Nell'A.T. Abramo (Gn 12,1), Mosè (Es 3, 1-6; 19,3-25) ed Elia (1 Re 19,1-8) sono stati chiamati da Dio per un incontro personale in un momento di solitudine e di preghiera. Da sempre Dio è colui che "attira a sé e conduce nel deserto per parlare al cuore" (Osea 2,16).
Proprio il riferimento al deserto ci induce a leggere in questa ottica il tempo degli esercizi spirituali che stiamo per vivere in questa quaresima. Non possiamo dimenticare l'esperienza di Giovanni il Battista (Luca 3,2) raggiunto dalla Parola di Dio che gli rivela la sua missione di "voce che grida nel deserto" e di Gesù (Luca 4,1-2) che nel superare le tentazioni accoglie il progetto del Padre sul modo della redenzione. Nella preghiera tutti costoro si incontrano con Dio, ne comprendono la volontà di salvezza e conoscono i mezzi di cui servirsi per ottenerla in dono.
Come nel deserto, negli esercizi spirituali dobbiamo cercare, innanzitutto il silenzio e la solitudine. Nel deserto non ci sono voci o folle: siamo soli con noi stessi e con Dio, se ci rivolgiamo a lui. Nell'affrontare questa settimana di interiorità sarà necessario liberarci da tutti gli scalpori della nostra vita quotidiana, saper spegnere tutti gli strumenti che possono distrarci dall'ascoltare l'unica voce che vogliamo udire, quella di Gesù, che parla al nostro cuore seduto al pozzo di Sichar come con la samaritana. Certamente in una famiglia non sarà possibile evitare l'impegno che le incombenze quotidiane danno come necessarie ai genitori e ai figli; ma un po' di digiuno televisivo, soprattutto dei programmi fondati sul gossip e il pettegolezzo, un po' di meno di musica e di chiacchiere con amici e conoscenti, potrebbero essere un primo modo di ascoltare seriamente la voce del Signore e la sua Parola, perché "non di solo pane vive l'uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio".
Nel deserto ci serve solo ciò che è essenziale: l'acqua e il cibo. È l'esperienza fatta dall'antico Israele nel suo cammino verso al Patria Promessa. C'é un'acqua "che zampilla per la vita eterna" ed è quella che dobbiamo chiedere, come la Samaritana: "Dammi di quest'acqua perché io non abbia più sete" ed è l'acqua dello Spirito che ci permetterà di adorare in spirito e verità; ed è il cibo delle Eucaristia, la nuova manna, cibo di viaggio verso l'incontro con Dio. La celebrazione della S. Messa domenicale, che molti per pigrizia sostituiscono con l'ascolto domestico, dimenticando la dimensione comunitaria della nostra fede, sarà il luogo sacro della nostra quaresima.
Nel deserto è necessario saper camminare con una meta da raggiungere, per non perderci nella solitudine. È ciò che Abramo ha fatto, fidandosi di Dio: "Esci dalla tua terra va' dove ti mostrerò". La fede di Abramo è quella di chi non vuole chiedere conto a Dio della strada che ci fa fare nella vita o del perché di certi passi o circostanze: è quella di chi si affida alla sapienza del Signore che vede ogni nostro passo e ci sorregge con amore, anche in ciò che non comprendiamo. Solo così compiremo "le opere del Padre nostro" come ha fatto Gesù.
Il libro dell'Esodo ci narra che il popolo di Dio camminava alla luce di un nube luminosa per lui e tenebrosa per gli Egiziani. Senza la luce che viene dal Signore, senza la sua Parola "che illumina i nostri passi" non è possibile raggiungere la meta alla quale il Nostro Dio vuole condurci: la Patria Promessa. Se la nostra cecità ci impedisce di ammirare il volto del Figlio di Dio, venuto in mezzo a noi, è necessario andare alla piscina dell'Inviato, come il cieco nato. Quaresima è tempo di illuminazione per ciò che è veramente necessario alla nostra fede e alla nostra vita. Siamo già stati tuffati nel bagno battesimale: è ora di rivivere quotidianamente gli impegni che in quel giorno i nostri genitori hanno preso per noi e che ognuno di noi si è assunto personalmente con gli altri Sacramenti della iniziazione cristiana: "Voi siete la luce di questo mondo" ci ha detto il Signore. e questa luce è quella sapienza il cui dono dobbiamo chiedere: "Dammi la Sapienza che siede in trono accanto a Te".
Questo cammino non può che portare alla grande speranza che è racchiusa nel cuore di ogni vero credente: la vita eterna. Marta, Maria e Lazzaro ne sono la testimonianza piena: "Se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto". Ma Gesù è qui, in questi giorni santi della quaresima, per rinnovare in noi la consapevolezza che il nostro cammino non termina su questa terra ma è verso quella Patria Promessa che ci attende presso il nostro Padre nei cieli.
Questo è il principio della gioia del credente; un cristiano non può esser triste; anche la penitenza quaresimale deve essere accompagnata dalla letizia. Noi dobbiamo avere sempre qualche ramo dipalma e di ulivo da agitare perché l'incontro con il nostro Signore sia prodromo alla gioia eterna del cielo e alla gioia che farà sussultare i nostri cuori all'annuncio "Christus Dominus resurrexit".
Ci siamo accorti che le sei domeniche di quaresima, oltre che ad essere una profonda catechesi battesimale, sono anche una pista tracciata per non vivere superficialmente un tempo di grazia che il Signore, anche quest'anno, ci sta donando.
Don Felice