Perché una affermazione che sembra assurda? Noi dobbiamo comprendere che celebriamo sempre l'atto salvifico con cui il Signore Gesù è venuto a riconciliarci con il Padre nella remissione dei peccati: cioè la sua morte e risurrezione. Non per nulla nelle rappresentazioni del Natale delle chiese di Oriente Gesù non è posto in una mangiatoia ma in un piccolo sarcofago, a prefigurare la sua morte redentrice.
Anche per questo la liturgia ambrosiana pone nella quarta domenica di Avvento (una volta era nella seconda) l'episodio dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme, al termine dei suoi lunghi pellegrinaggi sulla terra della Palestina, quasi ad indicarci il termine della sua missione: siamo infatti, cronologicamente, all'inizio dell'ultima settimana di vita del Signore Gesù. Egli giunge e a Gerusalemme, nel luogo del Tempio, dove offrire la propria vita per la nuova ed eterna alleanza. Vi fa il suo ingresso in modo che si ricordi l'episodio della intronizzazione di Salomone, successore e figlio di Davide, come re di Israele: "Principe di pace" come Isaia aveva voluto chiamare il Germoglio che spunterà dalla radice di Iesse. Anche noi attendiamo il ritorno finale del Signore, quando porrà il punto fermo alla storia della umanità, finalmente redenta in modo pieno della sua schiavitù nel male nel peccato. Noi non siamo in camino verso il nulla ma verso un destino glorioso che passa, sì, attraverso la sofferenza ma arriva alla gloria.
Gesù compie questo gesto a dorso di un'asina e del suo puledro, cavalcature dei tempi di pace e dei lavori quotidiani: Gesù fa guerra solo al Maligno, al male e al peccato, ma è pieno di mitezza per i suoi fratelli, quelli che il Padre gli ha dato. Nella vita di ogni giorno si compie il progetto di salvezza che Dio ha per l'uomo.
Deve esserci, perciò, assieme alla gioia della gente che accompagna Gesù, anche tutto il nostro entusiasmo per quella venuta tra noi che si è compiuta nella storia passata e si rinnoverà al termine della vicenda umana, il giorno del ritorno finale di Cristo.
I rami di palma e di ulivo sono gli stessi che dovevano ombreggiare la "Via Santa" del ritorno degli esiliati in Babilonia. Noi allontanati dal giardino dell'Eden a causa del peccato, ora possiamo camminare su questa via diritta ed ombrosa su cui Gesù ci precede nel nostro ritorno al Padre.
Ci sono anche i mantelli della carità da stendere sulla strada del nostro rientro nella casa del Padre, come ci verrà detto dall'episodio di Maria, nella casa di Lazzaro, perché i "poveri li avrete sempre con voi". Il prossimo Natale non ci veda soltanto impegnati nei cenoni e nei doni da fare a coloro che ci sono vicini, quanto piuttosto in gesti di fraternità e solidarietà con i più bisognosi.
E il Natale di Gesù ci aiuti a comprendere che Dio non vuole salvare il mondo a prescindere dal nostro contributo. ma vuole che offriamo il nostro dorso e le nostre spalle al Signore Gesù come questa asina e il suo puledro perché "il Maestro ne ha bisogno".
Questo è il Natale che diventa Pasqua nel Signore, dove ciascuno di noi si fa, assieme a Cristo, offerta viva al Dio misericordioso che "tanto ha amato il mondo da dare il Suo Figlio a morire per noi".
Don Felice