La Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo

La Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo

Ci è chiesto di sostare ancora sul ruolo di Giovanni il Battista; in questo primo capitolo del Vangelo di Giovanni (Gv 1, 6-8; 15-18), sembra che l’evangelista orienti la riflessione sul confronto tra luce e tenebra. Il ricordo del Precursore ci permette di concretizzare le indicazioni dei primi versetti; quasi a confermare che si sta parlando del Signore Gesù.

Il Vangelo di Giovanni non parla della vita e delle scelte del Precursore. L’unica verità, che gli interessa promuovere, è la testimonianza che Giovanni rende a Gesù.
Giovanni il Battista è inviato da Dio Padre; lui testimonia ed evidenzia la missione di Gesù. Precisa che non è lui a illuminare la storia: è Gesù di Nazareth. L’identità del Battista è descritta dal suo essere testimone. Di che cosa è segno Giovanni? Gesù è più giovane di lui; appare nel Vangelo dopo di lui. E tuttavia gli passa davanti. Come mai? Perché Gesù è nato storicamente dopo; preesisteva però accanto al Padre e allo Spirito.

Il versetto 17 ci conferma che tra la legge, la grazia e la verità c’è differenza, ma anche continuità. La legge non termina di essere dono; non è assolutamente abolita. Gesù, però, porta qualcosa di nuovo. La legge è dono ma la grazia, l’amore abbondante e misericordioso del Signore, la verità sono l’evento introdotto dall’amore e dalla sapienza di Gesù. Egli non solo annuncia la grazia ma incarna i valori del Vangelo; nella sua vita diventano un’evidenza leggibile e percepibile da tutte le persone che sono interessate alla sua presenza nella storia. Giovanni è figura dei sapienti e dei profeti che, ovunque e sempre, hanno risvegliato i fratelli alla luce offerta dal Signore. In nessuna epoca e in nessuna parte del mondo sono mancati e mancheranno uomini liberi e illuminati, che sono come dei fari nella notte.

Il fine della loro testimonianza è che “tutti” riconoscano la luce della vita ed entrino nel misterioso dialogo con Dio che li porta a vivere la verità. Diversamente, anche se la tenebra non arresta la luce, si rischia un’esistenza spenta e crepuscolare, che tende alla morte.

Viene anche sottolineato che i sapienti e i profeti, di Israele e di tutti i popoli, non sono la luce: sono illuminati dalla Parola e la testimoniano agli altri, affinché tutti accolgano la luce della vita. Una persona, anche se sapiente, se si crede luce, è nella notte più profonda.

Don Michele