre è sul monte, il luogo che Lui prediligeva per la preghiera. Non chiama i più meritevoli; ha tanta misericordia per le scelte e le parole meno corrette dei suoi discepoli. E li chiama “perché stessero con Lui”. Vorrei, accompagnandomi a voi, testimoniare l’importanza e la bellezza della preghiera, della relazione con il Signore; in particolare nell’ascolto della Parola, nella celebrazione dell’Eucarestia, nella sistematicità ad accostarsi al Sacramento della Riconciliazione.  Li chiama perché annuncino il Vangelo; occorre continuare a conoscere meglio il Signore, lasciandoci affascinare dalla sua presenza, dalla sua vita. Li chiama perché abbiano cura delle persone fragili, deboli; è il nostro compito quotidiano. La parabola del samaritano indicherà ai discepoli e a noi i passi da compiere. E tutto con umiltà e con una profonda scelta di comunione all’interno delle nostre otto comunità.  Grazie per l’accoglienza di cui, in questi giorni, ho già goduto.                                                                        Don Peppino

Volentieri: don Peppino si presenta

Festa della Comunità pastorale: un grappolo d'uva e una candela

 

8 dicembre: solennità dell’Immacolata e festa della nostra Comunità Pastorale… No, fermi! So benissimo che anche questa per tanti di voi finirà sotto l’etichetta del “Quest’anno niente… come tutte le altre feste patronali parrocchiali”. Ma questa non è “solo” una festa patronale, è “la” festa di tutte le nostre 8 parrocchie insieme… Possibile che non ci sia un modo per cercare di renderla nostra, nonostante tutto? Mentre provo a raccogliere qualche idea per “incartare bene” il prodotto che la commissione delle 8 parrocchie insieme al Consiglio pastorale ha pensato, mi torna alla mente un vecchio racconto che avevo proposto un’estate di qualche anno fa ai miei ragazzi in campeggio, in uno di quei giorni dove tutto sembrava andare storto e si sperava che arrivasse presto sera per iniziare poi un giorno diverso. Il racconto si intitola “ il cerchio di gioia ”… proviamo a rileggerlo insieme. "Un giorno, non molto tempo fa, un contadino si presentò alla porta di un convento e bussò energicamente. Quando il frate portinaio aprì la pesante porta di quercia, il contadino gli mostrò, sorridendo, un magnifico grappolo d'uva. "Frate portinaio", disse il contadino, "sai a chi voglio regalare questo grappolo d'uva che è il più bello della mia vigna?" "Forse all'abate o a qualche padre del convento". "No. A te!". "A me?". Il frate portinaio arrossì tutto per la gioia. "Lo vuoi dare proprio a me?". "Certo, perché mi hai sempre trattato con amicizia e mi hai aiutato quando te lo chiedevo. Voglio che questo grappolo d'uva ti dia un po' di gioia". La gioia semplice e schietta che vedeva sul volto del frate portinaio illuminava anche lui. Il frate portinaio mise il grappolo d'uva bene in vista e lo rimirò per tutta la mattina. Era veramente un grappolo stupendo.    