Le attese che abbiamo verso Dio e l’attesa che ha Dio di noi

Le attese che abbiamo verso Dio e l’attesa che ha Dio di noi

Siamo partiti con una riflessione sull’attualità della preghiera per noi cristiani di oggi. Questa però ha lasciato spazio ad altri interrogativi ed approfondimenti. Non ultimo quello che ci porta a domandarci: “ma io quale Dio sto pregando?”, “quando mi riferisco a Dio, quali attese ho verso di Lui?”.
Questa seconda giornata della Comunità apre il nostro Avvento 2022, e non possiamo eludere la domanda “il Dio che sto attendendo è proprio quello che è venuto a farci conoscere Gesù Cristo?”.

Qualche dubbio rimane. Da qui allora il tema di questo nostro secondo confronto comunitario che vuole aiutarci a metterci in ricerca della vera presenza di Dio nella nostra vita, per poi scoprire che Lui non ha mai smesso di venirci incontro e di lasciarsi incontrare offrendoci un aiuto prezioso: il pane che alimenta il nostro cammino.

In questa seconda giornata della comunità ci faremo aiutare dalla figura di Elia colto in un momento particolare della sua vocazione di profeta. Leggiamo il brano di 1Re 19,1-15a.18

1Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. 2Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: "Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest'ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro". 3Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Betsabea di Giuda. Lasciò là il suo servo. 4Egli s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: "Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri". 5Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: "Àlzati, mangia!". 6Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. 7Tornò per la seconda volta l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: "Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino". 8Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb.

9Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: "Che cosa fai qui, Elia?". 10Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita". 11Gli disse: "Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore". Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. 12Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna.

Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: "Che cosa fai qui, Elia?". 14Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita".
15Il Signore gli disse: "Su, ritorna sui tuoi passi ... 18Io, poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal e tutte le bocche che non l'hanno baciato".

Il Dio che non riconosco e da cui fuggire

Ci sono momenti della vita in cui, come Elia, ci lasciamo prendere dallo spavento e andiamo in confusione anche su quella figura di Dio che riteniamo non coincida con le attese che ci siamo fatti verso di Lui. La reazione è allora quello di allontanarlo un po’ sdegnati perché ... non è stato all’altezza di quello che ci aspettavamo! E, soprattutto sperimentiamo che, quando vorremmo sentire il conforto della sua voce, ... Dio tace!

Se da un lato questo tratto di Elia ci sorprende, dall’altro ce lo avvicina, ci permette di accostarlo anche alle nostre delusioni umane. 

La bellezza di questo racconto sta nel fatto che Dio interviene nel momento della paura, del cedimento nervoso, del crollo psichico, nel momento della maggior umiliazione, perché sa sempre come riportarci a casa e come ricostruirci con amore. In altre parole: Dio non teme nessuno dei mali del mondo, nessun peccato (ad eccezione di quello “contro lo Spirito Santo, ossia quando ci ostiniamo a non riconoscere la sua azione in noi), non teme nemmeno le nostre paure, soprattutto quando l’angoscia è tanto grande e non riusciamo a condividerla con nessuno... allora si tende a fuggire in preda allo sconforto.

Ora basta, Signore! Non ne posso più! 
Ecco il “nome” reale della fuga sconfortata: accusare Dio di averci deluso in qualche attesa e di essere forse delusi di noi stessi perché pensavamo di essere riusciti dove altri avevano fallito, oppure perché ci siamo accorti di non aver cambiato quella situazione verso la quale ci siamo impegnati molto... Anche un “gigante della fede” quale il profeta si rivela fragile, perché è di fronte all’assenza di Dio e alla constatazione dell’inutilità personale “Non sono, migliore dei miei padri”.

Considerando la mia esperienza di fede, da cosa sono rimasto maggiormente deluso e da quale immagine di Dio vorrei fuggire?

Il Dio che si lascia ritrovare... e che forse non è mai sparito!
  1. Siamo allora al passo successivo: la nostra fuga trova una risposta, Dio non ci lascia vagare senza meta.

  2. Nella caverna per passare la notte: Elia non sa ancora quello che accadrà, ma lo sa Dio perché Lui guida sempre le nostre notti oscure, non ci lascia nell’aridità spirituale. È la lamentela di chi ritiene ormai che non valga più la pena lottare per la fede. Questa non è più una motivazione fondante...

  3. Il Signore passa nella vita di Elia, come nella nostra. Il vento, il fuoco, il terremoto, sono simboli della presenza del Signore sul Sinai (nel momento del desiderio di Dio di fare comunione con l’uomo), nel cammino del deserto (nel momento di prova, sofferenza e ribellione da parte dell’uomo) e ripresi nei Salmi (nel momento della confidenza da parte dell’uomo). Il vento leggero richiama la mattina dell’Eden, nuova creazione che Dio intende svolgere con ciascuno di noi.

  4. Infine, l’incontro con Dio. Qui Egli offre una parola di fiducia con la quale incoraggia Elia e ciascun uomo da lì in poi a considerare come il suo progetto di bene non è stato messo sotto scacco, ma continua... Il disegno di Dio continua a realizzarsi nella vita di coloro che a Lui si affidano, anche quando noi attraversiamo le nostre notti oscure.

Provo a descrivere l’esperienza di qualche “notte oscura” della fede che ho attraversato... Come mi ha risposto il Signore?

La mano tesa di Dio: il pane del cammino

Rincuora considerare come il Signore non ci lascia mai in preda da soli alle nostre paure e delusioni, ma trova sempre il modo di venirci incontro. Come per Elia, anche per noi è sempre pronto il “pane del cammino” per alimentare le nostre forze e aiutarci così a guardare con maggior positività i passi da compiere.

Sono consolazioni che possono arrivarci attraverso un mediatore (Angelo) ... forse non ci rendiamo nemmeno conto di quante persone il Signore si è servito per richiamarci alla sua presenza!
Dio cura Elia mediante il sonno e il cibo: è la sua pedagogia che ci cura con amore, senza rimproveri, senza deprimerci con parole severe del tipo: “Non ti vergogni? Perché ti sei comportato così? Perché hai dubitato di me”. Con questi aiuti Dio ci apre nuovamente un futuro.

Scopriamo come Elia che il nostro fuggire impazzito aveva una meta nella mente di Dio, le nostre fughe verso la morte, diventano un pellegrinaggio verso Dio! ... per condurci alle origini del nostro cammino di fede (Oreb), là dove eravamo stati conquistati proprio da Dio.
È un preludio a riconsiderare con occhi nuovi la fondamentale importanza dell’Eucaristia, dandoci la quale anche a noi Dio, come ad Elia, domanda: “Che cosa fai qui?”, come a ricordarci che ... dovremmo essere altrove, in mezzo ai nostri fratelli, per annunciare la vicinanza e le misericordie di Dio.

Quali passi sento dover compiere per ritrovare l’entusiasmo della fede?

Conclusione: la crisi, la risposta di Dio, l’Eucaristia... preludi di speranza!

Elia si mette in fuga perché, in fondo, si augurava che Dio lo esentasse finalmente dal suo incarico, mettesse fine alle sue fatiche ... speranza molto piccola!
Si ritrova invece ricondotto nel mezzo della missione quale speranza nuova per il popolo d’Israele.
... e se la nostra disponibilità e l’Eucaristia che ci viene donata ogni domenica (prima ancora di ogni riflessione teologica/pastorale che potremmo fare su questo Sacramento) ... fossero proprio gli strumenti e le risposte che Dio sta dando per il progresso della Chiesa come speranza nuova per il mondo?

Don Giampietro