Messaggio per la festa dell’oratorio La bella lampada

Messaggio per la festa dell’oratorio La bella lampada

C’è una bella lampada nella cappella dell’oratorio. Forse l’hanno portata gli adolescenti dalla fiaccolata, forse è lì da diverso tempo e nessuno se ne è accorto, forse l’hanno costruita e decorata in estate i ragazzi del laboratorio di ceramica. È una bella lampada: colorata, panciuta. Contiene un bel po’ d’olio. C’è uno stoppino consistente. La bella lampada è spenta. Potrebbe far luce e diffondere allegria, ma è spenta. È un soprammobile. È inutile. Ogni giorno si accumula un po’ di polvere e sbiadiscono i suoi bei colori.

Oggi però Sofia è stata incaricata di accenderla. Ha preso il fuoco dalla lampada rossa del Santissimo Sacramento e ha acceso la bella lampada dell’oratorio.

Adesso arde una fiamma gagliarda e lieta, vivace e incantevole. Perché arde la lampada? Perché è stata accesa.
La lampada è viva, è piena di vita, perché ha ricevuto il fuoco. Ecco perché siamo vivi: perché abbiamo ricevuto la vita.

La vita è un dono. Chi vive, vive di una vita ricevuta. Noi riceviamo la vita da Gesù che è la vita del mondo.

Non mi basta il lunedì

Il lunedì è un giorno interessante. Spesso comincia di malumore al solo pensiero che si deve riprendere il ritmo dei giorni feriali tra viaggi, lezioni, le solite facce. Poi, spesso, finisce meglio di come sia cominciato: qualcosa è andato bene, gli amici sono stati carini, la mamma ha preparato la sua famosa pasta alla carbonara...

Ma dopo il lunedì vengono gli altri giorni e ci sono momenti in cui la vita viene a noia. Non mi basta il lunedì. Ci vorrebbe un giorno che riveli la bellezza di tutti i giorni, ci vorrebbe una amicizia che renda possibile l’amicizia vera, ci vorrebbe una parola che confidi il significato di tutti i giorni della vita. «Ci vorrebbe la domenica», ha pensato Gesù. E il terzo giorno è risuscitato: così è nata la domenica.

Perciò è irrinunciabile la messa della domenica, anche se molti cercano di farlo dimenticare organizzando partite, viaggi, shopping, dormite senza orario... è irrinunciabile la domenica e la messa della comunità, perché solo Gesù risorto può essere la Vita che dà senso alla vita e solo la domenica può essere il giorno che spiega come e perché vivere il lunedì (e tutti gli altri giorni).

Quello che le fotografie non possono raccontare

Per raccontare l’estate si organizza la serata delle fotografie. Scorrono sul telone le foto più originali: quelle dei giochi d’estate, quelle del campeggio, quelle di Lisbona e dintorni, quelle dei meeting organizzati per le sfide di decanato. Quelli che si riconoscono nelle foto hanno delle buone ragioni per ridere di gusto; le foto che ricordano momenti memorabili strappano gli applausi di tutti. Quelli che non c’erano chiedono agli amici di raccontare come è andata. Quello della gamba rotta è acclamato come una specie di eroe (anche se, in realtà, è stato solo sbadato!).

Le foto scorrono e scorrono i giorni d’estate come un ricordo da archiviare. Ma ci sono momenti che le foto non possono raccontare.

Non possono raccontare di quel momento in cui nell’adorazione della notte Gesù mi ha parlato con una parola amica che mi ha trafitto il cuore.

Non possono raccontare di quella confessione a Lisbona: quando il prete sconosciuto mi ha liberato dal peccato che mi schiacciava e mi ha restituito alla limpida gioia di sentirmi chiamato a vivere, a vivere lieto, a vivere buono.

Non possono raccontare di quella chiacchierata con una ragazza mai vista prima che nel momento magico di quella passeggiata mi ha insegnato a guardarmi con occhi nuovi.

Le fotografie sono belle, ma non possono raccontare le cose più importanti: quello che il Signore scrive nei cuori, come l’amicizia incoraggi a vivere, come la vita diventi vita piena.

Impariamo così che il dono della vita non è un documentario, non è una fotografia, ma l’incontro con chi può darci vita, con Gesù e con gli angeli che Gesù manda per rivelarci quanto grande sia il tesoro che è in noi e quanta gioia e quanto amore ne possano venire.


Mario Delpini
Arcivescovo di Milano