Ad un certo punto gli venne un'idea: "Perché non porto questo grappolo all'abate per dare un po' di gioia anche a lui?". Prese il grappolo e lo portò all'abate. L'abate ne fu sinceramente felice. Ma si ricordò che c'era nel convento un vecchio frate ammalato e pensò: "Porterò a lui il grappolo, così si solleverà un poco". Così il grappolo d'uva emigrò di nuovo. Ma non rimase a lungo nella cella del frate ammalato. Costui pensò infatti che il grappolo avrebbe fatto la gioia del frate cuoco, che passava le giornate a sudare sui fornelli, e glielo mandò. Ma il frate cuoco lo mandò al frate sacrestano (per dare un po' di gioia anche a lui), questi lo portò al frate più giovane del convento, che lo portò ad un altro, che pensò bene di darlo ad un altro. Finché, di frate in frate, il grappolo d'uva tornò dal frate portinaio (per portargli un po' di gioia). Così fu chiuso il cerchio. Un cerchio di gioia." E se quest’anno la nostra festa dell’8 dicembre assumesse questo stile? Provate a pensarci: l’occasione in cui ogni parrocchia delle nostre “fa a gara” a recare un po’ di gioia a qualche altra parrocchia. È vero, la festa di quest’anno sarà senza bancarelle di Natale, senza spettacolo musicale del sabato sera, senza cena comunitaria… ma chi ci impedisce di riempirla di gioia, magari condividendola con qualche altra “parrocchia sorella” della comunità? Noi ci stiamo preoccupando di fornire “gli ingredienti” necessari alla gioia:  a partire da lunedì 23 in ciascuna delle nostre 8 parrocchie a turno alla sera si pregherà insieme chiedendo alla Madonna Immacolata di arricchirci con uno dei suoi sentimenti ; e poi che ognuno faccia la propria parte nel contagiarci vicendevolmente di aria di festa. Non occorre molto per far festa, è sufficiente che ciascuno metta in circolo un po’ di gioia e si prenda cura di far sì che arrivi a destinazione in casa di qualche amico e almeno nella parrocchia vicino alla nostra.A volte pensiamo che per far festa occorra mettere insieme tante cose e debbano esserci condizioni del tutto favorevoli, ma, se ci pensiamo bene, il segreto è un altro: quando scende l’oscurità della sera come fate a vincerla? Semplicemente accendo la luce! Non servirebbe a nulla cercare di scacciare l’oscurità… o lottare contro di essa. Ma la si vince…  riempiendola di luce. Ecco perché anche quest’anno potremo vivere la nostra festa dell’Immacolata in maniera splendida, perché nessuno ci potrà impedire di riempire di luce con la nostra gioia l’oscurità che ci sta attorno. E se la mia gioia inizio a trasmetterla a qualche altro e lui a sua volta fa lo stesso … che Comunità luminosa diventeremo. … aspetto il vostro grappolo d’uva! Don Giampietro  

