I defunti
Vi siete mai domandati come si passa il tempo in paradiso? Dovremmo, innanzitutto, dire che in paradiso non c'è più il tempo ma l'eternità, il non-tempo, perché partecipi della vita di Dio. Ma tutto questo che cosa ci rivela? Alla curiosità circa questa verità della fede, a volte rispondono le nostre preghiere; per esempio, nell' "eterno riposo" noi parliamo di una condizione di quiete per i nostri defunti, come se essi stessero in una condizione di assoluta immobilità, a riposarsi su una nuvoletta delle fatiche e delle durezze avute in questa vita. Ma se ascoltiamo il libro della Sapienza ci viene incontro l'immagine di "scintille che scorrono qua e là" nel fuoco delle stoppie ad indicare una vivacità e una effervescenza di vita che contrastano con il riposo eterno. Quale attività, dunque, per i nostri morti?
La fede ci dice che essi sono ben vivi in Dio, perché il Signore ha scritto il loro nome nel libro della vita. "Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta ma trasformata". E anche le nostre attenzioni al luogo del loro riposo testimonia la stessa cosa, altrimenti sarebbe inutile la cura che abbiamo delle loro tombe e la visita che facciamo ai cimiteri. Pregando per loro e visitando le loro sepolture noi affermiamo la fede nella loro esistenza che continua dopo la morte. Siamo certi che possiamo raggiungerli ancora con le nostre intercessioni e che anche essi possono fare qualche cosa per noi. Non sono assenti dalla nostra vita e non solo per il ricordo che ne abbiamo, ma perché sappiamo che possono intercedere per noi presso Dio. Non pensiamoli perciò distesi su una nuvoletta loro assegnata dal Signore ad oziare e riposarsi nella inattività, ma in continua connessione con noi, testimoni di una vita che deve essere vissuta nella comunione di fede, sulla scorta dell'esempio che ci hanno lasciato nel perseguire il bene e nella obbedienza alla legge del Signore. E smettiamo di essere inconsolabili per la loro dipartita da noi, come certe vedove che continuamente piangono la loro perdita; forse piangono per se stesse, dimenticando che i nostri cari li abbiamo "depositati" fra le braccia amorevoli di Dio: "Nelle tue mani depongo il mio spirito" diceva il Signore Gesù nel momento della sua morte.
I santi
Anch'essi sono attivi nella eternità del cielo, non come spesso li immaginiamo: non sono là con la mano a padiglione dietro l'orecchio come se fosse solo per ascoltare le nostre suppliche al fine di ottenere una grazia che ci sta a cuore. Anche questo è loro compito e facciamo bene a chiedere quanto ci sembra utile per la nostra vita; ma dovremmo chiedere la loro intercessione per comprendere la volontà di Dio su di noi. Dovremmo guardare a loro come l'esempio di come si possa incarnare il Vangelo dentro ai nostri giorni e alle nostre scelte. Se conoscessimo un po' delle loro vite ci accorgeremmo che ognuno di essi ha messo in luce una particolare caratteristica di Gesù: chi la mitezza, chi la mansuetudine, la capacità di perdono, la tolleranza, la carità, la devozione al compito che il Padre gli ha affidato, la determinazione nell'annunciare il Regno di Dio anche a costo delle propria vita.
Questo dobbiamo chiedere: essere una nuova riproposizione dello splendore di Cristo e della sua umanità. Pregare i Santi non deve essere il lavoro di chi cerca di "scroccare" qualche cosa da loro ma di chi chiede loro di essere un vero discepolo di Cristo. Essi sono come un nuovo Vangelo scritto lungo la storia della Chiesa, lungo i secoli, perché la figura e il messaggio lasciatoci da Cristo sia sempre attuale per noi.
Così sono vivi in noi i nostri defunti e i santi che veneriamo!
Don Felice