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Turno "0"... non una semplice vacanza!

“Desiderare la felicità, insieme nella corsa verso il bene, seguire e fidarsi di un amico grande, io ci sono, protagonista della vita...” Cosa sono? Pezzetti di formula magica da amalgamare perché riesca qualche incantesimo?No, niente di tutto questo!... sono le 4 tappe che hanno scandito le giornate e i contenuti dei nostri piccoli di II-IV elementare quest’anno a Macugnaga al turno “0”. Giornate stupende quelle che hanno visto come protagonisti i nostri ragazzini ed un gruppo di genitori alle falde del Monte Rosa. Giornate all’insegna della preghiera, delle escursioni, del divertimento sano, della comunione fraterna, delle serate attorno al fuoco e della serenità del cuore espressa dalla gioia di stare insieme 4 giorni. L’esperienza del turno “0” non è mai semplice montagna, non è neppure solo “vita da oratorio traslocata altrove”, ma risulta sempre una vera e propria palestra di vita dove ragazzi, adolescenti animatori, genitori e sacerdote condividono un pezzettino di strada consapevoli che possono trasmettersi vicendevolmente valori grandi, bellezza di vita e gusto di crescere. Come sono le giornate? Come delle “normali giornate” di vacanza?Niente affatto! Non ci prenderemmo la responsabilità di portare fuori di casa 80 ragazzini per fargli vivere qualcosa che troverebbero altrove... siamo molto più ambiziosi: desideriamo regalare loro un’esperienza da ricordare perché coraggiosa nella proposta. Con i ragazzi abbiamo sfidato le nostre capacità di resistenza e di tenuta “ad alte quote”: sia a livello fisico (abbiamo testato il loro allenamento a camminare in montagna), che a livello comunitario (i servizi di corvè, i laboratori, la raccolta della legna per il fuoco serale...), che a livello spirituale (le preghiere e la messa quotidiana, il momento penitenziale per gli amici di IV); abbiamo quindi tentato di arrivare là “dove osano le aquile” sperando che il profumo delle alte vette dia il gusto di imprese grandi anche durante l’anno oratoriano. Con gli animatori e le famiglie abbiamo provato a vivere insieme del tempo “gratuito”, non condizionato da obblighi particolari. Considerando la convivenza contemporanea di molteplici generazioni, è andata fin troppo bene! Abbiamo avuto il coraggio di dirci anche cose importanti e abbiamo provato a volerci bene.  Cosa è stata in conclusione l’esperienza di Macugnaga 2023? La riassumiamo con 3 direzioni: 1. verso l’alto. Non è vero che i ragazzi oggi hanno il prurito nei confronti del sacro o di tutto quello che “odora” di preghiera. Abbiamo avuto l’impressione che, se motivati, la proposta spirituale può essere vissuta con maggior intensità e serietà. Il loro è stato “un attestarsi verso l’alto” che ci fa ben sperare per l’inizio del nuovo anno. 2. verso l’altro. È stata esperienza anche di comunione intensa tra i ragazzi. Il nostro obiettivo dichiarato in partenza era quello di aiutarli a considerare che l’altro viene come un’occasione offerta per crescere, perché non ci sono tabù, ma solo doni di Dio per la vita di ciascuno. La fatica di rompere i soliti gruppetti di amicizie, di entrare in relazione con tutti, di aprirsi anche a quelli delle altre parrocchie della Comunità Pastorale, sono fatiche benedette dal Signore che ci fanno guardare al futuro, perché ci introducono in quella che sarà normalmente la vita dei nostri ragazzi. È una mentalità verso cui crescere. 3. verso il centro. Quello che maggiormente ci ha impressionato è stata la serietà con la quale, seppur piccoli, hanno cercato di dare un nome concreto a quel Dio che hanno tentato di conoscere a catechismo e di cui forse non hanno colto ancora i tratti più veri... si leggeva in loro il tentativo di diventare grandi oltre i soliti luoghi comuni. Ecco perché il titolo generale ai 4 giorni, parafrasando il racconto che li ha accompagnati giorno dopo giorno, abbiamo ritenuto significativo fosse: “Ti ho disegnato sul palmo della mano” ... sì, i nostri ragazzi hanno voglia di crescere bene! La comunità degli educatori che li ha accompagnati

Turno "0"... non una semplice vacanza!