Festa della Comunità pastorale: un grappolo d'uva e una candela

Vagabondo o pellegrino? Il mio saluto a don Nicola

 

Non abbiamo avuto l’opportunità di condividere molti anni pastorali insieme, caro don Nicola, ma solo 11 mesi… Eppure il nostro è stato un periodo in cui, per dirla con un motto latino (te lo ricordi ancora il latino?), ciò che abbiamo condiviso del Regno di Dio non è stato “multa, sed multum”, non molte cose, ma “molto” a livello di intensità spirituale, di identità sacerdotale e di confronto spirituale. Passare “da coadiutore a parroco responsabile di comunità” non è un salto leggero, apre orizzonti veramente diversi nella vita spirituale di un sacerdote. Proprio per questo, in nome di una stima che in questi mesi è maturata in me nei tuoi confronti, se non ti offendi, mi permetto allora di condividere con te, a voce alta e cuore aperto, alcune attenzioni che ti potranno essere d’aiuto nella nuova fase del tuo ministero sacerdotale. Proprio perché tu sei chiamato a prenderti cura della Chiesa che è, per dirla con S. Paolo, il Corpo mistico di Cristo, come mio particolare saluto ti vorrei dare qualche “consiglio” sull’importanza “del corpo”.  Innanzitutto i  piedi : quante penitenze devono sopportare per correre sempre a destra e a sinistra, a passo lento o di corsa, in mezzo all'acqua o sotto il sole cocente, con i tuoi comodi sandali che adori o con le rigide scarpe invernali; e ti accorgerai di quante lamentele il prete deve sopportare dai suoi piedi perché reclamano il loro giorno di riposo come tutte le persone di questo mondo, oppure perché non vengono mai lodati pubblicamente come invece capita per tante altre parti del corpo... Insomma, se non possiedi dei piedi ben rodati e pronti a tutto, pronti a raggiungere tutti, anche quelli che ti scappano o lasci scappare perché meno simpatici, piedi che non si curano della stanchezza e non misurano il bene da recare ad un altro ... rischi di fare ben poca strada!  Poi le  mani : quelle dei muratori le riconosci per i calli, quelle dei falegnami per qualche cicatrice di troppo, quelle dei bancari per il tatto sensibile, quelle dei preti ... perché sono bucate (non frainterdermi: non intendo alludere che sei spendaccione!); sì, un prete che si rispetti deve avere qualche buon buco nelle proprie mani. In primo luogo perché così assomigliano di più a quelle del suo Signore in croce, poi perché sentono meno il peso di ciò che devono portare (o sopportare!), in terzo luogo perché solo così non rischiano di trattenere niente di quello che afferrano, ma tutto ricade sui bisogni di coloro che al prete si affidano. Le  corde vocali (e tu, sotto questo punto di vista sei messo decisamente meglio del sottoscritto!): non sono affatto da sottovalutare perché è forse una delle parti più sottoposta a sollecitazioni di diverso tipo. Un prete che sa cantare infatti "trova sempre la tonalità giusta" per il tipo di annuncio che deve compiere: rincuorare o incoraggiare, rimproverare o elogiare, piangere con chi è nel dolore o gioire con chi è nella gioia ... È decisamente importante per un Sacerdote possedere delle corde vocali "elastiche" per saper modulare gli annunci giusti al momento giusto.  Ovviamente le  orecchie e gli  occhi : non per niente si dice che il prete arriva "a rompere" sempre nel momento meno opportuno; possediamo infatti un udito e una vista molto particolari perché Dio, quando deve comunicarci qualcosa, non si serve dei soliti canali di informazione, ma ha un codice tutto suo che nemmeno i più moderni computer riescono a decifrare. Allora o sai "vedere e sentire" alla Sua maniera o continuerai a perdere le occasioni buone per accostare una persona e farle del bene. Lo svantaggio di avere orecchie sensibili è quello che coglierai al volo … le critiche che circoleranno in parrocchia nei tuoi confronti!  Infine il  cuore : deve essere grande, efficiente, capace di pompare molto sangue; tutti devono trovare spazio al suo interno, senza distinzioni o favoritismi di parte. Alcune volte può veramente "sentirsi affaticato" perché non può permettersi di acquistare persone con lo sconto del "tre per due" che tanto ci piace nei centri commerciali, ma addirittura deve mettere in conto di finire il bilancio anche in perdita quando si tratta di accompagnare una persona a Dio.  … Semplicemente “Ciao”, don Nicola, carico di stima e gratitudine per come mi hai accolto e aiutato ad entrare nella nuova Comunità, e per quanto condiviso assieme. Ricordati solamente che, anche nelle tue valli un po’ amene, non ti potrai permettere il rischio di diventare vagabondo, ma sempre il lusso di essere pellegrino. Con affetto (e molto altro)                                                        Don Giampietro 

Vagabondo o pellegrino? Il mio saluto a don Nicola

Agenda Pastorale 2020-21: “Infonda Dio sapienza nel cuore"

 

