CONTESTO.
L’imperatore Romano Decio nel 250 d.C. promulgò un editto in cui si ordinava ai cittadini di prendere parte a un sacrificio generale agli dei. Chi rifiutava di venerare le divinità dell’impero veniva imprigionato, e se si ostinava era ucciso. Moltissimi cristiani, tra cui Papa Liberio e il diacono Lorenzo, furono perseguitati e morirono. Non tutti i cristiani, però, ebbero il coraggio di affrontare la prigionia e la morte. Molti sacrificarono agli dei, ma per paura delle sofferenze e senza convinzione. Così in seguito alcuni si pentirono di non avere testimoniato la loro fede: chiesero perdono alla Chiesa e dopo aver fatto penitenza furono riaccolti dalla Comunità. In Africa, emerge Cipriano, un grande difensore della fede. È un uomo dotto e brillante e la sua conversione suscita scalpore. Dona tutti i suoi beni ai poveri e si fa sacerdote. Quando a Cartagine muore il vescovo, egli verrà eletto dalla voce del popolo. Cipriano è uno dei primi a parlare dell’unità della Chiesa garantita dal Papa, che è a Roma. Per risolvere i problemi più difficili egli scrive al Pontefice, al quale riconosce autorità su tutti i vescovi.
CIPRIANO, già durante la persecuzione di Decio, dovette fuggire, perché la comunità di Cartagine aveva ancora bisogno di lui. Qualche anno dopo il suo ritorno, però, di nuovo si impone a tutti di sacrificare agli dei. Cipriano, questa volta rimane accanto al suo popolo: l’amore che lo spinge a restare è lo stesso amore con cui si dedica a curare gli appestati nel caso della tremenda epidemia, che era scoppiata a Cartagine. Dopo l’arresto Cipriano viene interrogato e si proclama capo della cristianità cartaginese. È condannato allora ad essere decapitato. È il 14 settembre 258. Il suo corpo viene recuperato, di notte, tra canti di gioia, perché un nuovo santo è entrato nel Regno! Cipriano nella sua Lettera pastorale per l’anno 252, vede la peste con lo sguardo della fede nel Cristo morto e risorto a cui bisogna sempre rivolgersi con riconoscenza. Affronta la peste con il coraggio della carità operosa, che non si sottrae all’impegno senza distinzione verso tutti: sia cristiani che pagani. Quando scoppiò la peste, tanti abbandonarono i propri cari per paura del contagio, ma egli con la carità dei cristiani organizzò a Cartagine un’assistenza esemplare senza fare distinzione tra le persone. E poi disse ai cristiani lamentosi, che non potevano pretendere di essere risparmiati dal dolore e dalla morte, per la loro fede. Nella fede i cristiani incontrano la Luce e la Via verso il Regno, ma non trovano privilegi e “sconti”, che sono per il “dopo”.
CAMUS, nel romanzo “La peste” del 1947, descrive la città algerina di Orano invasa dal morbo. L’epidemia si estende senza freni, i morti si moltiplicano ogni giorno. La città è isolata dal resto del mondo in una condizione di assedio. C’è chi cerca di distrarsi e di stordirsi, chi è immobilizzato dalla paura, chi invece approfitta della tragica situazione per arricchirsi. Ma c’è anche chi lotta con coraggio. A poco a poco la morsa del morbo, che simboleggia la peste dell’occupazione nazista, si allenta: l’epidemia cessa e la città, dopo la lunga resistenza ritorna libera. Alcuni personaggi cercano di trovare, attraverso la solidarietà, una dimensione del mondo da opporre a una violenza e una ingiustizia troppo subite. Cito il dottor Rieux, un personaggio del romanzo, perché mentre stringe tra le braccia un bambino colpito dalla peste, non si trattiene: “Mi rifiuterò sino alla fine di amare questa creazione dove i bambini sono torturati”. In questa assenza indifferente del Creatore davanti al dolore innocente Albert Camus grida il suo ateismo: la non esistenza di Dio. Cipriano, invece, gridò con amore la sua fede in Dio.
FEDE.
Ci aiutano tre uomini di fede a dare senso alla “croce”. Cipriano, prima del martirio, si inginocchiò e pregò il Signore che sperava di vedere presto e incoraggiò i suoi a cercare le realtà del cielo. Il Papa: “Non ho una risposta al dolore innocente! Ma di fronte alla sofferenza e alla morte sollevo lo sguardo verso il Crocifisso innocente e lo sento vicino e solidale come uomo e come Dio, che muore per amore nostro”. Il card. Martini: “Di fronte alla morte ci é chiesto l’atto di fede più impegnativo, senza possibili vie di fuga: o ti fidi di Dio e ti salvi, o non ti fidi e allora finisci nel nulla. Impariamo da Gesù, che si è sentito abbandonato sulla croce ma poi si è fidato consegnandosi al Padre”. Nella sua morte, Gesù ci insegna la fiducia nella via del cielo: amare e servire Dio e gli altri.
SCHEDA.
Venerdì 21 maggio alle 20.15 in Cripta a Masnago ascolteremo in video il prof. D’Incà e condivideremo i nostri pensieri, su dolore e morte, perché la peste, oggi, ha solo cambiato nome!
- La storia della chiesa è ricca di esempi: Quanto la conosci? Quanto sapresti attingere dalla sua ricchezza spirituale e culturale per vivere il nostro tempo?
- Nel clima pesante della pestilenza anche i cristiani vacillano: Dio è davvero buono? Perché non interviene?
- Noi cristiani condividiamo le condizioni di vita di tutti: Nel tuo modo di affrontare la pandemia si manifesta la tua fede?
- Dio ci parla anche attraverso tutti gli eventi: Ti senti in cammino verso la nostra Patria, la nuova terra?
don Francesco