Messaggio per la festa dell’oratorio La bella lampada

C’è una bella lampada nella cappella dell’oratorio. Forse l’hanno portata gli adolescenti dalla fiaccolata, forse è lì da diverso tempo e nessuno se ne è accorto, forse l’hanno costruita e decorata in estate i ragazzi del laboratorio di ceramica. È una bella lampada: colorata, panciuta. Contiene un bel po’ d’olio. C’è uno stoppino consistente. La bella lampada è spenta. Potrebbe far luce e diffondere allegria, ma è spenta. È un soprammobile. È inutile. Ogni giorno si accumula un po’ di polvere e sbiadiscono i suoi bei colori. Oggi però Sofia è stata incaricata di accenderla. Ha preso il fuoco dalla lampada rossa del Santissimo Sacramento e ha acceso la bella lampada dell’oratorio. Adesso arde una fiamma gagliarda e lieta, vivace e incantevole. Perché arde la lampada? Perché è stata accesa.La lampada è viva, è piena di vita, perché ha ricevuto il fuoco. Ecco perché siamo vivi: perché abbiamo ricevuto la vita. La vita è un dono. Chi vive, vive di una vita ricevuta. Noi riceviamo la vita da Gesù che è la vita del mondo. Non mi basta il lunedì Il lunedì è un giorno interessante. Spesso comincia di malumore al solo pensiero che si deve riprendere il ritmo dei giorni feriali tra viaggi, lezioni, le solite facce. Poi, spesso, finisce meglio di come sia cominciato: qualcosa è andato bene, gli amici sono stati carini, la mamma ha preparato la sua famosa pasta alla carbonara... Ma dopo il lunedì vengono gli altri giorni e ci sono momenti in cui la vita viene a noia. Non mi basta il lunedì. Ci vorrebbe un giorno che riveli la bellezza di tutti i giorni, ci vorrebbe una amicizia che renda possibile l’amicizia vera, ci vorrebbe una parola che confidi il significato di tutti i giorni della vita. «Ci vorrebbe la domenica», ha pensato Gesù. E il terzo giorno è risuscitato: così è nata la domenica. Perciò è irrinunciabile la messa della domenica, anche se molti cercano di farlo dimenticare organizzando partite, viaggi, shopping, dormite senza orario... è irrinunciabile la domenica e la messa della comunità, perché solo Gesù risorto può essere la Vita che dà senso alla vita e solo la domenica può essere il giorno che spiega come e perché vivere il lunedì (e tutti gli altri giorni). Quello che le fotografie non possono raccontare Per raccontare l’estate si organizza la serata delle fotografie. Scorrono sul telone le foto più originali: quelle dei giochi d’estate, quelle del campeggio, quelle di Lisbona e dintorni, quelle dei meeting organizzati per le sfide di decanato. Quelli che si riconoscono nelle foto hanno delle buone ragioni per ridere di gusto; le foto che ricordano momenti memorabili strappano gli applausi di tutti. Quelli che non c’erano chiedono agli amici di raccontare come è andata. Quello della gamba rotta è acclamato come una specie di eroe (anche se, in realtà, è stato solo sbadato!). Le foto scorrono e scorrono i giorni d’estate come un ricordo da archiviare. Ma ci sono momenti che le foto non possono raccontare. Non possono raccontare di quel momento in cui nell’adorazione della notte Gesù mi ha parlato con una parola amica che mi ha trafitto il cuore. Non possono raccontare di quella confessione a Lisbona: quando il prete sconosciuto mi ha liberato dal peccato che mi schiacciava e mi ha restituito alla limpida gioia di sentirmi chiamato a vivere, a vivere lieto, a vivere buono. Non possono raccontare di quella chiacchierata con una ragazza mai vista prima che nel momento magico di quella passeggiata mi ha insegnato a guardarmi con occhi nuovi. Le fotografie sono belle, ma non possono raccontare le cose più importanti: quello che il Signore scrive nei cuori, come l’amicizia incoraggi a vivere, come la vita diventi vita piena. Impariamo così che il dono della vita non è un documentario, non è una fotografia, ma l’incontro con chi può darci vita, con Gesù e con gli angeli che Gesù manda per rivelarci quanto grande sia il tesoro che è in noi e quanta gioia e quanto amore ne possano venire. Mario Delpini Arcivescovo di Milano

