Avvento, uno sguardo sul futuro

Avvento, uno sguardo sul futuro

L'Avvento apre l'anno liturgico. Ci inoltra nei misteri di salvezza, che si evidenziano lungo tutto l'anno, cosicché l'accompagnare Gesù nelle sue vicende storiche e nelle sue scelte di attenzione ad ogni persona ci aiuta a dare densità al nostro cammino di fede. In particolare, nell'Avvento guardiamo alla prima venuta di Gesù, alla sua scelta di incarnarsi e, mentre ci poniamo nell'atteggiamento di chi riflette sulla venuta definitiva del Signore, rinnoviamo la nostra vigilanza, l'attenzione del cuore alle visite che il Signore fa ogni giorno, in maniera diversificata, dentro la nostra vita.

Ci è chiesto non solo di ricordare in questo periodo, ciò che è avvenuto 2000 anni fa, occorre saper fare memoria del progetto di salvezza che Dio ha pensato per ciascuno di noi e per l'umanità intera. È decisivo sostare dentro questo mistero perché conoscere Dio e parlare di Dio non equivale ad avere una esperienza solida e rassicurante di Lui. Diventa importante proporre a sé stessi la capacità di pensare, di concentrarsi, di approfondire, di leggere con gusto, così che rimanga dentro di noi il frutto delle nostre riflessioni. Gli uomini hanno vissuto con generazioni che non hanno fatto fatica a fare silenzio; oggi non è più così e non è facile dare una grammatica, le regole di vita perché ognuno viva intensamente la propria umanità. Non è facile far emergere le domande serie e la densità delle risposte autentiche della propria esistenza. Questo può succedere anche in noi. È necessario continuare a dare ordine alla propria vita, alle proprie giornate.

La prima scelta è quella di saper privilegiare dei tempi e degli spazi in cui permettere al Signore di parlare alla nostra esistenza. L'ascolto è all'origine della vita cristiana; ascoltare una persona vuol dire aiutarla ad esistere; significa dare speranza alla sua vita.
Siamo chiamati ad annunciare e a testimoniare perché “la gioia sia piena” dentro di noi e in coloro che incontriamo. È necessario che ogni annuncio parta da un’esperienza; è l'incontro con il Signore che dà autorevolezza a quanto si afferma. Certo è un incontro che deve quotidianamente recarci serenità, pur dentro le fatiche quotidiane, pur dentro il dolore causato dalla nostra fragilità o dall'indifferenza delle persone che incrociamo. E la gioia vera si radica nella certezza che Cristo è morto, è risorto e ha saputo vincere ogni infermità e debolezza.

L'annuncio viene anche attraverso una testimonianza chiara ed incisiva di misericordia, di vicinanza. L'esperienza cristiana, infatti, si solidifica dentro l'affidamento a Dio, trae la sua consistenza dall'approccio costante a Cristo crocifisso. È comunque esperienza faticosa che non rimuove l'opacità di momenti difficili. Il nostro annuncio infatti non ha ricette per scavalcare il dolore, la sofferenza, e il dubbio; ha però la possibilità di attraversare tutto questo con Dio, con una speranza, con una compagnia, con una consolazione.

Nell'Avvento diventa allora fondamentale restare attenti e solerti. Sarà la liturgia stessa ad alimentare in noi la speranza; ci aiuterà a crescere nella fedeltà e nel coraggio, ci chiederà di usare con sobrietà dei beni di questa terra, ci suggerirà di saper vigilare nella certezza della sua presenza continua nella nostra vita. Il cristiano ha come caratteristica sua particolare quella di vivere l'attesa perché la fede sia robusta, la speranza fondata, la carità diventi scelta quotidiana.

Accompagniamo questa riflessione con una preghiera un po’ datata, ma che vuole interpretare il nostro cammino di Avvento:

“Prenditi tempo per pensare, perché questa è la forza dell’uomo;
prenditi tempo per leggere, perché questa è la base della saggezza;
prenditi tempo per pregare, perché questa è la forza più grande che c'è sulla terra;
prenditi tempo per amare ed essere amato, perché questo è il dono grande dato da Dio; prenditi tempo per donare, perché il giorno è troppo corto per essere egoisti;
prenditi tempo per ringraziare, perché il Re dell'universo nasce sulla terra per darti il cielo”.

Don Peppino