Carissimi, si riparte finalmente! Sì, avverto la voglia di riprendere ad incidere significativamente nella vita delle persone e della Comunità Cristiana. Il nostro Arcivescovo Mario, nella sua proposta pastorale per l’anno 2020-21, dal titolo “Infonda Dio sapienza nel cuore”, scrive nell’introduzione: «Non è più tempo di banalità e di luoghi comuni, non possiamo accontentarci di citazioni e prescrizioni. È giunto il momento per un ritorno all’essenziale, per riconoscere nella complessità della situazione la via per rinnovare la nostra relazione con il Padre del Signore nostro Gesù Cristo». Questa agenda pastorale vuole così diventare uno strumento concreto che non si limiti a ricordarci solo delle date per ottimizzare il nostro calendario familiare e personale, bensì possa rendere più semplice l’incontro personale, familiare e comunitario con Gesù e la Chiesa rappresentata dalla nostra Comunità Pastorale. Non sono pretese eccessive per una semplice “agenda”? no, se impariamo a leggere le proposte pastorali con il medesimo criterio che ci ha suggerito l’Arcivescovo Mario, ossia come il tentativo di ritornare a ciò che veramente conta ed è essenziale nella nostra vita personale e di Chiesa. Ricentriamoci su Gesù e sul suo Vangelo, accogliendo le varie proposte che anche quest’anno vi saranno offerte come occasione: 1. per incontrarci (quanto ci è manca la possibilità di stringerci fisicamente all’amico caro!) 2. contribuire all’edificazione della Chiesa attraverso il servizio alla nostra Comunità pastorale 3. alimentare la nostra fede alla scuola del Vangelo. Lo faremo anche quest’anno all’insegna della novità legata alle persone: non ripartiamo con don Nicola, ma con don Peppino. A lui il nostro caro benvenuto e a don Nicola l’augurio di poter trasmettere anche nella nuova realtà a cui il Vescovo l’ha destinato tutta la ricchezza di bene che ha profuso tra noi. Ora però basta perderci in parole... un’agenda rimanda necessariamente ad avvenimenti che renderanno ulteriormente prezioso lo scorrere del nostro anno pastorale, avvenimenti che ci vogliono vedere protagonisti attivi e propositivi, perché in questi anni di vita della Comunità Pastorale ci siamo abituati bene: abbiamo imparato a compiere ciascuno la nostra parte per rendere più bella e attraente la vita di tutti... Vogliamo interrompere questa “virtuosa” abitudine proprio quest’anno? Vi aspetto tutti, carissimi... sono impaziente di iniziare. Con affetto Varese, 1 settembre 2020                                                                      don Giampietro

Agenda Pastorale 2020-21: “Infonda Dio sapienza nel cuore"

LOCKDOWN 2.0: TRA CAMBIAMENTO E CREATIVITÀ

 

