Nostre le mani, Tua la forza

Nostre le mani, Tua la forza

Con il 20 giugno inizia la prima parte dei festeggiamenti del Palio delle contrade di Masnago, legato alla festa patronale dei SS. Pietro e Paolo.
Visto che la parrocchia di Masnago costruisce la propria festa dandole anche un contenuto spirituale, mi sembrava interessante e significativo estenderne la riflessione a tutta la Comunità Pastorale.

Il tema scelto dalla commissione quest’anno ha a che fare con le mani!
A botta calda forse ci viene in mente il testo della canzone “Ciao, Ciao” della Rappresentante di lista, presentato nell’ultimo festival della canzone a S. Remo... lo ricordiamo certamente tutti: “Con le mani, con le mani, con le mani...Ciao ciao”.
Per coloro che invece hanno i capelli un po’ più grigi come me, forse viene più naturale ricordare la canzone di Zucchero Fornaciari intitolata anch’essa “Con le mani”, dove alcuni passaggi del testo recitano così: “Con le mani tu puoi dire di sì... È un incontro di mani questo amore... Con le mani preghi il Signore”.

Ma forse, per usare immagini più consoni al nostro mondo ecclesiale, ci viene più spontaneo pensare ad altre mani “più nobili”: quelle di Dio Padre quando plasma il mondo e l’uomo per dare inizio alla creazione, oppure quelle di Gesù che guariscono gli ammalati, che sollevano gli infermi, che abbracciano chi ritorna dopo essere fuggito, che lavano i piedi degli apostoli... O ancora, quelle del cireneo che aiutano Gesù a portare la Croce, o quelle di Giuseppe d’Arimatea che lo depongono dalla medesima croce per posizionarlo nel sepolcro... insomma, abbiamo davanti una bella e ricca carrellata di mani, davanti alle quali non abbiamo che l’imbarazzo della scelta verso quali indirizzare il nostro sguardo per prenderne esempio.

Ma forse in questi tempi ci viene in mente un uso meno positivo delle nostre mani: quelle che inquinano il pianeta, quelle che atterrano il prossimo per fare violenza o per umiliare, quelle che abbracciano un kalashnikov per uccidere fratelli, quelle che gettano soldi semplicemente perché ne hanno in eccedenza... anche in questo caso, una bella panoramica di mani di cui vergognarci!

Ma quest’anno, con il Palio delle contrade 2022, vorremmo nobilitare questa parte del nostro corpo perché ritorni ad essere un dono speciale per tutti.
Come parroco della comunità desidererei suggerirvi qualche modo per valorizzarle.

1. Trasformarci in artigiani di pace, artigiani di comunione. Nella società dei grandi Centri Commerciali e della globalizzazione stiamo perdendo in maniera irreversibile la figura dell’artigiano. Questo palio vuole diventare anche una provocazione al gusto di far prendere forma a ciò che ci sta a cuore e che la nostra creatività genera. Già la mostra che verrà proposta ce ne offrirà un magnifico saggio, ma questo vuole essere solo l’inizio. E di cosa dovremmo diventare artigiani? Ho la presunzione di suggerirvi 2 sviluppi: artigiani di pace e di comunione! Della prima ne abbiamo bisogno come l’aria che respiriamo, la seconda diventa una necessità irrinunciabile se vogliamo offrire un volto nuovo di umanità, di comunità cristiana e sociale, di Chiesa...

2. Riappropriarci della capacità di abbracciare. Non è un invito a trasgredire le normative anti- contagio, quanto piuttosto a dar corda alle emozioni più vere che per troppo tempo ci è stato chiesto di trattenere e censurare. Ritorniamo ad essere uomini e donne che provano sentimenti senza preoccuparsi di venire fraintesi, che hanno voglia di piangere senza vergognarsi, di ridere senza paura di offendere e di intenerirsi senza temere di venire derisi... riappropriamoci della nostra umanità!

3. Reinventarci costruttori di ponti piuttosto che scavatori di fossati. San Serafino Saros scriveva: “Facile scagliare pietre dall’alto in basso, difficile portarle dal basso in alto per costruire”. Sì, credo proprio che sia arrivato il momento di iniziare a ricostruire. Dovranno farlo i nostri fratelli ucraini, dovrà farlo l’Europa civile, dovrà farlo la Chiesa universale per cucire le 

tante (troppe) spaccature sorte al proprio interno, dovrà farlo la nostra società se vuole iniziare a respirare aria nuova... e dovremo imparare a farlo anche noi nel nostro piccolo se vogliamo diventare una Chiesa attraente.

Ma ne saremo capaci?
Anche a questa preoccupazione proveremo ad offrire una risposta con il palio 2022. Non vi sembri troppo semplicistica quella che abbiamo trovato e che tenteremo di condividere con tutti voi: a ciascuno viene chiesto di mettere a disposizione le proprie mani, senza preoccuparsi troppo dei pesi che dovranno sostenere perché la forza per farlo la metterà il buon Dio, come ha sempre fatto, sperando che questa volta accetteremo di accogliere l’aiuto che sempre, da Padre, desidera regalarci... le mani sono nostre... la forza sarà Sua! Ce la faremo!

Concludo con un sano dubbio che mi sorge dentro: e se la primavera dell’umanità e della nostra Comunità Pastorale passasse proprio dalle nostre mani?

Don Giampietro