Messaggio per la festa dell’oratorio La bella lampada

L'arcivescovo parla ai nostri animatori

In mezzo alla confusione una rivelazione. La confusione, un mucchio di messaggi quelli che mando io, quelli che ricevo, un mucchio di rumori, di musiche, un mucchio di cose da fare e non so più da che parte andare e poi la confusione dentro di me, ma io chi sono, ma io cosa servo, ma io merito l'attenzione di qualcuno? La confusione intorno in casa, con tutti che gridano, vanno e vengono e la confusione nel mondo con i messaggi che mi stordiscono e la confusione dentro di me. Ecco in questa confusione passo vicino a un oratorio mi addentro e decido quest'anno di fare l'animatore, l'animatrice. In questa confusione io ricevo una rivelazione. Ecco ho imparato che sono capace di amare, sono capace di prendermi cura degli altri, sono capace di fare del bene. Nella confusione una rivelazione: sono capace di amare. E nell’oppressione dei miei complessi una rivelazione. Ciascuno di noi, anche tu hai dei complessi, non ti piaci, soprattutto se ti confronti con gli altri ti sembra di essere sempre indietro, inferiore: “ma io non sono bella come quella là”, “ma io non sono simpatico come quello là”, “ma io non sono così sciolto come quello là”, “Ecco io non valgo niente, io non sono capace di fare niente, io tutto quello che faccio è un disastro e i miei genitori si aspettano da me sempre delle cose che poi io non riesco a fare”. Ecco in questo complesso, in questa oppressione di questi sensi di inferiorità e di colpa, una rivelazione. Mi hanno chiamato per fare l'animatore, cioè qualcuno ha stima di me e mi ha chiamato e mi dà fiducia. In mezzo a tutti questi complessi che ci portano a sottovalutarci, una parola di stima dice: “vieni tu sei capace, vieni abbiamo bisogno di te, vieni ti affidiamo i ragazzi della tua squadra” e in mezzo alla precarietà una rivelazione. La precarietà dice: “ma oggi sono pieno di entusiasmo che bello vivere il giorno” dopo dice: “che schifo la vita ma io non ho voglia di fare niente!”. “Oggi sono pieno di amore e vorrei abbracciare tutto il mondo!” e il giorno dopo dico: “ma come sono antipatici tutti, ma io non li sopporto, ma io non posso più avere un rapporto senza litigare con mio fratello, con mia mamma o con il mio compagno di scuola”. In mezzo a questa precarietà una rivelazione. L'impegno che ti prendi dura perché sai che c'è qualcuno che si aspetta da te un servizio, una presenza, un sorriso. Ecco questo Samaritano, che non sappiamo da dove veniva e dove andasse, di cui non sappiamo niente. Secondo me era come un adolescente che passava nella strada della vita ed era confuso, non sapeva bene cosa stava succedendo, ha visto un poveraccio e se ne è preso cura e ha scoperto di essere capace di amare. Questo Samaritano era uno che siccome era un Samaritano si sentiva sempre giudicato, gli altri lo guardavano con un pregiudizio, lo disprezzavano. Ecco lì un Samaritano. Ma questo Samaritano ha visto un uomo ferito, se ne è preso cura, l'ha portato fino a un ricovero, si è preso cura di lui e ha sentito il bisogno dell'altro come una vocazione: “questo tale si fida di me, accetta le mie cure” e questo Samaritano era uno che andava in giro chissà a far che cosa, una volta era onesto, un'altra volta rubava, una volta voleva rispettare la legge di Dio, un'altra volta bestemmiava Dio, ma poi ha visto un uomo abbandonato al ciglio della strada e se n'è preso cura e ha capito che prendersi cura degli altri non è il capriccio di un giorno, non è uno slancio di generosità, ma un impegno che deve attraversare il tempo, che deve diventare vocazione. Gesù ha raccontato oggi questa parabola per noi, per dirci che nella confusione se noi ci dedichiamo a prenderci cura degli altri, comprendiamo di essere capaci di amare. Gesù dice: “Io ti chiamo con la voce di un poveraccio che ha bisogno di te” e noi scopriamo  che siamo autorizzati ad avere stima di noi stessi. Perché Gesù mi chiama per nome e in mezzo alla precarietà di un mondo che cambia, sempre noi ci rendiamo conto che la dedicazione a prenderci cura degli altri non ci può impegnare finché abbiamo voglia, ma finché gli altri si aspettano qualcosa da me lì sulla strada. C'è Gesù che un giorno ti dirà: “Avevo fame e mi hai dato da mangiare, ero malato e sei venuto a trovarmi, avevo bisogno di un conforto e mi hai confortato”.

