Quando Gesù in Matteo 11, 7-9 parla di lui dice chiaramente: “È più che un profeta”.
È la sua persona, è la sua vita che parla alle folle. C’è in Lui una reale esigenza evangelica di sobrietà, di non attaccare il cuore a realtà che non sono essenziali. Solo nella pratica della sobrietà, afferma, si diventa capaci di testimoniare e di essere credibili.
In Matteo, Giovanni il Battista è più predicatore che battezzatore. Matteo 5, 17 sottolinea, mettendo l’accento sulla sua sobrietà, “Il di più viene dal Maligno”.
Marco invece sottolinea che Giovanni predicava il Battesimo di conversione.
Giovanni il Battista ci indica che nella nostra esistenza c’è un di più da lasciare, diventa importante sostare, pensare e scegliere. Ricordiamo il bicchiere d’acqua di Mt 25.
In secondo luogo, diventa sempre più importante estraniarsi e trovare tempo abbondante per lasciare che il Signore ci parli e ci aiuti a comprendere i pensieri e le scelte che abitano regolarmente il nostro cuore; può essere fruttuoso, ad esempio, comprendere come il passare del tempo ha dato forma concreta alle scelte importanti della nostra esistenza.
Giovanni ci ricorda come la sobrietà sia nutrice di conversione e di coraggio. Diventa per noi necessario fermarci per accorgerci bene qual è la nostra situazione spirituale e quale determinazione deve suscitare in noi per dare profondità a qualcosa che evidenzi meglio una scelta di essenzialità. Occorre essere più “leggeri”.
In particolare è necessario che il Signore custodisca i nostri passi nelle scelte di ogni giorno; tutto deve essere tendenzialmente vissuto con semplicità e amore. Non va sciupata nessuna giornata. Matteo 3, 5 ci ricorda come tante persone accorressero ad ascoltare Giovanni il Battista. Eppure la sua parola franca e decisa lo condurrà al martirio, alla morte (Mt. 14, 3-4).
È martire della Parola; c’è infatti chi uccide a motivo della Parola che il Signore pone nel cuore di donne e di uomini di ogni tempo. Di fronte alla chiarezza e alla forza interiore della Parola di Giovanni il Battista, gli scribi e i farisei si autogiustificano: “Abbiamo Abramo per padre”.
È importante essere interiormente liberi, non cercando mai di difendersi di fronte a quanto gli altri potrebbero pensare di noi. E non convinciamoci di essere detentori di una verità migliore. Scegliamo di sostare sempre sulla scelta di confrontarci e dialogare.
Il Signore Gesù stima molto Giovanni: “Tra i nati da donna nessuno è come Giovanni il Battista”; avverte pertanto come anche nelle scelte di Giovanni Battista, che pur ha modalità e tonalità diverse dalle sue, c’è una sostanziale obbedienza alla volontà di Dio.
Il Battista sa di essere un uomo della soglia, che prepara la presenza di Colui che porterà a compimento il progetto di Dio.
Ha la capacità di fermarsi, come Mosè prima di entrare nella Terra Promessa; fermarsi ed essere contento del pezzo di strada che ha potuto compiere.
Si percepisce in Giovanni il Battista la capacità di fare spazio, dovrebbe essere sempre caratteristica dei celibi per il Regno.
Giovanni Battista ha la determinazione di dare spazio a Gesù, alla relazione fraterna, al ministero della consolazione, alla gioia di donare.
Questa è la volontà del Signore su di Lui. L’accoglie volentieri. E diventa luce anche per i passi della nostra esistenza.
Don Peppino