«Propongo di vivere nel prossimo anno pastorale – ma con lo scopo che diventi pratica costante – una particolare attenzione alla preghiera. Non intendo proporre una enciclopedia della preghiera, ma incoraggiare a verificare il modo di pregare delle nostre comunità. Ho l’impressione che sia una pratica troppo trascurata da molti, vissuta talora come inerzia e adempimento, più che come la necessità della vita cristiana. Cioè della vita vissuta in comunione con Gesù, irrinunciabile come l’aria per i polmoni».
(Mario Delpini)
Questo è il tema che il nostro Arcivescovo ha pensato per la nostra Diocesi nell’anno pastorale 2022/23. Ma vi anticipo prima che lasciate spazio alle reazioni “di pancia” del tipo: “ancora il tema della preghiera! In un momento come questo sono altre le cose di cui abbiamo bisogno”…
Non intendo ora proporvi un piccolo trattato di teologia sulla preghiera e vi assicuro che nulla è stato ancora deciso in merito al tema della formazione per gli adulti del prossimo anno pastorale.
Permettetemi però di raccogliere dal tema della preghiera 3 immagini che, indipendentemente da come lo affronteremo nei prossimi mesi, mi paiono programmatiche circa lo stile che un tema come quello della preghiera possa segnare il nostro anno 2022/23.
1. In principio … l’amicizia!
“In principio non c’è la preghiera. In principio c’è l’amicizia! Rileggiamo i brevi versetti del Vangelo di Luca «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”... vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono» (Lc 11, 5-8). Sulla bocca di Gesù, l’amicizia è maestra di preghiera, «amico» è un nome di Dio, l’orante è l’amico del genere umano. In principio non c’è la preghiera, ma la vita: la carezza della gioia, la pressione del dolore, la fame di pane e di senso. Da qui nascono la supplica o la lode. Gesù racconta la preghiera come la vicenda di tre amici nella notte. Il primo esce di casa, è mezzanotte, cammina fino alla casa di un amico e bussa. Non chiede per sé, ma per un terzo amico che a sua volta ha camminato nella notte, guidato dalla bussola del cuore: «Amico, dammi del pane, perché è arrivato un amico». Bellissima questa circolazione d’amicizia, che ti porta ad amare perfino la notte, popolata non da paure ma da affetti. Ed ecco che nella parabola, nel mondo sogno di Gesù, questo e le sue notti, ricche di amici, povere di cose, si coprono di una rete di strade che ci portano da casa a casa, da cuore a cuore”. (E. Ronchi, Come un girasole)
Ecco il primo risultato che sognerei di raggiungere quest’anno: riscoprire l’amicizia “di” e “con” Dio come sapore di un vivere tra noi nuovo, carico di stima, di affetto, di “voglia d’osare”, di interesse reciproco… non ditemi che è un sogno impossibile… ci resterei male!
2. Un’anfora vuota!
Vi invito ad iniziare questo anno come un’anfora vuota da porgere, mendicanti, al Padre. Occorre offrirsi come un vaso spalancato, perché Dio lo possa colmare. Dio sa bene — ci è stato promesso — di cosa abbiamo bisogno. Dio colma le nostre anfore.
Proviamo a domandarci di cosa abbiamo necessità di essere riempiti. Ma non perché la domanda resti vuota, ma al contrario perché poi per tutto lo scorrere dei mesi si possa essere attorniati da fratelli che si muovono ansiosi di distribuire il proprio tesoro di cui si sono arricchiti. Perché quell’acqua non è fatta per essere tenuta gelosamente per sé: naturalmente vuole scorrere ad altri uomini. È un'acqua di miracolo: disseta e non finisce, eppure se appena la bevi te ne viene ancora più grande il desiderio.
Non si può donare ciò che non si ha, o meglio, ciascuno dà ciò che ha ricevuto in dono. Le potenzialità sono tante, dobbiamo solo accettare il rischio di giocarcele bene fino in fondo. Potremmo anche incappare in qualche critica… io corro il rischio… io “rischio positivo”!
3. Una mongolfiera!
In un contesto sociale dove soffriamo l’affanno della specializzazione, rincorrendo apparecchiature sempre più sofisticate… che gioia ritrovare la semplicità di sapersi affidare.
E così, ciascuno di noi, proprio come una mongolfiera, non pretenda di dominare i cieli con una imponente figura; ma sia grande quanto basti perché vada in alto... e magari portandoci qualcuno; non tenti presuntuosamente di bruciare le distanze con partenze da record ma sappia godere di quanto ha a disposizione utilizzando ogni secondo, fino all'ultimo, per una buona partenza... e sempre in salita; non osi attirare su di sé l’attenzione con effetti speciali... ma, quasi in punta di piedi, conduca la sua corsa. Come una mongolfiera... così anche per ciascuno di noi: se il proprio andare è un continuo salire... lo sia perché prima, pazientemente, ha saputo accogliere, riempirsi, nutrirsi... di un Fuoco che ancora scalda.
Senza false retoriche e infantili giochi al ribasso, dentro ciascuno di noi deve prendere piede la convinzione che nessun traguardo ci è precluso se abbiamo voglia veramente di raggiungerlo e se abbiamo il coraggio anche di lasciarci guidare da chi può portarci in alto e condurci verso obiettivi di ampi orizzonti. Noi vogliamo vincerla questa sfida della comunione e lo vogliamo fare assieme, contenti di provarci ogni giorno…
Sì, quante prospettive e dinamiche relazionali ci può aprire il tema della preghiera… per arrivare al prossimo giugno convinti che la paura di vincere non abita più qua.