L'arcivescovo parla ai nostri animatori

Sostare con Te - Festa degli Oratori 2022

Se dovessero domandarmi: “Qual è il luogo della tua infanzia in cui vorresti tornare e stare per sempre?”. La risposta, senza esitazioni, sarebbe: “L’oratorio del mio paese”. L’oratorio è stato il luogo in cui, insieme a tanti amici, desideravo sostare per giocare, divertirmi e anche (perché no?) pregare. A questo luogo devo tutto della mia vita, mi ha donato la fede, è stato una palestra di umanità e mi ha regalato esperienze uniche che mi hanno trasformato in un cristiano migliore e consapevole. Quanto ho ricevuto e come me tanti altri, vorrei ora trasmetterlo, in particolar modo ai più piccoli e credo che il tema di quest’anno oratoriano possa aiutarci in questo. “Sostare con te” è la frase che riassume lo stile con cui vogliamo vivere l’oratorio, trasformandolo sempre più da semplice struttura a un ambiente in cui vive una comunità e i nostri ragazzi possano trovare sempre più gusto nel sostarci. Vogliamo che nei nostri oratori i ragazzi e le ragazze imparino, in modo particolare, a sostare con Gesù, nella preghiera, nel rapporto con gli altri all’interno di una comunità. Il nostro arcivescovo Mario ha a cuore che i nostri ambienti non siano semplici luoghi di aggregazione sociale, ma occasioni di trasmissione della fede. Vorrei invitarvi ora alla lettura di alcuni passaggi del messaggio per la festa di apertura degli oratori 2022 del nostro arcivescovo: Ci vorrebbe un posto. Per sostare ci vorrebbe un posto dove fermarsi e fermare anche il pensiero, la fantasia, l'inquietudine che ribolle dentro, l'impazienza, la tristezza che rende infelici. Ci vorrebbe un posto dove sedersi, mettersi in ginocchio, vedere che anche gli altri si fermano e si mettono in ginocchio. Ci vorrebbe un posto dove ci sia un po' di silenzio e niente da fare, per qualche minuto. Ci vorrebbe, che so, una cappellina, per esempio. Ci vorrebbe un tempo. Quante volte mi sono proposto di dire le preghiere ogni sera e ogni mattina! Non c'è mai tempo. C'è sempre altro che mi prende, mi mette fretta. Non potreste aiutarmi, voi, amici miei. Se c'è un'ora in cui ci diamo appuntamento, io non mancherò. Se voi mi chiamate, io risponderò. Se  nella programmazione ci mettiamo un tempo di preghiera, ce la faremo. Non è che non ho voglia di pregare. Non è che non ne sento il bisogno. È che proprio il tempo scappa via e non riesco a tenerlo in mano, come l'acqua. Ma se ci aiutiamo, ce la faremo... Ci vorrebbe un tempo, che so, un appuntamento. Ci vorrebbe un'emozione. Per favore aiutami: da solo non ce la faccio!Ti prego: stammi vicino, ho paura! Il mio amico, il mio amico è malato: mi si stringe il cuore e non so che cosa fare, che cosa dire. Guidami tu! Mio papà e mia mamma non fanno che litigare. Metti pace, per favore: non si accorgono di quanto mi fanno soffrire e arrabbiare? Non conto niente per nessuno, forse sono antipatico anche a quelli che mi interessano di più: per favore fammi incontrare qualcuno che mi voglia bene!Il pianeta è pieno di disastri, i potenti della terra rovinano tutto... E la povera gente? Sento compassione e mi viene da piangere a pensarci. Manda un po' di pace. Ma dove va a finire il mondo? Che sarà di me, se tutto continua così? Dammi un po' di luce!Sono proprio contento di come facciamo le cose: che bello!Alleluia! Ho fatto poco e mi hanno molto ringraziato: allora anch'io valgo qualche cosa! Grazie! Ci vorrebbe un libro per scrivere le emozioni, che so, un una preghiera di intercessione. Per iniziare a vivere questa esperienza di fede e di comunità siete tutti invitati domenica 25 settembre per la festa d’apertura degli oratori. Vi aspettiamo! Don Michele

Sostare con Te - Festa degli Oratori 2022

Vacanze comunitarie 2023: Passo del Gran San Bernardo

Al termine di queste due settimane di vacanze comunitarie con i ragazzi dei nostri oratori mi è tornato alla mente il titolo che il nostro arcivescovo ha scelto per una lettera pastorale di qualche anno fa: "La situazione è occasione".Come forse molti di voi sapranno, nell'organizzazione di queste vacanze abbiamo dovuto far fronte ad un serie di imprevisti e siamo stati obbligati a cambiare i nostri piani. Se inizialmente la nostra destinazione doveva essere una casa grande e spaziosa, ci siamo poi ritrovati accolti in una casa piccola e spartana. Se prima dovevamo alloggiare in un paese a 1.300 metri di altitudine, ci siamo poi ritrovati in un rifugio a 2.200 metri. All'inizio ci siamo sentiti spiazzati e disorientati, ma siamo riusciti a reagire consapevoli che la proposta educativa e di fede fosse più grande di ogni difficoltà organizzativa e gestionale. Abbiamo scelto di dare la parola agli educatori, giovani volontari, che hanno vissuto questa esperienza con i nostri ragazzi. Fin da subito sono rimasto colpito dalla serenità con cui i Preadolescenti hanno saputo accettare le complicazioni legate alla nostra nuova meta e questo ha dato la possibilità anche a noi Educatori di cambiare sguardo. I piccoli spazi disponibili ci hanno permesso una vita comunitaria più intensa; la distanza dalla città è stata occasione per apprezzare maggiormente la condivisione tra noi e per dare più valore agli incontri fortuiti durante le passeggiate, come quello con il proprietario di un negozietto al Passo Gran San Bernardo, che ci ha raccontato e mostrato la storia del passo stesso in tutti i suoi dettagli, dalla strada romana scavata nella roccia fino ai primi cani San Bernardo che hanno salvato le vite dei viaggiatori. L'entusiasmo dei ragazzi è stato sorprendente: non si sono fermati davanti a nessuna gita, hanno accolto ogni proposta di gioco e di riflessione e anche noi educatori ne siamo stati travolti, spinti a dare sempre di più. Dopo una settimana, ormai adattati a questo stile di vita, abbiamo dovuto fare i conti con vento, pioggia e grandine e anche i nostri Adolescenti ci hanno stupiti nel sapersi riadattare chiedendo a noi Educatori di reinventarci e uscire dai programmi. Il tempo che abbiamo dovuto vivere in casa è stata l'occasione per far cadere difese e insicurezze, con il crescere della fiducia crescevano anche dialoghi, domande e provocazioni. Le giornate di sole sono state accolte con gratitudine e ci hanno permesso di spingerci sempre più lontani con le nostre gite raggiungendo persino 2.700 metri di altitudine. Concludiamo questa esperienza con un ricordo grato verso tutti coloro che non si sono arresi, verso chi ha affrontato le difficoltà con serietà, ma sempre con il sorriso. Abbiamo dato tutti insieme una testimonianza di una comunità che si adopera per il bene dei più piccoli e questo è stato possibile per la situazione che si è creata. Non sapremo mai il motivo per cui ci siamo trovati in questo imprevisto. Don Michele

