Imparare dalla Storia

Imparare dalla Storia

C'è un libro della Bibbia che sembra scritto da uno scettico, disilluso dalla vita "1,2Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità. 3Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno per cui fatica sotto il sole? 3,1Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. 2C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, ... 3Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. 4Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. 8Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.” Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re di Gerusalemme. “ 8,8Nessun uomo è padrone del suo soffio vitale tanto da trattenerlo, né alcuno ha potere sul giorno della sua morte, né c'è scampo dalla lotta; l'iniquità non salva colui che la compie". Queste parole sembrerebbero dare ragione a chi, ai nostri tempi, vive con l'angoscia per tutto quello che negli ultimi anni stiamo vivendo: la pandemia e la guerra in Ucraina. Certamente abbiamo l'impressione di vivere un tempo catastrofico con conseguenze irrefrenabili; ma abbiamo il senso della storia? Se pensiamo che il secolo scorso ha portato con sé i più atroci genocidi, le guerre più efferate e le pandemie più letali, perché meravigliarci di una umanità che non impara mai dai suoi errori? Questo viene detto non per rassegnarci alle follie del nostro mondo ma per accogliere la sapienza che viene dalla narrazione delle vicende umane: la lezione della storia, appunto. Ci eravamo illusi di avere eliminato dall'orizzonte dell'uomo il rischio per la vita e ci troviamo allo stesso punto di partenza: incapaci di praticare una cultura della prevenzione, continuiamo a fare spese folli per le guerre, a non investire nella medicina, a non diversificare le fonti energetiche, a non curarci del dissesto idrogeologico. E, purtroppo, pensiamo che è solo questione di mettere in atto delle tecniche che ci diano soluzioni, mentre, invece, i problemi possono essere affrontati solo come scelte politiche. Qui è la grande carenza delle menti che governano il nostro mondo! Per nostra fortuna, se consideriamo bene le cose, ci appare subito che ci sono realtà che queste vicende ci possono insegnare: La scienza che ha saputo produrre vaccini in brevissimo tempo, cosa impensabile fino ad ora La solidarietà dimostrata in questi giorni non solo verso i profughi ucraini, ma anche nel venire incontro a coloro che per la pandemia si sono trovati in situazioni di grave necessità Il desiderio di riprendere relazioni personali e non solo virtuali come la diffusione dei media e dei social tendevano a farci avere: il cantare sui balconi di mezza Italia ne è stata una prova evidente Impareremo finalmente dalla storia o dovremo attendere la prossima catastrofe? E che cosa può fare ciascuno di noi se non avere in sé gli stessi sentimenti di Cristo che, da buon samaritano, si è fermato ai bordi della strada di questa umanità ferita per soccorrerla? Ma non soltanto bei propositi ma azioni concrete, soprattutto forzando la mano dei politici di questo mondo perché ragionino non solo in termini di potere e di sfere di influenze geopolitiche ma di bene comune per tutta l'umanità. Don Felice

C'è un libro della Bibbia che sembra scritto da uno scettico, disilluso dalla vita "1,2Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità. 3Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno per cui fatica sotto il sole? 3,1Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. 2C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, ... 3Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. 4Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. 8Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.” Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re di Gerusalemme. “ 8,8Nessun uomo è padrone del suo soffio vitale tanto da trattenerlo, né alcuno ha potere sul giorno della sua morte, né c'è scampo dalla lotta; l'iniquità non salva colui che la compie". Queste parole sembrerebbero dare ragione a chi, ai nostri tempi, vive con l'angoscia per tutto quello che negli ultimi anni stiamo vivendo: la pandemia e la guerra in Ucraina. Certamente abbiamo l'impressione di vivere un tempo catastrofico con conseguenze irrefrenabili; ma abbiamo il senso della storia? Se pensiamo che il secolo scorso ha portato con sé i più atroci genocidi, le guerre più efferate e le pandemie più letali, perché meravigliarci di una umanità che non impara mai dai suoi errori? Questo viene detto non per rassegnarci alle follie del nostro mondo ma per accogliere la sapienza che viene dalla narrazione delle vicende umane: la lezione della storia, appunto. Ci eravamo illusi di avere eliminato dall'orizzonte dell'uomo il rischio per la vita e ci troviamo allo stesso punto di partenza: incapaci di praticare una cultura della prevenzione, continuiamo a fare spese folli per le guerre, a non investire nella medicina, a non diversificare le fonti energetiche, a non curarci del dissesto idrogeologico. E, purtroppo, pensiamo che è solo questione di mettere in atto delle tecniche che ci diano soluzioni, mentre, invece, i problemi possono essere affrontati solo come scelte politiche. Qui è la grande carenza delle menti che governano il nostro mondo! Per nostra fortuna, se consideriamo bene le cose, ci appare subito che ci sono realtà che queste vicende ci possono insegnare: La scienza che ha saputo produrre vaccini in brevissimo tempo, cosa impensabile fino ad ora La solidarietà dimostrata in questi giorni non solo verso i profughi ucraini, ma anche nel venire incontro a coloro che per la pandemia si sono trovati in situazioni di grave necessità Il desiderio di riprendere relazioni personali e non solo virtuali come la diffusione dei media e dei social tendevano a farci avere: il cantare sui balconi di mezza Italia ne è stata una prova evidente Impareremo finalmente dalla storia o dovremo attendere la prossima catastrofe? E che cosa può fare ciascuno di noi se non avere in sé gli stessi sentimenti di Cristo che, da buon samaritano, si è fermato ai bordi della strada di questa umanità ferita per soccorrerla? Ma non soltanto bei propositi ma azioni concrete, soprattutto forzando la mano dei politici di questo mondo perché ragionino non solo in termini di potere e di sfere di influenze geopolitiche ma di bene comune per tutta l'umanità. Don Felice