"Eccomi, manda me" (Is 6,8)

"Eccomi, manda me" (Is 6,8)

 

“La missione, la “Chiesa in uscita” non sono un programma una intenzione da realizzare per sforzo di volontà. E’ Cristo che fa uscire la Chiesa da se stessa. Nella missione di annunciare il Vangelo, tu ti muovi perché lo Spirito ti spinge e ti porta”. Questo ci ricorda papa Francesco nel messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2020, a cui ha dato il titolo “Eccomi, manda me”. Quando ho risposto per la prima volta con parole simili al vescovo di Milano che mi chiamava per l’ordinazione ministeriale in vista della missione pensavo che bastasse lo slancio iniziale e che comunque fossi uno dei pochi volonterosi, pronti a partire per rifare il mondo. Dopo Padre Adelio toccava a me. La voglia di partire subito era cosi forte che neanche chi mi aveva suggerito di laurearmi in medicina e poi partire era riuscito a trattenermi. L’entusiasmo dei primi giorni si è presto scontrato con le difficoltà dell’ inculturazione, della mole di lavoro, dell’ambiente ostile e delle malattie, ma anche del capire davvero che cosa sia la missione. E mano a mano che la provvidenza mi aiutava a superare un ostacolo e me ne faceva capitare un altro ho capito che quella disponibilità che mi era stata chiesta all’inizio doveva poi essere riconfermata di volta in volta.  Così sono partito con l’aria del benefattore e mi sono ritrovato in missione con la netta sensazione di un beneficiario. Ho imparato che mettersi a disposizione vuol dire saper ascoltare Dio che mi parla attraverso gli altri, sapersi mettere in discussione, saper lavorare con gli altri, saper trasmettere lo stesso entusiasmo agli altri. Quando arrivai in Guinea Bissau, la chiesa locale non era ancora Diocesi, quindi non aveva un vescovo e neppure dei sacerdoti locali. Ora le diocesi sono due, con due vescovi locali, 55 sacerdoti e 30 suore locali. Tre sacerdoti sono stati ordinati nel PIME e si trovano già in missione e una decina di seminaristi maggiori si stanno preparando per partire a loro volta come missionari. Forse la cosa giusta o per dirla con papa Francesco, la disponibilità che viene chiesta ad ogni battezzato è quella di accogliere il testimone per poi passarlo a chi darà continuità alla missione ricevuta. E questa é la missione di ciascuno di noi che il Signore affida con una vocazione speciale ad ognuno nel posto e nell’impegno che gli è stato affidato. L’altra cosa importante che ho imparato in missione è che pur facendo tante cose utili ne rimangono molte altre da fare e comunque da soli risolviamo poco. La persona che si trova a operare in missione è come un relè che permette alla corrente dello Spirito di passare da una parte all’altra. Quante persone sono connesse con me per poter realizzare quelle opere che si sentono di dover condividere. Per me il loro sostegno è utilissimo perché mi permettono di fare “miracoli” e per loro io sono utile permettendo che si realizzino come missionari. Una capillarità enorme della Chiesa che le permette di arrivare fino alle estreme periferie.  Ringrazio la comunità di Velate che non mi ha mai lasciato solo e che mi ha fatto capire che lo Spirito che con loro ho imparato ad ascoltare è ancora Lui che mi “spinge e mi porta” in Guinea Bissau. Un cordiale saluto “a distanza” a tutta la comunità pastorale “Maria Madre Immacolata” e al parroco don Giampietro che con i confratelli sacerdoti la sta guidando. Padre Alberto