Vacanze comunitarie 2023: Passo del Gran San Bernardo

Oratorio Estivo 2023

Nel prossimo Oratorio estivo accompagneremo bambini e ragazzi a prendersi cura gli uni degli altri, da protagonisti, con un "Tu" che si mette in gioco, avendo come modello il Signore Gesù. Lui è il Buon Samaritano che si abbassa a fasciare le nostre ferite, si fa carico delle nostre sofferenze e dimostra il suo grande amore con sovrabbondanza. Ecco l'esempio che risponde alla domanda: "e chi è mio prossimo?". Di fronte a un modello così - al modello del dono per eccellenza - ciascuno si scoprirà di poter essere importante X l'altro, senza distinzioni... perché "mio prossimo" è chiunque incontro nel mio cammino, lo sono "Tutti"! TuXTutti! è quell'invito a farsi dono per gli altri secondo il comandamento dell'amore, giocato ed esercitato nelle calde giornate dell'Oratorio estivo, ma ancora di più nella cura che ciascuno imparerà a dare agli altri, nei gesti quotidiani della sua vita. I nostri oratori MaMi sono pronti anche quest’anno per una proposta completa e valida. Ci saranno diversi incontri e attività speciali che ci permetteranno di incontrare il nostro prossimo, sempre accompagnati dalla frenesia e creatività dei nostri animatori e dalla professionalità dei nostri educatori, coordinati dalle cooperative Pepita e Intrecci. Tutto questo è possibile grazie alla raccolta fondi Insieme Ingioco che ci permette di ampliare la proposta e di renderla sempre più avvincente e capace di toccare le necessità del tempo presente! L'Oratorio estivo 2023 desidera investire anche quest’anno sull'inclusione di ragazzi con disabilità: grazie anche al sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto ci saranno figure professionali che lavoreranno fianco a fianco dei bambini e ragazzi con bisogni speciali.E, infine, accoglieremo i ragazzi che vivono in famiglie con fragilità economiche, secondo le indicazioni e le attenzioni che il Comune di Varese e la nostra Caritas ci daranno.  