Siamo tornati a vivere nuovamente una situazione di chiusura delle principali attività, di riduzione dei contatti, di allontanamento fisico. A differenza di quanto è accaduto durante i giorni dello scorso Marzo, però, le restrizioni per i luoghi di culto sono minori e attengono principalmente alla capacità di far fronte alla pandemia rispettando le regole di distanziamento imposte sin dall'inizio. La Santa Messa Rimane quindi aperta la possibilità di partecipazione alle Sante Messe feriali e festive portando sempre con sè l'autocertificazione all'interno della quale è prevista la dicitura di spostamento dalla propria abitazione per "situazione di necessità" (l'autocertificazione in formato pdf da stampare, potete trovarla QUI) "Rimane la possibilità di partecipare alla Santa Messa in presenza, così come continua la possibilità di collegarsi online per chi ha l'esigenza di rimanere a casa o semplicemente preferisce non rischiare" spiega don Matteo Moda che aggiunge "le precauzioni per limitare i contagi sono le stesse che abbiamo imparato a rispettare in questi mesi: utilizzo della mascherina, mantenimento della distanza tra le persone, evitare assembramenti prima e dopo le celebrazioni. Siamo felici che sia possibile incontrarsi per momenti di preghiera e confessioni, anche se come Comunità Pastorale abbiamo modificato alcuni appuntamenti in modo che potessero svolgersi on-line." Le confessioni si terranno secondo le solite modalità: il primo sabato del mese  in tutte le parrocchie tranne Cartabbia; ogni sabato nelle parrocchie di Masnago e Bobbiate a partire dalle 16:30; e su richiesta presso tutte le parrocchie contattando i sacerdoti di riferimento.  Gli incontri in Oratorio Cambiano le modalità di incontro per le attività dei gruppi di iniziazione cristiana, preadolescenti, adolescenti, 18-19enni e giovani che verranno svolte interamente online, seguendo orari e giorni già stabiliti in precedenza. "Ora più che mai è importante che i ragazzi partecipino alle celebrazioni domenicali che rimangono l'unico momento di incontro in presenza. Ma si rende necessario organizzare le attività di catechesi online, in modo da andare incontro alle esigenze di vicinanza spirituale che questo distanziamento fisico ci impone" commenta don Matteo.Per i genitori dei ragazzi della scuola primaria sono previsti tre incontri online, nel pomeriggio di domenica 8 Novembre, con Don Matteo e Suor Gioia: alle ore 15:00 per le classi quarte, alle 15:45 per le classi quinte e alle 16:30 per le classi terze. Le attività di Doposcuola Per quanto riguarda le attività di doposcuola per le scuole primarie e medie inferiori, svolte nelle parrocchie di Masnago e Bobbiate ci sono alcuni cambiamenti da sottolineare.Per le scuole medie, infatti, cambia la modalità di fruizione del doposcuola anche in relazione a quello che sta accadendo nel mondo della scuola: le lezioni di recupero e potenziamento continueranno ad essere svolte, cambierà la modalità passando ad essere totalmente online, grazie alla disponibilità dei volontari e al ruolo prezioso degli educatori.Il doposcuola di Masnago per la scuola primaria rimarrà in presenza, cercando di far fronte il più possibile alle necessità di quelle famiglie che per esigenze lavorative devono trovare un luogo sicuro dove lasciare i propri figli nel pomeriggio. A questo proposito, su spinta di alcune richieste provenienti dai fedeli di altre parrocchie della comunità pastorale, si sta pensando di aprire una seconda attività di doposcuola per le primarie presso i locali della parrocchia di Bobbiate a partire dal prossimo 9 Dicembre.Presso le sacrestie delle parrocchie di Capolago e Bobbiate è possibile trovare il modulo per la preiscrizione, oppure schiacciando QUI Avvento, Benedizioni delle famiglie e Catechesi per gli adulti Un importante cambiamento rispetto agli scorsi anni riguarda la benedizione delle famiglie che, tradizionalmente, veniva svolta in questo periodo dell'anno. "In vista della celebrazione del Natale, quest'anno più che mai, si sente forte la necessità di avvicinarsi in un momento di preghiera e attesa. Quest'anno noi, sacerdoti e consacrate, non faremo visita alle famiglie come gli scorsi anni, ma non mancherà un simbolo per i fedeli. Subito dopo le Sante Messe dei giorni  28 e 29 Novembre in tutte le parrocchie della comunità e il giorno 13 Dicembre (inizio della novena di Natale) alle ore 15:30 nelle parrocchie di Calcinate e Capolago e alle ore 16:00 nelle altre parrocchie, verrà distribuito un simbolo per accompagnarci all'incontro col Signore che nasce." spiega don Matteo "l'acqua benedetta sarà affiancata al messaggio che il nostro Arcivescovo ha pensato di scrivere per accompagnarci al Natale di quest'anno."Tutto il programma dell'Avvento è riportato sul foglio InCammino dell'8 Novembre.  Per gli adulti a partire dal 20 Novembre ogni venerdì comincia un percorso sulla lettura del Libro del Siracide. "Sarà interessante  vedere come questo libro possa essere attuale in questo particolare periodo: le prove da affrontare, la paura di non farcela e poi la gioia di riabbracciarci nell'arrivo del Natale" continua don Matteo, "Io credo che mai come in questo tempo siamo chiamati ad una fede creativa: è il tempo per scoprire nuovi modi di essere cristiani e metterlo in pratica. Se ci pensiamo, in questo momento come mai prima la promessa che i genitori hanno fatto ai propri figli nel giorno del Battesimo diventa vera: loro diventano catechisti, strumenti per trasferire la fede ai più piccoli. Ma non sono soli, sacerdoti e consacrati sono accanto ai fedeli e anche l'arcivescovo ha annunciato che sarà in diretta per la preghiera con tutta la Diocesi di Milano ogni sera alle 20.32. É la prova che siamo distanti solo col corpo ma non con l'anima."

