Il valore pedagogico della Liturgia delle Ore

Il valore pedagogico della Liturgia delle Ore

Nella Liturgia delle Ore il cristiano impara a pregare non in modo soggettivo, emotivo, sentimentale, ma secondo lo stile e l’insegnamento della Chiesa. Con l’Ufficiatura delle Ore il credente si abitua a dialogare con il Signore, non a partire soprattutto dalle necessità interiori e materiali, ma abituandosi alla gratuità della preghiera di lode, ad appoggiarsi non in particolare sulle proprie esigenze ma su una Parola, quella del Signore, che ti interpella e ti illumina la strada mostrandoti i passi da compiere. San Benedetto, nella sua Regola, definisce il Monastero come la scuola in cui si impara a servire il Signore; la Liturgia è concretamente l’ambito in cui noi ci educhiamo a conoscere il pensiero del Signore e comprendiamo come porci al suo servizio. L’Ufficiatura nutre ogni giorno, attraverso una lettura pacata e meditata dei salmi e della Parola di Dio, la nostra conoscenza di Gesù e del suo messaggio evangelico. Sostiene l’approfondimento della nostra appartenenza al Signore e dona gli strumenti per fondere, in maniera sapiente, l’aspetto personale e comunitario della nostra relazione con il Signore. Ci aiuta di conseguenza a lodare il Signore per le opportunità di salvezza che ogni giorno ci propone.

Quale atteggiamento interiore dobbiamo maturare, vivendo con attenzione e consapevolezza la preghiera delle Ore?

Prima del Concilio Vaticano II la sottolineatura era frequentemente posta nei termini di un dovere da assolvere, di validità o invalidità nella recita del Breviario. Non ci si soffermava molto sulla promozione di un atteggiamento spirituale che poteva rendere feconda la nostra relazione con il Signore; che poteva far crescere la nostra familiarità con Lui.

Quando si percepisce che la Liturgia delle Ore è un’azione del Signore che illumina la strada della nostra sequela, allora comprenderemo che il pregare con tutta la Chiesa, utilizzando e meditando le stesse parole della Scrittura, è un atto fecondo che dona consapevolezza alla nostra vita interiore e pone luce sul percorso della nostra vita.

San Benedetto ci ricorda come mente e cuore devono essere in profonda sintonia con quanto proferiscono le labbra e che tutta la nostra esistenza si deve accordare con quanto le labbra hanno pronunciato. In termini molto concreti non basta recitare i salmi, occorre che raccontino il nostro amore per il Signore e per la vita che stiamo conducendo.

Sant’Agostino, con una sintesi illuminata, ci suggerisce: “Quando pregate Dio con salmi e cantici, meditate nel cuore quello che proferite con la voce”. Tutto il pensiero della Chiesa, nei primi secoli, dichiara apertamente l’esigenza di unità tra vita e preghiera, tra mente e labbra, tra cuore e volontà. E questo concorda con l’ansia di verità e di schiettezza che caratterizza la ricerca, tipica dei nostri tempi, di un’autentica religiosità cristiana.

Ricordiamo, al termine di questa nostra riflessione, il pensiero di un grande padre della Chiesa Occidentale. Papa S. Gregorio Magno ci invita a riflettere: “Mentre cantiamo a Cristo apriamo nel nostro cuore una strada al Signore perché vi entri e lo infiammi con il dono dell’amore”. Attraverso la Liturgia delle Ore vuole dare intensità e sistematicità alla nostra relazione con Lui.

Sia veramente il Signore a illuminare la nostra preghiera, i nostri pensieri e le nostre parole.

Don Peppino