Oratorio Estivo 2023

Oratorio Estivo 2k22: un viaggio nelle emozioni

Carissimi lettori, in questi giorni si stanno per concludere gli oratori estivi della nostra comunità pastorale MAMI; per l’occasione noi della redazione abbiamo deciso di dedicare questo articolo proprio all’oratorio estivo 2022, che come suggerisce il nome “Batticuore” è stato un vero e proprio viaggio nelle emozioni, che ha visti coinvolti grandi e piccini. Durante questa settimana abbiamo chiesto a bambini e ragazzi che hanno frequentato l’oratorio nelle diverse parrocchie un commento sulla esperienza appena vissuta, vista da molti di loro come divertente, unica e indimenticabile. Molti degli intervistati hanno descritto l’oratorio estivo come un meraviglioso luogo dove poter giocare con i propri amici, ma sopratutto dove poter fare nuove conoscenze e stringere nuovi legami, che possono talvolta letteralmente stravolgere la tua vita. Oltre al divertimento quest’anno, sopratutto con le medie, sono stati proposti diversi momenti di riflessione (spesso legati al Vangelo), che hanno dato ai ragazzi l’opportunità di confrontarsi su temi di attualità e non solo, potendo trarne significati più che profondi. Inoltre hanno ricevuto molto successo le attività svolte con Kabum (per le medie) e con i vigili del fuoco (per le elementari). Concludiamo l’articolo dicendo che durante quest’oratorio estivo, grazie al ritorno di gite e attività simili presenti prima del covid, bambini e ragazzi hanno potuto riassaporare la tanto amata normalità, che per oltre due anni è stata a loro sottratta.     Redazione Avigno News I ragazzi delle medie di Avigno intervistano don Matteo 1. Come è stato organizzare l'oratorio estivo? (Il primo dopo il covid) E' stata una esperienza complessa, ma allo stesso tempo di insieme. Sì perché il don da solo non può pensare di organizzare e pensare a tutto. Per questo sono grato che questa esperienza è una esperienza costruita insieme a Stefania, Elisabetta e Sara e poi con Andrea che si è aggiunto più avanti e gli educatori che seguono l'attenzione ai ragazzi fragili e con disabilità. Un lavoro di squadra, che è stato anche un lavoro di squadra con tanti adulti che erano sfiduciati dopo due anni di oratorio estivo "originale" a riprendere vecchie e belle abitudini... ma devo dire che alla fine la spontaneità di nuove figure e la generosità di molti ha prevalso! 2. Com'è il pensiero di andare in una nuova comunità? È un pensiero che custodisco dal 13 novembre scorso, quando il Vicario Episcopale Mons. Vegezzi mi ha comunicato l'idea che in questa realtà ci poteva stare un prete appena ordinato (oggi sappiamo che è don Michele) e che quindi io dovevo partire verso una realtà nuova e complessa. E quindi potete immaginare cosa frullava in ogni esperienza che ho vissuto con voi quest'anno "è l'ultima volta che...". Però devo dire che nonostante le lacrime che ho versato (e che verserò) per il distacco umano con tutti voi, sono sereno per la nuova avventura che mi aspetta. Negli incontri che ho vissuto ad Appiano Gentile ho trovato delle comunità diverse dalle nostre, ma molto desiderose di vivere una nuova avventura. Quindi in sintesi lacrime, nostalgia, ma anche fiducia per quello che accadrà ai nostri cammini! 3. Pensando al suo percorso nei nostri oratori, si ritiene soddisfatto del suo viaggio in questa comunità? Perché? Sono contento di questi anni vissuti con voi (e spero che, anche se alcune volte ho sbagliato nei modi e nei toni, lo siate anche voi). Perché li ho vissuti sempre con fiducia in quello che andavamo a vivere e a proporre, con la vostra grinta e la fiducia dei vostri genitori. Penso a come abbiamo reagito alla pandemia, a come abbiamo vissuto tante esperienze insieme, ai doposcuola che con la mensa hanno aiutato gli oratori centrali della comunità a ripartire. La MaMI ha tante potenzialità e penso che un po' tutti da voi ragazzi, ai giovani e alle famiglie dobbiamo più crederci. Perché il don può avere tante idee, ma siete voi la comunità, che deve cogliere cosa lo Spirito ci suggerisce per essere veramente discepoli carichi della gioia di Gesù. La gioia non vi manca, assolutamente, ma dobbiamo sapere prendere sempre strade nuove! Questo ho imparato personalmente rileggendo con voi il mio cammino e spero che diventi uno sprone per voi e per il vostro cammino con don Michele! 4. Focalizzando l'attenzione su questo oratorio estivo, si vede soddisfatto dell'organizzazione? Perché? Questo oratorio estivo è andato bene su alcune cose non scontate e banali. Penso al fatto che nel mio girare gli oratori abbiamo cercato con gli educatori di avviare percorsi di crescita per tutti, ma soprattutto per quelli che dimostravano fragilità personali. E dentro questo penso alla creatività che gli educatori hanno messo nel pensare con gli animatori le animazioni e le varie uscite. Siamo però ancora in una fase di costruzione, e quindi se penso al futuro sarà importante coordinare bene insieme la regia delle sedi e avviare da settembre una formazione più solida per gli animatori e anche per il vostro modo di stare insieme che passa dallo stare insieme sempre nel quotidiano! 5. Quali sono le difficoltà maggiori che ha incontrato organizzando l'oratorio estivo di questo anno? Penso da una parte alla difficoltà personale di gestire e vivere il passaggio con don Michele che non è stato scontato, ma che è stato e si sta rivelando un momento bello e fraterno di stima reciproca. Dall'altra il riattivare un tessuto di relazioni tra adulti e adolescenti in un tempo pieno di ferite. E sulle ferite personali vostre e degli animatori c'è da lavorare, condannando certamente azioni sbagliate, ma mai giudicando la persona, perché se vivete delle ferite è perché ci sono delle cause e quindi... le cause devono imparare a riconoscere i propri errori e saper ripartire, non parlare inutilmente! 6. Credi che i ragazzi delle medie si possano divertire solo con l'organizzazione di giochi da parte degli animatori o pensa che possano divertirsi anche giocando in autonomia? Io penso che voi delle medie dovete riattivare una sana curiosità! Avere il cellulare in mano è vero vuol dire avere in mano un piccolo potere, ma poi... che potere è se non dice chi sono io! Ecco a cosa serve il gioco organizzato: serve a creare uno spirito di squadra che mi apre gli occhi, che fa sì che i miei occhi non guardino solamente a chi voglio io, ma a tutti, anche il ragazzo che giudico sempre, perché forse sarà il legame con quel ragazzo lì che ti porterà a riconoscere una qualità in più di te e perché no, anche di lui! 7. Qual è il suo augurio per questa comunità? Che impari a essere non una comunità che si ripiega sul lamento e sulla nostalgia, ma una comunità capace di crescere tutti insieme, giovani e adulti; una comunità dove i giovani abbiano più creatività ed escano da quel pensiero "ci penserà qualcun'altro", ma che siano più protagonisti, anche nello stare con voi e in mezzo a voi! 8. Come descriverebbe il suo percorso in questa comunità in poche parole? Una salita in montagna dove si vede alla fine un bel panorama e nuovi sentieri 9. Come descriverebbe l'oratorio estivo 2022 in poche parole? Ovvio... BATTICUORE! Una grande scoperta di emozioni! 10. Quale messaggio vuole lasciare a noi ragazzi? È quello che vi ho lasciato il primo giorno che ci siamo visti: Gesù. È con Gesù che si può andare dovunque e si può superare qualsiasi difficoltà. Gesù sembra lontano dalla nostra vita, eppure voi ne siete una grande testimonianza con la vostra gioia e le vostre domande. Avete una bellissima fede: affidatevi a coloro che Gesù vi ha messo accanto come preti, suore, animatori ed educatori, affidatevi! 11. Qual è il progetto / attività proposta durante questo oratorio estivo di cui va più fiero? Per quale motivo? Avere accolto tutti all'oratorio estivo, senza più dare limitazioni e in questa accoglienza aver avviato un progetto per 10 ragazzi con disabilità, accogliendo così in oratorio questi ragazzi e aiutandoli a vivere una inclusione piena con voi: perché tutti in oratorio con la loro storia si devono sentire a casa! Intervista a Don Michele Quando e come è nata la tua vocazione? E’ nata verso la fine delle superiori, vivendo nel mio oratorio. Inoltre ho preso questa decisione sopratutto grazie agli educatori, al don e ai miei amici che mi hanno dato belle testimonianze. Cosa ti aspetti da questo percorso? Spero di fare con voi il bravo prete, mi auguro di accompagnarvi nel vostro percorso e di farvi crescere nella fede e come persone. Quali messaggi vuoi portare ai giovani d’oggi? Vorrei dire loro che anche se spesso non se ne accorgono è sempre presente qualcuno che li ama. Qual è il tuo giudizio sulla fede dei ragazzi del giorno d’oggi? Sicuramente è una fede che sta cambiando, che è diversa, che a volte non rispetta gli standard del passato, ma è presente, bisogna solo farla crescere e maturare. Come ti sembriamo? Mi sembrate vivaci, accoglienti e dei ragazzi davvero bravi di cuore.  

