Nell’anniversario dei 1700 anni dal primo concilio ecumenico della Chiesa univerale (Concilio di Nicea), in cui si è costruita la nostra professione di fede nel Dio uno e trino, vi proporremo in queste settimane delle catechesi su Dio che è Padre e Figlio e Spirito Santo. Ci siamo lasciati ispirare dalle catechesi dei papi che in questi anni hanno provato a spiegare a tutti la profondità del mistero di Dio.
Nella nostra professione di fede diciamo: «Io credo in Dio Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra». Questa espressione racchiude una verità profonda: Dio è Padre. Ma oggi, parlare di paternità non è semplice. In molte famiglie moderne, i rapporti tra padri e figli sono segnati da difficoltà: l’assenza, la durezza, la mancanza di dialogo rendono spesso difficile pensare a Dio come Padre.
Tuttavia, la Bibbia ci aiuta a superare questa difficoltà, rivelandoci un Dio che è Padre nel senso più vero e profondo: amorevole, fedele, vicino. Gesù stesso ci mostra il volto di Dio come Padre che ama fino al dono del proprio Figlio per la salvezza del mondo. È un Padre che non ci abbandona mai, che ci accompagna, ci perdona e ci salva. Come dice il Salmo 27: «Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto».
La paternità di Dio non è mai distante o severa, ma tenera e misericordiosa. È il Padre che veste i fiori dei campi e nutre gli uccelli del cielo, e che si prende cura di noi con infinita attenzione (cfr Mt 6,26-32). È il Padre che accoglie il figlio prodigo con un abbraccio, che dona il pane del cielo e l’acqua viva (cfr Lc 15; Gv 6). La sua onnipotenza si esprime nell’amore, non nella forza bruta; nella misericordia, non nella prepotenza.
Molti si domandano come si possa dire che Dio è onnipotente di fronte al male e alla sofferenza. Ma l’onnipotenza di Dio non è quella del mondo: è la potenza dell’amore che si dona, che rispetta la nostra libertà, che attende con pazienza la nostra conversione. Dio è davvero potente perché sa amare fino alla fine, fino al sacrificio del proprio Figlio (Rm 8,32).
Sulla croce si rivela la vera potenza del Padre: non vendetta, ma perdono; non dominio, ma offerta; non odio, ma amore che vince la morte. La resurrezione di Gesù è la manifestazione piena di questa onnipotenza: il male è vinto, la morte sconfitta, l’uomo redento.
Credere in Dio Padre onnipotente è un atto di fiducia: significa accogliere il dono della nostra filiazione, lasciarsi guidare dalla sua Parola, abbandonarsi alla sua volontà. È un cammino di conversione, che trasforma la nostra mente e il nostro cuore.
Chiediamo al Signore la grazia di una fede viva, capace di vedere nella croce la gloria del Padre, e di vivere da figli, testimoniando con amore il volto del Dio che salva. Che la nostra vita sia fondata sulla roccia della sua fedeltà, nella certezza che il suo amore non viene mai meno.
