Anche i Vesperi, come le Lodi, nella Liturgia ambrosiana hanno una struttura diversa rispetto all’Ufficiatura romana. In particolare la nostra preghiera dei Vesperi è ricca di simbolismi, che sono in continuità con l’antica tradizione dell’ufficiatura “cattedrale”.
Mentre la liturgia romana ripete sostanzialmente la stessa struttura delle Lodi (con la sostituzione, naturalmente, del “Benedictus” con il “Magnificat”), quella ambrosiana ha uno sviluppo del tutto autonomo rispetto a quello delle Lodi.
Lo descriviamo:
Parte lucernale:
- Rito della luce
- Inno
- Eventuale responsorio
Parte salmodica:
- Salmi (a doppio schema: festivo o feriale)
- Prima orazione
- “Magnificat”
- Seconda orazione
Parte stazionale o processionale:
- Commemorazione del Battesimo oppure lode in onore del Santo
- Terza orazione
- Intercessioni
- Padre Nostro
- Benedizione finale
Passiamo alla descrizione di tutti questi momenti:
IL RITO DELLA LUCE
E’ ritenuto il rito più antico dell’ufficiatura dei Vesperi; affonda le radici nel sacrificio vespertino giudaico nel quale si preparavano le lampade e si offriva l’incenso sull’altare. Con tale rito, da subito, la comunità cristiana intendeva rendere grazie al Signore per il dono della luce che aveva riportato tutto all’evidenza; questa era, però, segno della “luce divina” della rivelazione; in questo ambito nacquero testi di lode a Cristo, acclamato come “Luce del mondo”. I nuovi lucernari, di cui la Liturgia ambrosiana si è arricchita nei secoli, sviluppano anche il tema del cristiano e della Chiesa che diventano, a loro volta, luce attraverso una testimonianza coerente del Vangelo.
LA SALMODIA E IL “MAGNIFICAT”
Due sono gli schemi della salmodia ambrosiana, quello feriale e quello festivo. Il primo prevede la recita di due salmi adatti alla celebrazione vespertina; questa è un’attenzione che ha anche la liturgia romana; frequenti sono anche i temi tipici della conclusione della giornata: l’abbandono fiducioso in Dio, la speranza in Lui, la gratitudine per i doni ricevuti.
Lo schema festivo invece prevede un solo salmo (ricordiamo l’esigenza di brevità della Liturgia “cattedrale”), seguito da due brevi salmi di lode: 133 e 116; il primo di questi salmi è, ancor oggi, utilizzato nella liturgia ebraica.
Segue la prima orazione che attinge ai temi fondamentali evidenziati dai salmi appena recitati.
Vertice della salmodia vespertina è il “Magnificat”, preghiera di grande intensità, che unisce i due sentimenti di lode e di ringraziamento.
Segue la seconda orazione, di contenuto vespertino; parallela alla prima orazione delle Lodi, di contenuto mattutino.
LA COMMEMORAZIONE DEL BATTESIMO
E’ l’ultima parte. Presenta una triplice strutturazione: feriale, festiva, dei santi. Nei primi due casi si parla più propriamente di Commemorazione del Battesimo; anticamente si poteva snodare una processione verso il Battistero; e questo a memoria della rinascita battesimale. E’ un richiamo costante a rivisitare le scelte battesimali e le concretizzazioni che poniamo nel quotidiano.
San Paolo ci ricorda che “….. siamo stati sepolti in Cristo, in una morte simile alla sua, per risorgere con Lui in una vita nuova” (Rom 6,5). Dovremmo promuovere, nel nostro cammino spirituale, la consuetudine di sostare a pregare davanti al Battistero.
La Lode ai santi. Nelle feste e nelle solennità dei santi la parte stazionale diventa un atto di lode al santo, che si ricorda. Per due volte, a cori alterni, si recita una particolare antifona, chiamata sallenda, inframmezzata dal Gloria.
Al termine si prega con la terza orazione.
A questo punto ci sono le intercessioni; a differenza delle acclamazioni alle Lodi, queste preghiere riguardano maggiormente le situazioni dell’esistenza concreta che viviamo; l’ultima è sempre dedicata ai defunti.
Si termina con il Padre Nostro e la Benedizione finale.
Don Peppino