Oratorio Estivo 2k22: un viaggio nelle emozioni

Oratorio estivo 2023

Anche quest’anno l’oratorio estivo della MaMI si è concluso. Dopo sei settimane segnate da gioco, preghiera, balli, canti e tantissima gioia è arrivato il momento di rileggere questa sostanziosa esperienza. L’oratorio estivo è sicuramente una delle iniziative più corpose che le nostre comunità mettono in atto sia a livello organizzativo che educativo. Qualcuno si domanderà se ne vale la pena. Tanta fatica, tanta pazienza, tante magagne... e alla fine cosa raccogliamo? Mi sento di dire che per quella che è stata l’esperienza di quest’anno la fatica si è retta, la pazienza giustificata e le magagne superate. Ho trovato almeno tre motivi che mi danno grande speranza nei confronti dell’oratorio estivo. Il primo motivo riguarda gli animatori. Un centinaio di adolescenti che hanno deciso per la propria estate di mettersi a servizio dei più piccoli. Vorrei sottolineare questa disponibilità perché ho l’impressione che, nel mondo in cui tutto ha un prezzo, la gratuità sia sempre meno scontata.  Questi ragazzi si sono messi in gioco e nel corso delle settimane si sono appassionati e hanno appassionato, contribuendo a creare un ambiente sano in cui i bambini si sono sentiti a casa. A questi ragazzi va la gratitudine e l’ammirazione di tutta la comunità! Vorrei ricordare anche tutti i volontari che si sono resi disponibili per permettere al meglio l’organizzazione dell’oratorio. Tutte queste persone sono la prova della cura che la comunità cristiana adulta ha verso l’educazione dei più piccoli. Ognuno ha dato quello che poteva e umilmente si è reso disponibile in quello che c’era da fare. Dalla segreteria alla cucina, dalle pulizie al servizio al bar tutto è stato fatto con entusiasmo e passione per i nostri ragazzi. A tutti i volontari va la gratitudine e l’ammirazione della comunità!  Vorrei parlare anche dei bambini. Tutto quello che abbiamo fatto è stato rivolto a loro, perché sono il nostro futuro. Noi crediamo fermamente che un’esperienza di gruppo vissuta dentro un’educazione umana e di fede possa garantire questo futuro. I nostri ragazzi hanno bisogno di una comunità, hanno bisogno di testimoni adulti del Vangelo, hanno bisogno di tante persone che li indirizzino per la giusta via e l’oratorio estivo sembrerebbe essere la giusta soluzione per vivere tutto questo. Vorrei ringraziare infine Suor Gioia, Stefania, Altin, Gaia che hanno fatto da responsabili dei nostri oratori e si sono dedicati nel coordinamento e nella formazione educativa, il loro contributo è stato indispensabile per la perfetta riuscita delle nostre attività. Grazie per tutto, ci rivediamo la prossima estate! Don Michele

