Come ben sappiamo, la nuova legge dell’amore l’ha scritta nei nostri cuori lo Spirito Santo. E questo, grazie a Cristo, che attraverso l’incarnazione, passione e morte, ci ha donato il massimo che potessimo desiderare e sperare: ci ha immersi nuovamente nel cuore stesso di Dio. Da allora, amare e sentirsi amati è una delle aspirazioni più profonde e urgenti della nostra vita.
Ci chiediamo quindi come crescere nella consapevolezza di essere amati e nella certezza di essere anche noi capaci di amare?
Fra le tante, una delle risposte possibili la troviamo in quell’opera di misericordia corporale che dice: “Dare da mangiare agli affamati”.
Il nostro Papa Francesco, la definisce così: consiste nel “condividere ciò che abbiamo con coloro che non hanno i mezzi per soddisfare un bisogno così primario”, educandoci “a quella carità che è un dono traboccante di passione per la vita dei poveri che il Signore ci fa incontrare”.
Nel suo messaggio per la Giornata Mondiale dei Poveri 2022 continua affermando: “L’esperienza di debolezza e del limite che abbiamo vissuto in questi ultimi anni, e ora la tragedia di una guerra con ripercussioni globali, devono insegnare qualcosa di decisivo: non siamo al mondo per sopravvivere, ma perché a tutti sia consentita una vita degna e felice. Il messaggio di Gesù ci mostra la via e ci fa scoprire che c’è una povertà che umilia e uccide, e c’è un’altra povertà, la sua, che libera e rende sereni”.
Sappiamo che nel mondo non c’è una equa distribuzione del cibo e che il suo accaparramento da parte di pochi che lo sottraggono ai tanti è un dato reale. Alcuni banchettano lautamente ogni giorno e magari buttano via il cibo e altri hanno il problema di poter mangiare qualcosa. Nell’emisfero sud del mondo questo avviene in maniera drammatica, ma sempre più spesso avviene anche vicino a noi…. anche nella nostra stessa comunità pastorale.
Apriamo gli occhi e ascoltiamo l’invito di Gesù a “dar loro noi stessi da mangiare” distribuendo quello che il Padre nostro ci dà in abbondanza, educandoci così a quella carità che ci fa sperimentare: “quanto ci sia più gioia nel dare che nel ricevere”.
Continua ancora Papa Francesco nel messaggio sopra citato: “La povertà che libera, al contrario, è quella che si pone dinanzi a noi come una scelta responsabile per alleggerirsi della zavorra e puntare sull’essenziale. In effetti, si può facilmente riscontrare quel senso di insoddisfazione che molti sperimentano, perché sentono che manca loro qualcosa di importante e ne vanno alla ricerca come erranti senza meta. Desiderosi di trovare ciò che possa appagarli, hanno bisogno di essere indirizzati verso i piccoli, i deboli, i poveri per comprendere finalmente quello di cui avevano veramente necessità. Incontrare i poveri permette di mettere fine a tante ansie e paure inconsistenti, per approdare a ciò che veramente conta nella vita e che nessuno può rubarci: l’amore vero e gratuito. I poveri, in realtà, prima di essere oggetto della nostra elemosina, sono soggetti che aiutano a liberarci dai lacci dell’inquietudine e della superficialità”.
Nella nostra comunità ci sono persone che, con un cuore ricco di compassione, silenziosamente, si fanno prossimi ad altri e sono una piccola candela accesa nel buio che ci circonda.
E ancora ci sono due belle opportunità per tutti di “dar da mangiare agli affamati” organizzate dalla nostra Caritas. Alla prima si partecipa depositando una parte della nostra spesa nella madia della fraternità, la seconda è quella di donare alimenti in occasione delle raccolte (porta a porta) che i ragazzi dell’intera comunità, effettuano tre volte l’anno, accompagnati dai loro educatori.
La nostra Caritas, tra le altre cose, provvede alla distribuzione quindicinale di un “pacco” di prodotti alimentari a 54 nuclei familiari, per un numero complessivo di 160 persone, di cui 61 tra minori e neonati.
È bello e importante che anche per i nostri ragazzi, ci sia stata l’opportunità di “dar da mangiare agli affamati”, inserendo nel loro cammino educativo l’iniziativa della raccolta alimentare (porta a porta).
Hanno sperimentato così, come anche una piccola attività di volontariato, uccide l’egoismo che è la radice di ogni male e rafforza invece la concretezza dell’amore che si realizza vivendolo.