C'è un equivoco nella nostra mente: parliamo, in questo periodo di benedizioni delle case, ma questo è un errore: dovremmo parlare di benedizioni delle famiglie: la cosa è più appropriata perché le case sono benedette se stanno in piedi belle solide, mentre siamo noi esseri umani che abbiamo bisogno di una parola salvifica che ci aiuta a vivere secondo il Vangelo.
"Benedire" significa dire un bene, augurarlo, chiedere che questo bene si compia nella vita di chi l'ascolta. Nel mondo biblico la parola è quasi una entità corporea che ha come una vita propria. Ce lo ricorda il libro della Genesi, all'inizio, quando ci viene detto: "Dio disse ci sia la luce; e la luce fu". La parola è efficace, secondo il detto biblico e non ci è difficile comprenderlo se pensiamo all'amarezza del povero Esaù che piange come un bambino quando il padre Isacco gli dice che non può revocare una parola di benedizione data a Giacobbe in sua vece. Gli è sfuggita dalla bocca e non può essere richiamata. Tanto più per la Parola di Dio: "Come la pioggia e la neve non ritornano in cielo senza avere fecondato la terra, così la mia parola non ritornerà a me senza avere operato quanto desidero".
Ma una vera benedizione non può essere disgiunta dal Nome di Dio. Nella liturgia di capodanno il sommo sacerdote ebraico aveva questo ordine: "porre il Nome di Dio" sul popolo, perché Dio è la vera benedizione per l'umanità. Questo avviene sempre anche nelle nostre liturgie che si concludono con il riferimento al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Nella benedizione che riceviamo per le nostre famiglie è il Nome di Dio il protagonista: noi intendiamo porlo sopra di noi a protezione della nostra vita.
Questo, però comporta che l'uomo benedica Dio con tutto il suo essere: non si benedice l'uomo se l'uomo non benedice Dio, ringraziandolo per il suo amore per noi e per tutti i suoi benefici; lo proclamiamo tante volte: "Benediciamo il Signore, a Lui onore e gloria nei secoli". E questo significa togliere ogni aspetto di magia ad una benedizione invocata solo perché non avvengano sciagure o malattie. Quante volte abbiamo pensato alla benedizione natalizia come scaramanzia contro il malocchio! Ricevere la benedizione deve essere un atto di fede, come di chi vuole essere aiutato da Dio a vivere evangelicamente la sua vita. Se non pratichiamo la fede è inutile chiedere la benedizione, a meno che uno non domandi anche la conversione della vita. Che se ne fa della benedizione uno che non frequenta la S. Messa e non riceve quella benedizione viva che è il Corpo di Cristo o il suo perdono nel Sacramento della Penitenza?
Questo ci porta ad un'altra considerazione che era già tipica del mondo biblico; nei Salmi spesso si chiede la benedizione per Gerusalemme, la città di Dio e dentro ad essa di ciascun membro del popolo santo. Noi siamo la nuova Gerusalemme, la Chiesa di Dio la comunità dei santificati dal sacrificio di Gesù. Quando riceviamo una benedizione il nostro pensiero dovrebbe correre all'intera comunità cristiana e confermarci nella volontà di essere in Cristo una sola cosa, "perché il mondo creda".
Infine, nel ricevere la benedizione natalizia dovremmo ricordarci che la vera benedizione è Gesù, il grande dono che il Padre ci ha fatto. Questo dovrebbe farci passare in secondo ordine i doni di Babbo Natale per ricordare ai nostri piccoli e a noi stessi che la vita di Cristo, vissuta nella nostra carne è la cosa più bella e gradita che sia mai stata fatta per l'umanità.
Don Felice