Oratorio estivo 2023

Settimana dell'Educazione

Vorrei proporre agli educatori di aggiungere una nuova materia all’insegnamento: la fraternità. L'educazione è un atto d'amore che illumina il cammino, perché possiamo recuperare il senso della fraternità, per non ignorare i più vulnerabili. L'educatore è un testimone che non dona le sue conoscenze intellettuali, ma le sue convinzioni, il suo impegno vissuto. Una persona che sa gestire bene i tre linguaggi: quello della testa, quello del cuore e quello delle mani, armonizzati. E che sa farlo con la gioia di comunicare. E saranno ascoltati molto più attentamente e saranno creatori di comunità. Perché? Perché stanno seminando questa testimonianza. Preghiamo perché gli educatori siano testimoni credibili, insegnando la fraternità anziché la competizione e aiutando in particolare i giovani più vulnerabili.(Video-messaggio del Santo Padre con l’intenzione di preghiera per il mese di gennaio diffusa attraverso la Rete Mondiale di Preghiera del Papa) Il contesto della settimana dell’educazione ci permette di sostare su questo grave e fondamentale tema con il quale ogni uomo e ancora di più ogni cristiano è chiamato a confrontarsi. Uno dei problemi e delle difficoltà che oggi incontra il mondo dell’educazione è, dal mio punto di vista, la mancanza di una prospettiva, di una strada da seguire, una certa confusione generata da tanti stimoli diversi che a tratti arrivano a contraddirsi. Mi ha colpito questa semplice, ma puntuale riflessione di papa Francesco in riferimento agli educatori: la strada che l’educazione deve perseguire è la fraternità. La chiesa, in questo tempo non facile, è chiamata a far sentire la sua voce e a mostrare ancora una volta la bellezza, la verità e l’efficacia dell’educazione alla fraternità evangelica. Certo questo tipo di educazione non prevede professionisti o esperti di settore, non si occupa di analizzare le problematiche dei giovani di oggi o le conseguenze psicologiche del Covid-19 nei bambini, non è il compito della Chiesa e sarebbe disonesto e audace arrogarsi anche questa responsabilità. Questo particolare tipo di educazione la impariamo non dai libri, ma da una prossimità con Dio e con gli altri, ed è sempre stando in questo stile di prossimità che riusciamo a comunicarla a chi ci sta accanto. Il desiderio per il futuro è che le nostre comunità e in particolare i nostri oratori siano luoghi in cui si educhi alla fraternità, in cui chi li abita abbia questo desiderio di comunicare la vita bella che nasce dal Vangelo, dove la misericordia, la carità, la gratitudine e il perdono sono elementi essenziali, ma non scontati per la crescita delle nuove generazioni. Don Michele

Settimana dell'Educazione

Turno “0”: la bellezza di cambiare e sentirsi nuovi

Quando si parla di “Turno 0” la prima immagine che balza alla mente è quella di “missione impossibile”. Staccare per 4 giorni ragazzini di 2a - 4a elementare dai propri genitori... missione impossibile! Eppure anche quest’anno si è provato a regalare un’esperienza capace di far crescere tutti: i bambini in prima battuta, gli animatori che si sono prestati per l’animazione e anche il gruppo di adulti che si sono gettati nella fantastica avventura di costruire l’esperienza. Quest’anno eravamo ospiti all’Alpe Paglio a Casargo in Valsassina, in un rifugio situato a 1450 m d’altezza. Come ogni anno abbiamo scelto un racconto che facesse da filo conduttore per veicolare i contenuti di valore che desideravamo trasmettere. La scelta quest’anno è caduta sulla storia di Pinocchio, per aiutare i ragazzi a cogliere che ciò che fa crescere non è semplicemente “quello che piace a me”, ma il fidarsi di chi ha a cuore la nostra crescita e il nostro bene. Così, attraverso parole come “sogno e conoscenza di sé”, “fatica e impegno”, “speranza e amicizia”, abbiamo provato a condurre i nostri ragazzi, e anche un po’ noi stessi, ad operare un bellissimo cambiamento. Il tutto attraverso gite panoramiche sulle montagne che ci hanno accolto, serate di canti, messe animate, condivisione del cibo, servizi vari per il buon andamento della vita comune, tanto gioco insieme e ... anche un po’ di preghiera a “condire” tutto il resto. Il valore aggiunto è stato anche quello di una sintonia particolare tra noi adulti, prima nella condivisione di valori da comunicare, poi nella spartizione dei carichi di lavoro e nella fatica condivisa di servizio ai nostri piccoli. Infine, poi anche nella soddisfazione comune di averli visti anche un pochettino maturare, cambiare e diventare un po’ più grandi. Ci auguriamo che anche i genitori poi a casa si siano accorti di questo cambiamento. La sinergia tra famiglie, don Giampietro e animatori, ha saputo creare qualcosa di significativamente profondo anche come ricchezza personale. Al riguardo è significativa questa testimonianza di Lucia, una delle animatrici al seguito: «Stare con i bambini non è mai facile e spesso risulta stancante e impegnativo; nonostante ciò, alla fine, si è sfiniti ma felici, soddisfatti del proprio lavoro. Il loro sorriso contagioso non ha prezzo, vederli correrti incontro la mattina, abbracciarti all'uscita e salutarti con la mano mentre l'altra è già in quella della mamma o del papà scalda il cuore. Il Turno 0 è stata un'esperienza capace di riconfermare ciò. Essere animatore, negli ambiti dove normalmente ci sono i genitori, è un'esperienza che responsabilizza ma allo stesso tempo divertente perché si vivono dei momenti di quotidianità con i bambini, che spesso sono un po’ impacciati. In conclusione, è un’esperienza che noi animatori del Turno zero ci sentiamo fortemente di consigliare ai ragazzi che verranno dopo di noi». Che dire? ... ci riproponiamo già per il prossimo anno ... genitori, iniziate già a bloccare le date per i vostri figli! Gli educatori del Turno 0

Turno “0”: la bellezza di cambiare e sentirsi nuovi