LOCKDOWN 2.0: TRA CAMBIAMENTO E CREATIVITÀ

Orari per colloqui ed incontri con don Giampietro nelle singole parrocchie

 

Con il 18 maggio don Giampietro riprenderà il giro delle parrocchie e sarà a disposizione per le necessità dei singoli parrocchiani.  In occasione della presenza nelle singole parrocchie resterà anche a disposizione per le confessioni individuali. Il calendario delle visite è il seguente (salvo imprevisti e funerali): lunedì pomeriggio: 15:15 - 16_30 Capolago                                                   16:30 - 17:30 Cartabbia martedì pomeriggio: Masnago (solo su prenotazione previo accordo diretto con don Giampietro) mercoledì pomeriggio: Masnago giovedì mattina: 10:30 - 11:30 Calcinate del Pesce giovedì pomeriggio: 15:00 - 17:30 Bobbiate venerdì mattina: 09:15 - 10:30 Lissago venerdì pomeriggio: 15:30 - 17:00 Avigno                                                      17:00 - 18:00 Velate Il sabato mattina è a disposizione di tutti indistintamente dalla parrocchia di residenza, su prenotazione previa.

Orari per colloqui ed incontri con don Giampietro nelle singole parrocchie

Cosa vuoi che io faccia per te?

 

Quante volte ci siamo sentiti ripetere questa frase con tono ironico, serio, arrabbiato, preoccupato, tenero o educato. Cosa vuoi che io faccia per te? Lo dice Gesù a Bartimeo, che sta accompagnando in questa terza settimana la nostra vita in oratorio. Apparentemente una domanda così scontata, chi chiederebbe mai ad un cieco cosa vorrebbe che gli venisse fatto? È evidente che la risposta potrebbe essere solo una: “restituiscimi la vista”. Eppure Gesù non smette mai di chiedere, di fare quelle domande che a noi sembrano così scontate, di non dare per scontato la nostra risposta. Con questo stesso spirito stiamo vivendo un oratorio estivo particolare, sicuramente originale, che ci ha insegnato un po’ come Gesù a non dare per scontato, a fare anche quelle domande la cui risposta a volte sembra più che evidente, ad aspettarci qualcosa di imprevedibile, di incredibile, a volte di apparentemente impossibile. Guardo costantemente con meraviglia e un po’ di incredulità quello che INSIEME siamo riusciti a fare, che non era pensabile fino a qualche mese fa, che è stato, è e sarà più grande di quello che ci aspettavamo, che non era sicuro, ma era sicuramente necessario. Osservo con gratitudine immensa tutti quei volontari, uomini, donne, giovani e meno giovani, che hanno chiesto con timidezza, entusiasmo, a volte preoccupazione, sicuramente coraggio, “cosa vuoi che io faccia per te?” e che si sono sentiti rispondere, con gli stessi occhi increduli di Bartimeo, che senza di loro non ce l’avremmo mai fatta. Mi brillano gli occhi davanti a quei 100 adolescenti, che forse diamo sempre un po’ per scontati, che ogni giorno da tre settimane stanno scegliendo l’oratorio. Tutte le mattine. Magari stanchi, a volte svogliati, ma sicuramente presenti. Certamente non scontati. Mi commuovono i sorrisi dei bambini, dei genitori, delle famiglie, la gioia negli occhi di chi forse, dopo un lungo periodo “senza vedere”, ha riacquistato la vista ed è tornato a guardare il mondo con occhi nuovi come Bartimeo, perché il buio non può durare per sempre, perché come dice un piccolo grande uomo che porto nel cuore, Ernesto Olivero,  “la luce annulla il buio”. Sara

Cosa vuoi che io faccia per te?